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Le storie di Walter: Sergio Torquati, una vita un passo avanti

ASCOLI - Personaggio istrionico, amato e odiato, ha trasformato la pratica sportiva in un mezzo di benessere spirituale prima che fisico. Oltre il business. Innovatore instancabile, ha sempre saputo anticipare le tendenze e prevedere le mode. La passione per i viaggi esotici, fonti inesauribili di ispirazioni. E l’amore per la bellezza in ogni sua forma
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Sergio Torquati ai party dei vippai brasiliani

 

di Walter Luzi

 

Sergio Torquati può piacere o non piacere. Ma, di certo, non è uno “normale”. Una vita intera, la sua, passata nel mondo dello sport e del fitness, spaziando attraverso una miriade di discipline. Soprattutto quelle destinate a diventare di moda. Che lui non cavalca come tutti gli altri, ma anticipa. La sua straordinarietà è stata, appunto, sempre nel fiutare per primo, con largo anticipo, le nuove tendenze, nel non accontentarsi mai del collaudato sicuro. Del business fine a sè stesso. Nel cercare continuamente, in ogni angolo del mondo dove ha molto viaggiato, ispirazioni, nuovi orizzonti, nuove frontiere, come nessun’altro nel suo settore. Investendoci, e rischiando, in proprio. A settantasei anni, con qualche problema fisico che non ne fiacca minimamente lo spirito di eterno ragazzino, il professor Torquati non molla. E’ sempre lui. Vulcanico e visionario. Trascinatore ed entusiasta. Socializzatore impareggiabile. Commediante quanto basta. Affabulatore ed ammaliatore. Sempre pronto per una nuova avventura. Una nuova scommessa. Una nuova conquista.

 

L’INFANZIA A BAIRES

 

Classe 1946, Sergio Torquati vive in Argentina gli anni della sua infanzia. Il padre, emigrato, fa il sarto a Buenos Aires. Insieme alla sorella maggiore Katy frequenta le scuole elementari al Colegio Acassuso del quartiere Martinez. Il suo compagno di banco si chiama Jorge Alberto. Lo ritroverà, casualmente, quarantotto anni dopo, come succede solo nei film, durante uno dei suoi tanti viaggi in America Latina. La buona conoscenza della lingua spagnola gli faciliterà, anni dopo, l’apprendimento del portoghese. Al rientro in Italia, nel 1960, in un solo anno recupera tutto il triennio delle scuole medie. Enfant prodige.

 

IL PALLAVOLISTA

 

Studia da perito chimico all’Istituto Tecnico Industriale di Ascoli. Il suo prof di educazione fisica, Arnaldo Terenzi, gli fa scoprire la pallavolo. «Iniziammo alla vecchia palestra dello “Squarcia” -racconta Torquati- e poi alla palestra dell’ex G.I.L., dove oggi c’è il cinema, con il gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco insieme a Ezio Angelini, Merlonghi, Ferranti, Sbrolla, Ojetti, Capponi e i fratelli Pellei. Sono i primi anni Settanta. Giocavamo in serie B, che all’epoca aveva solo due gironi e ci toccavamo trasferte fino Bari o a Trieste. Ero alzatore ma credo di aver inventato io già allora il moderno ruolo di libero, perché correvo a recuperare tutte le palle. Passai quindi a giocare prima a Teramo e poi a Pescara in serie B con la Tintorelli. Dal nome del presidente, che andava in giro con la Ferrari. Mi davano 50.000 lire a partita che, all’epoca, erano tanti soldi. Il giorno del derby contro il Chieti mille spettatori pagarono 500 lire a testa per venirci a vedere. Una cosa mai vista prima, perché il volley, in quei tempi, non se lo filava nessuno. Infilammo tre campionati vinti consecutivamente. Andammo in A2. Al trofeo Saquella venni proclamato miglior giocatore anche se c’erano in campo diversi nazionali». Durante il servizio militare gioca anche a Roma con la Csen. Nel volley infila venti stagioni agonistiche consecutive con diverse maglie, prima di chiudere la carriera pallavolistica nell’A.P.A. di Ascoli. Nel frattempo si laurea in tempo utile, pur senza brillare particolarmente negli studi, all’Isef  de L’Aquila.

