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Addio a Renata Vallorani, Poggio di Bretta in lutto

ASCOLI - Era emigrata negli Stati Uniti poco più che bambina con i genitori e il fratello, ma nella sua terra aveva lasciato il cuore. Con il marito italo-americano Nicola, in Florida aveva lavorato duramente, e trovato benessere economico, nel settore della ristorazione. Nella sua villa di Fort Lauderdale, sempre piena di tanti amici, hanno sempre trovato squisita accoglienza anche tutti i compaesani in vacanza negli States
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Renata Vallorani

 

di Walter Luzi

 

Renata Vallorani non ce l’ha fatta. Si è spenta a sessantaquattro anni in un ospedale di Fort Lauderdale in Florida, dove era emigrata con la sua famiglia nel 1969. La morte cerebrale era già stata diagnosticata, a seguito di gravi problemi cardiaci, già dieci giorni fa. Ieri, 6 agosto, il tragico, inevitabile, epilogo. Che non ha colto impreparati, ma che ha lasciato, comunque, sgomenti tutti i tanti amici di Ascoli, e della frazione di Poggio di Bretta in particolare.

 

Perché Renata non era certo una persona qualunque. Perché era riuscita, pur vivendo quasi tutta la sua vita lontanissimo dall’Italia, a trovare le maniere di essere, sempre e comunque, presente nella sua comunità di origine. Perché nessuno avrebbe mai potuto dimenticare la sua generosità nel darsi agli altri, la gioia nel condividere tutto con le persone che non hai mai smesso di amare. Perché stanno tutte dentro il tuo cuore, anche se abitano a ottomilaquattrocento chilometri di distanza.

 

 

Renata Vallorani con la mamma, la figlia e la nipotina

LA NUOVA VITA IN FLORIDA – Ha dodici anni Renata quando lascia il suo paese, Poggio di Bretta, nel 1969. Parte con il papà Umberto, che si ricongiunge con sua sorella Gina, già emigrata in Florida anni prima, la mamma Caterina Luzi, Titina per tutti, e il fratello Giuliano. E’ poco più di una bambina, ma sa già che non reciderà mai il legame con la sua terra.

E con i suoi affetti più cari. A cominciare da Rita, la sua compagna di banco alle scuole elementari. Che fa spendere alla sua famiglia un patrimonio in telefonate intercontinentali prima di ripiegare sulla più economica posta ordinaria per tenere i contatti. L’indirizzo americano per Rita è troppo difficile da scrivere sulle buste, e così Renata gli manda degli adesivi solo da ricopiare, così è più facile.

Le bambine si scrivono lunghe lettere in cui si racconteranno le proprie vite parallele separate solo da un grande oceano. Renata si innamora, e sposa, un italoamericano newyorkese di origini siculo-tunisine, Nicola Nik Nasca. Le loro vite si intrecceranno per sempre e trascorreranno in gran parte, fin dal 1978, fra le mura del loro italian restaurant-pizzeria di Fort Lauderdale. Il Jacaranda, in Broward Boulevard Plantation. Avranno due figli. Josephine, nel 1981, che oggi fa il medico, e poi Calogero “Carlo”, laureato anche lui, in Informatica, ma che, all’occorrenza, come ad esempio durante l’emergenza pandemica, hanno sempre dato una mano ai genitori nell’attività di famiglia.

 

Renata Vallorani con il marito e due dei suoi 7 nipoti

LA CASA DI RENATA APERTA A TUTTI – Il duro lavoro ripaga i sacrifici quotidiani di Nik e Renata. Il loro posto al sole lo trovano presto sotto quello della Florida, che splende per dodici mesi all’anno. Tirano su insieme una bella casa, come quelle che si vedono in tv, grande, con il giardino ben curato e la piscina. Ma Renata vola in Italia quasi tutti gli anni. La valigia piena di regali per tutti. E di amore per la sua terra e la sua gente.

«Quando vieni a trovarmi in America?», è sempre la stessa la domanda per ogni compaesano che incontra. E così la sua villa di Fort Lauderdale diventa una specie di lussuoso ostello permanente, aperto e disponibile a costo zero tutto l’anno. Per i suoi amici ascolani, ma anche per i loro figli, i loro nipoti, o anche semplici conoscenti, amici degli amici. Ai più intimi organizza, accompagnandoli con piacere, crociere nel mar dei Caraibi ed escursioni verso le mete statunitensi più gettonate. Senza limiti. Senza risparmio. Come suo solito. Renata ha una marcia, forse anche due, in più. Furia l’avevano soprannominata le amiche di Poggio di Bretta, pur gioiose macchine da guerra, in cucina e in famiglia, anche loro.

