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Il paradosso del caro carburanti, la proroga agli sconti preoccupa le imprese
Galanti (Prima Tras): «Settore in ginocchio»

AUTOTRASPORTI - La riduzione alla fonte di 25 centesimi al litro di accise sull’acquisto di benzina, gasolio e Gpl sarà garantita fino al 20 settembre. Il coordinatore di Prima Tras e segretario generale di PmiA Unilavoro pone l’accento sulla speculazione e sulla revoca imposta dal Parlamento alla consueta possibilità di recuperare le accise per gli addetti ai lavori. «Danni ingenti che superano abbondantemente i benefici del credito d’imposta del 28% disponibile da fine settembre». In programma anche azioni legali per tutelare gli imprenditori
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di Federico Ameli

 

Con l’ombra del caro carburanti a incombere ormai da qualche mese su imprese e famiglie italiane, il mondo dell’autotrasporto alza la voce per tutelare un settore chiave dell’economia nazionale alle prese con una crisi senza precedenti.

 

In particolare, a turbare gli addetti ai lavori del trasporto su gomma sono le ultime novità relative alla riduzione alla fonte di 25 centesimi al litro di accise sull’acquisto di benzina, gasolio e Gpl e i contestuali azzeramento dell’accisa e riduzione delle aliquote Iva al 5% sul Gpl usato come carburante, una misura valida inizialmente fino a domenica 21 agosto ma che il Governo ha deciso di prorogare al prossimo 20 settembre.

 

Roberto Galanti

Gli automobilisti avranno avuto modo di apprezzare gli effetti positivi dello sconto sulle proprie tasche, ma paradossalmente a pagare un conto decisamente salato sono le imprese dell’autotrasporto, già messe a dura prova dalla crisi energetica e che ora, con un’ulteriore proroga sul tavolo, vedono allontanarsi sempre di più la possibilità di recuperare le accise degli ultimi mesi, un danno ingente a cui gli incentivi e le nuove misure di sostegno varate dalle istituzioni non sembrano ad oggi in grado di porre rimedio.

 

«Così come avvenuto con i provvedimenti precedenti – spiega Roberto Galanti, coordinatore di Prima Tras e segretario generale di PmiA Unilavorofino al 20 settembre non sarà consentito l’ordinario recupero delle accise sotto forma di credito d’imposta per i veicoli per trasporto di merci di peso superiore a 7,5 tonnellate e di categoria ecologica Euro 5 e superiori.

 

Per via di una decisione imposta dal Parlamento, infatti, di fatto le imprese non hanno più la possibilità di recuperare trimestralmente una parte delle accise sul carburante che, in Italia, viene riconosciuto per i veicoli motorizzati euro 5 ed euro 6 ai veicoli con massa a terra oltre i 75 quintali.

 

Ormai gli imprenditori si trovano nella tragica circostanza finanziaria di non poter recuperare le accise – parliamo di 21,4 centesimi al litro – per oltre 6 mesi, superando abbondantemente il beneficio del credito d’imposta del 28% che peraltro sarà disponibile verso la fine di settembre.

 

Il paradosso è che da un lato i committenti, facendo riferimento al credito di imposta del 28%, stanno già chiedendo riduzioni tariffarie, sebbene le imprese di autotrasporto debbano ancora presentare domanda senza conoscere i tempi tecnici della compensazione, e dall’altro da settembre l’autotrasporto – salvo la reintroduzione del rimborso accise trimestrale – tornerà a pagare il gasolio a prezzo pieno».

 

Alla base del problema, secondo Galanti, ci sarebbe anche una forte tendenza speculativa che finisce inevitabilmente per penalizzare tutta la filiera legata all’autotrasporto, coinvolgendo di conseguenza anche gli altri settori economici.

 

«Utilizzando nella stragrande maggioranza il gasolio fornito dalle compagnie petrolifere in extrarete – prosegue Galanti –  e cioè mediante consegna nei depositi dei piazzali, le imprese di autotrasporto hanno denunciato che i valori della speculazione sono andati ben oltre le possibili attenuazioni dei costi alla pompa portando con sé, di conseguenza, solo svantaggi economici.

 

Secondo Prima Tras, dunque, le imprese hanno avuto un doppio svantaggio, mentre l’unica misura disponibile per attenuare questo svantaggio, consistente nell’utilizzo di un fondo di circa 497 milioni di euro, è fermo al palo burocratico da oltre 4 mesi».

 

Motivazioni e problematiche che già qualche settimana fa avevano convinto le principali sigle sindacali del settore a scendere in campo per manifestare in nome dei diritti di imprese e lavoratori nell’ambito di una protesta annunciata e poi tempestivamente annullata per cause di forza maggiore.

 

«Questo contesto di grande difficoltà che aveva dato origine, su iniziativa di Prima Tras, a un’azione estrema di protesta con il fermo dei servizi dal 18 al 22 luglio, poi rientrata per la crisi di un Governo che nei confronti dell’autotrasporto ha prodotto risultati tutt’altro che esaltanti – afferma Galanti -.

 

Tuttavia, se la protesta del fermo è stata bloccata, Prima Tras non si è data per vinta e ha avviato un’iniziativa di carattere legale basata sulle perplessità legate alla sospensione da parte del legislatore del recupero delle accise da parte delle imprese di autotrasporto, una circostanza su cui, stando al parere di un nostro legale, aleggia più di un dubbio.

 

Mentre leggo le preoccupazioni di Federfarma sul rischio che le medicine, data la crisi del trasporto, possano rimanere a terra e assisto all’attesa con il naso all’insù della categoria dell’autotrasporto, nella speranza che arrivino le provvidenze promesse e sottoscritte, la situazione si manifesta sempre più nella sua immensa gravità.

 

Il rischio delle medicine a terra si aggiunge a quello di altre merci – generi alimentari, ad esempio, ma non solo – che potrebbero trovarsi nella stessa condizione.

 

A tal proposito, una delle associazioni aderenti a Prima Tras  ha notificato una diffida al Governo nella quale si chiede il ripristino del caro estinto sistema recupero delle accise “venute a mancare”, che aiutavano l’autotrasporto a sopravvivere».

 

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