 

IL PROF DI EDUCAZIONE FISICA

 

Il 1973 è il suo primo anno di insegnamento alla scuola media “Gabrielli” di San Benedetto, che non dispone della palestra. Torquati mobilita allora tutti i genitori per tirare su un campetto di pallamano nel cortile. Un falegname provvede alle porte, un pescatore fornisce la rete e il campo per i ragazzi è fatto. La vocazione organizzativa che è in lui si manifesta. Poi passerà al Istituto d’Arte, oggi Liceo, “Licini” di Ascoli, quindi al Liceo Scientifico “Orsini”, alla “Sacconi”, alla “D’Azeglio” e successivamente alla scuola media “Erasmo Mari” di Ascoli. E’ qui che, alla guida dei suoi ragazzi, compie un’altra impresa, arrivando fino a giocare la finale nazionale di Roma, con il presidente Pertini in tribuna. Ma l’insegnamento gli va stretto. Vuole percorrere altre strade, più invitanti per un creativo come lui, che già ha intravisto. Azzarda. Lascia il certo per l’incerto. Lo stipendio statale sicuro a fine mese, per l’ebrezza del salto nella vita che sogni. Nel 1992 sceglie il pensionamento anticipato che la legge gli consente. La Fornero sbianca ancora al pensiero di quella misura da Paese della cuccagna rimasta valida, oggi, ancor più benevola, solo per la casta dei politici. E’ lesto ad approfittare della finestra, che sarà presto chiusa l’anno successivo, del baby pensionamento degli insegnati dopo diciannove anni sei mesi e un giorno di contribuzione. E’ il suo talento naturale che si manifesta. Cogliere al volo ogni occasione favorevole. Sfruttare ogni conveniente opportunità. Infilarsi, senza esitare, istintivamente, in ogni nuova sliding doors che può cambiarti la vita.

 

L’INNOVATORE

 

Nel 1975 Sergio Torquati infrange, per la prima volta, un altro tabù. Portare lo sport nel salotto buono della città. Vince le titubanze prima, e le ire poi, del sindaco di allora, Antonio Orlini, che non ha per niente gradito i fori fatti sul pavimento della monumentale Piazza del Popolo, per fissare a terra i pali della rete del volley. Li ha fatti, nottetempo, lui stesso grazie a un trapano preso in prestito. Ma l’iniziativa di Torquati, rivoluzionaria per i tempi, fa registrare un boom di spettatori alle partite. E’ solo l’inizio. Nelle estati successive fa partire i frequentatissimi corsi di nuoto in spiaggia negli chalet Carlotta e Pinguino di Porto d’Ascoli. Nei primi anni Ottanta, quando è già diventato papà di Erica, ha la grande intuizione delle scuole estive di wind-surf e sci nautico a Martinsicuro e Villa Rosa. «Per otto anni -racconta sempre Sergio Torquati- organizzai quei corsi al mare grazie allo sponsor Mario Sport di Castel di Lama. Quando mi venne l’idea non sapevo neanche salirci su una tavola a vela, ma intuii che questo sport si sarebbe presto sviluppato. In attesa di conseguire il brevetto misi Rita Alfonzi, già Miss Marche, come istruttrice. La gente si metteva in fila già soltanto per farsi insegnare da una bellezza stratosferica come lei». In certe vincenti strategie di marketing ha sempre brillato il professore.