 

I RITORNI A CASA – In Italia, nella sua Poggio di Bretta, tornava, come detto, quasi tutti gli anni. L’ultima volta lo scorso ottobre. Un carnet sempre fittissimo di inviti da parte degli amici di sempre, il suo. La sua presenza sempre contesa durante la permanenza. Per pranzo o per cena è uguale, ma anche per gite, sagre, feste, ritrovi. Per stare insieme. Comunque. Perché era quello l’unico, gioioso, comune, fine. Darsi gli uni agli altri. Condividere tutto. Lei prediligeva le tavole delle cuoche migliori del paese, che poi erano anche, sarà un caso, le sue migliori amiche. Rita di Dino e Caterina di Pagghia, fra le tante altre.

Si trovavano spesso a casa di Emidio e Titina Corsini, perché amava immensamente la buona cucina delle nostre zone. I sapori e i profumi che gli ricordavano gli anni belli e ormai lontani della sua infanzia.

Le ricette che si annotava per farle conoscere anche oltre Oceano, dove, con sacrificio, ma anche con orgoglio, si era sudata il suo posto al sole. Conquistandosi, giorno dopo giorno, come a lei più di chiunque altro veniva spontaneo fare, la stima e l’affetto di tutti. Mettendoci amore, è essenziale, nel proprio lavoro. Anche in quello. Con i suoi modi, con il suo calore umano, con il suo cuore troppo grande che, alla fine, l’ha tradita. Qualche chilo di troppo. Una salute troppo, e troppo a lungo, forse, trascurata. «Che ci vado a fare dal medico? – soleva dire – io sto bene, ed ho tante cose da fare».

Perché le necessità degli altri, per lei, sono stati sempre al primo posto. La famiglia, i figli, i nipoti soprattutto, prima che, ovviamente, il lavoro. Nipoti cresciuti tutti sotto la sua grande ala protettrice. Con l’amore smisurato di cui può essere capace solo una nonna speciale come Renata. Sette sono i suoi nipoti. Jason, Alessia, Cristian, Alexander, Nicolas, Sofia, Luca. Si porteranno dentro di loro, per sempre, i geni del Bel Paese lontano, e il ricordo indelebile di nonna Renata. Che, ai loro occhi, appariva un po’ come una di quei super eroi che si vedono alla tv. Buona. E sempre presente quando ce n’è bisogno. Per i suoi amici anche a distanza.

Durante la prima, inquietante, emergenza Covid, quando Rita e Dino, sono costretti all’isolamento in casa, si preoccupa di far recapitare, a loro insaputa, dal cugino Nicolino, chef del ristorante Morrice, una quantità industriale di cibi pronti. Incorreggibile Renata. Lei c’è sempre. Comunque.

 

IL CORDOGLIO DI FORT LAUDERDALE – Il fratello Giuliano, ristoratore anche lui con un‘altra attività, appena arrivato in Italia per una vacanza, raggiunto dalla notizia del malore della sorella, era subito ripartito per gli States. Ieri, come detto, la fine di ogni speranza. Mezza Miami ha reso omaggio a Renata nella camera ardente allestita in ospedale. Tanta gente è andata a salutarla per l’ultima volta, perché lei era molto conosciuta ed amata nella sua città. Perché a una come lei era impossibile non voler bene. Perché l’ospitalità, per lei, non era solo business, e l’umanità, debordante, non certo un optional.

Agli americani aveva fatto conoscere i piatti della cucina italiana e, soprattutto, le specialità caratteristiche ascolane. La qualità, che non era solo quella, sana e genuina, del cibo, ma anche, soprattutto, quella, più profonda e autentica, dell’anima italiana. Non solo come clienti del suo ristorante dove li accoglieva sempre con il consueto, naturale sorriso, ma, spesso, invitandoli come graditi ospiti, a turno, anche a casa sua. Senza risparmiarsi. Mai. Con una generosità e una gioia nel dare agli altri straordinarie. Era fatta così Renata.

Renata Vallorani con la famiglia, in una vecchia foto. Lei è la bambina con l’abitino bianco

 

Renata Vallorani, il marito Nik ed i loro 7 nipoti


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