 

Festa Yuki Beach Club in spiaggia

IL FONDATORE DELLA BLACK MOLLY

 

Quando nella sua città una piscina pubblica ancora neanche esiste, Torquati si vota anche al nuoto invernale. Dopo l’esperienza con i centri Olimpia di Ascoli e Acquasanta fonda la Black Molly insieme a Sandro Cosmi. Tanti ragazzini e ragazzine di allora se lo ricordano ancora il primo pulmino verde, un po’ sgangherato, con il pesciolino nero della Black Molly. «I primi due anni -racconta Torquati- con due pullman di Santini portavo cento bambini alle piscine di San Benedetto e Sant’Egidio alla Vibrata, che poi entravano in acqua a turno per le lezioni. Nonostante tutte le difficoltà riuscivamo a fare anche agonismo. Quando, finalmente, aprì la piscina comunale anche in Ascoli, arrivammo ad avere quasi mille allievi nei vari corsi sotto la guida di diciassette istruttori. In Ascoli portai anche i primi corsi di nuoto sincronizzato grazie alla rumena Olga e a Patrizia come istruttrici». Ma Torquati è uno che non si adagia, non si accontenta. Anche quando gli affari vanno benissimo, non si fossilizza. Rivolge sempre lo sguardo verso nuovi orizzonti. «Volevo una palestra tutta mia -prosegue il professore- che non fosse solo un posto dove fare attività fisica, ma dove si potessero dispensare anche emozioni e benessere. Una scuola di pensiero del saper vivere».

 

NASCE LO YUKI CLUB

 

Apre i battenti nel 1991. «Ora volevo creare qualcosa che non esisteva -ricorda sempre Sergio Torquati- A cominciare dal nome. Yuki. Che non significa niente. Contiene solo le lettere finali di Black Molly. La mia prima “creatura”. Ora, con la palestra Yuki, arrivava l’evoluzione. Ma doveva essere unica. Inconfondibile. Nello stile, e nell’anima. In città ne funzionavano già due: la Sportlife e il Pennile. Oggi sono troppe. Se il mercato per questo settore è difficile oggigiorno?… No. E’ impossibile. Adesso è semplicemente impossibile sopravvivere. O non paghi l’affitto o non paghi gli istruttori. Con le bollette di acqua luce e gas alle stelle, in molti saranno costretti a chiudere i battenti». Torquati non si allinea ai clichè delle attività classiche per la forma fisica, ma inaugura subito la lunga serie delle grandi novità che lo hanno sempre contraddistinto. Con la pallamano, il tiro con l’arco, e, soprattutto, lo squash. I primi campi nella nostra provincia per la pratica di questo sport sono stati quelli dello Yuki, e lui, a quarantotto anni, ne diventa campione regionale. Per la Cometa Skating apre una sala dedicata al pattinaggio a rotelle. Più tardi sarà fra le prime della regione a votarsi prima alla grande onda dello spinning, poi alla kick boxing con il maestro Remo Nepi, e dunque al crossfit. Ma non trascura nemmeno l’arrampicata o il calisthenic. Yuki crocevia anche di cuori e amori. Politici e imprenditori fanno lì dentro gli incontri fatali della vita. Yuki crocevia multietnico di istruttori. Brasiliane bellissime per il fitness, una nazionale cecoslovacca per il badminton, in passato. D’estate tutta la carovana si sposta al mare, per interminabili giornate in spiaggia dello Yuki Beach Club. La sua palestra diventa un laboratorio di nuove esperienze in continua evoluzione, un cantiere sempre in trasformazione, il teatro di una pratica per la salute fisica che vuole essere prima di tutto, momento di aggregazione, senso di appartenenza, piacere di condivisione, gioia per lo spirito. Un’anima che lo Yuki Club non smarrirà mai.

 

IL PRECURSORE

 

«I campi di calcio totale triangol – rivela Torquati – li ho inventati io molti anni prima che arrivasse Arrigo Sacchi con le sue gabbie. E per il beach volley sono stato profetico. Iniziai io a far giocare i tornei in spiaggia su campo di dimensioni ridotte, otto per otto, anziché nove per nove. La Federazione ci arriverà dodici anni dopo a capire che con il campo più piccolo lo spettacolo ne guadagna». Allo chalet Tartana inaugurammo persino un campo, forse il primo a San Benedetto, con l’illuminazione per giocare di sera, e l’allora titolare, Peppe Giorgini, lo munì anche di un impianto di innaffiatura automatico. Alle Quattro vele di Pescara il professore è finalista di un mundialito over 80,  cioè per coppie di giocatori la cui età deve superare gli 80 anni. Torquati anticipa le mode anche nei balli, di cui ospita allo Yuki tutti i corsi. Dalla acrobatica pole dance al flamenco. Dalle discipline caraibiche, ancor prima del Lola, alle latino-americane, fino alla sensuale danza del ventre. I primi corsi di ogni novità, immancabilmente, passano dallo Yuki. Travolto dalla trance creativa si inventa anche… lo yoga per i cani. Una moda che verrà, in fondo, anche questa. I corsi non partiranno mai, ma persino il popolare programma televisivo Piazza Pulita su Rai2 lo invita in studio per parlare del fenomeno. Ma il fenomeno vero è lui. Che si conquista l’attenzione, e la ribalta, dei media solo con un’idea. Grazie a Cindy, una americana che lavora per la Walt Disney conosciuta per caso dentro il Caffè Meletti, vara, convertendosi prontamente alla cinofilia, per quattro anni, dal 2006 al 2010, l’affollatissima Festa del cane.

 

Con la figlia Erica

LE YUKIDEE

 

Vulcano di idee si inventa il concorso de Il Messaggero legato alla Quintana “La dama delle dame”. «La Quintana l’ho sempre detestata -rivela- ma andava benissimo come veicolo pubblicitario per la mia palestra. Sono andato fino a Roma alla sede del Messaggero in via del Tritone per proporre la mia Yukidea, che venne accettata subito quando dissi che c’era il Resto del Carlino pronto a farla sua. Non sono Pippo Baudo, anche qui posso ben dire che questo evento… l’ho inventato io!». Ma ci vorrebbe un volume intero per elencare tutte le iniziative del professor Torquati degli ultimi trent’anni. Con l’inesorabile scorrere delle primavere vara, fra le tante, iniziative di emozionante amarcord destinate agli ex. Come il Club degli inossidabili, e il Meeting dei ricordi di quelli della pallavolo. Ma continua a guardare, comunque, al futuro. Dopo l’incubo covid in cantiere un torneo di calcio internazionale in Brasile riservato ai senior. Ideale ritorno dell’amichevole contro i verde-oro giocata al “Del Duca” nel 2003. Una emozione doppia, viaggio più sport, che, soprattutto per gli over anta, significa fare scorta di energia vitale.

 

I VIAGGI

 

Tantissimi. In ogni angolo del mondo. L’elenco sarebbe troppo lungo perché tocca tutti i continenti. Da Rio de Janeiro a Kuala Lumpur, dal Laos alla Finlandia, ovunque si è fatto amici. A Boracay, nelle Filippine, ha organizzato persino un torneo di beach tennis. Agli amici cubani ha donato rete e palloni da pallavolo. A Florianopolis, paradiso dei nababbi brasiliani, dove è di casa, è considerato un vip. Il suo amico giornalista Cacau Menezes lo introduce alle feste dei milionari cariocas, come Claudio Vanir Silva, di cui è spesso ospite nella sua villa, e la sua faccia sorridente, in mezzo alle starlette, finisce sui giornali. Eccelle nella socializzazione, cura i rapporti umani. Vive per assaporare le tre gioie della vita: i viaggi, lo sport, poi un’altra, ci scherza su, che non è la pittura. I ricordi dei viaggi, per lui, sono linfa vitale. «Non ho mai fatto un ora di insegnamento nella mia palestra – confessa Torquati – ma ho sempre curato l’organizzazione, il marketing, le innovazioni, le nuove tendenze. Tutti gli spunti captati in giro per il mondo, invece che stare nel mio guscio. Ad annusare l’aria, capire verso dove spira il vento. Quando arrivo in un posto non salgo sul primo taxi libero. Faccio un giro a piedi. Mi guardo intorno. E dietro l’angolo ne trovo un altro. Che, magari, costa anche la metà». Il suo amico indiano Baijù, grande giocatore di squash, lo definisce un connector. Un connettore. Una definizione che al professor Torquati piace molto.

 

LA FILOSOFIA DI VITA

 

La vita è una, ama dire. E quella che stiamo vivendo non è di prova. Con il suo PositivaMente Club predica la positività in un mondo angustiato dal tempo, dalle nevrosi, dalle necessità senza valori. Pervaso da intolleranza, egoismo e falsità. Come lui, gli associati, autentiche perle nere, le definisce, debbono disporre di carattere gioviale, schiettezza, altruismo semplicità amore per i viaggi, entusiasmo per le piccole cose. Si schiera con impegno civile nella lotta al degrado e alle brutture, sempre in nome della bellezza. Ha fatto sua la famosa massima di Jaques Tati, attore e mimo francese: “La vita è un palcoscenico dove tutti siamo attori, ma a pochi è data l’opportunità di godere dello spettacolo…”. Lui, cane sciolto sempre fuori dal gregge, ama dire: “Due erano le strade nella foresta… io ho scelto la meno battuta…è per questo che sono diverso”.

 

IL FUTURO

 

«Mio padre -ricorda sempre Torquati- mi prese a calci nel sedere, negli anni Settanta, quando mi vide vestito come i fighi del tempo, che avevo copiato, della capitale. Stivali ai piedi, montone lungo e borsello in cuoio a tracolla. In Ascoli ero l’unico a vestire così. Sempre un passo avanti».

Erica, l’unica figlia, ha preso in mano le redini dello Yuki lo scorso anno. Si è laureata in Scienze Motorie a Bologna nel 2003. E’ buddista, vegetariana e animalista. E raccoglie una eredità impegnativa. Dopo l’uragano padel, a coppie, padeball, singolo, ora la nuova frontiera si chiama pickleball, in cui primeggia in Italia fra gli over 70. Il primo campo in città, e fra i pochissimi in Italia, lo ha realizzato Sergio Torquati allo Yuki grazie allo sponsor Magistar del suo amico Giulio Pezzini. Perchè di amici pronti a dargli una mano può contarne molti. Nonostante i budget sempre risicati. Antesignano dei moderni influencer, Sergio Torquati, amato e odiato, conta anche numerosi detrattori. Solo per invidia sostiene convinto lui. Riottoso ad ogni legame si è sposato a trent’anni, e separato a cinquanta. Una vita in moto, l’ultima fighissima come lui. Una Royal Enfield. Un modello raro, poco visto in giro, che, sarà un caso, sta scalando le classifiche di vendita nel mondo. Chi lo detesta lo trova troppo saputo. Lui non nega. Anzi. Rilancia. Quando lo provocano chiedendogli “Allora tu pensi di essere superiore a noi ?”Lui risponde: «No. Io sono superiore…».

 

Terzo in piedi da destra nella Libertas Volley

Terzo in piedi da sinistra nella Vigili del fuoco Volley

Con la Tintorelli Volley Pescara negli anni 70

Con la sua prima moto negli anni 70

Nell’Edilpace Volley 1975

Il primo corso di nuoto in mare

Alla scuola di sci nautico con Rita Alfonzi a Martinsicuro

Istruttore in piscina

Con il fratello Romolo

Il primo storico pulmino della Black Molly

Il volley per la prima volta in Piazza del Popolo nel 1975

Meeting dei ricordi 1994

Finalista al Mundialito di beach volley over 80

Con i giovani nuotatori della Black Molly

Con gli amici cubani

Tiratore con l’arco

Davanti alla bacheca storica della sua palestra

Campione regionale over 75 di padel

Alla guida della squadra di calcio della scuola media Erasmo Mari finalista nazionale

Bellezze allo Yuki Beach Club

Al lavoro durante una delle tante ristrutturazioni dello Yuki

Torneo di beach tennis

Piccoli nuotatori della Black Molly

La squadra di squash negli anni 80

Vip sulla stampa brasiliana


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