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Tebaldini e Bossi, in un libro le loro lettere: contributo alla storia della musica italiana

PUBBLICATO "Quella fiamma di fede e di passione" a cura di Andrea Macinanti, Anna Maria Novelli e Mariateresa Storino,  dedicato al grande organista, compositore, musicologo e direttore d’orchestra deceduto a San Benedetto nel 1952. Il "Metodo di studio per l’organo moderno" ha segnato una svolta nella formazione dei musicisti. La "Missa pro Defunctis” venne eseguita al Pantheon durante i funerali di Vittorio Emanuele II
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L’auditorium Tebaldini durante la presentazione di un libro

 

“Quella fiamma di fede e di passione. Lettere di Marco Bossi a Giovanni Tebaldini” è il titolo di un libro, della  Società Editrice di Musicologia di Roma, a cura di Andrea Macinanti, Anna Maria Novelli e Mariateresa Storino, dedicato al grande organista, compositore, musicologo e direttore d’orchestra Giovanni Tebaldini nato a Brescia nel 1864 e  deceduto a San Benedetto, città dove viveva la figlia,  nel 1952.  A Giovanni Tebaldini è stato anche intitolato l’auditorium comunale di San Benedetto. Studiò al ConservaTorio di Milano dove fu allievo di Amilcare Ponchielli.

 

“Il compositore e organista Marco Enrico Bossi  – si legge nel libro nella parte curata Anna Maria Novelli nipote del musicista –  fu tra gli amici più sinceri e uno dei collaboratori più assidui di Giovanni Tebaldini. I due erano quasi coetanei: il primo era nato a Salò nel 1861, l’altro a Brescia nel 1864. Entrambi frequentarono anche il Conservatorio di Milano. La comune passione per l’organo e per il restauro di quelli liturgici (al fine di poter eseguire le antiche partiture), l’impegno nella riforma della musica sacra e l’adesione al Movimento Ceciliano, fecero incrociare spesso le loro strade e dettero coesione al loro rapporto”.

 

Nel 1892, dividendosi il lavoro, in pochi giorni, composero la “Missa pro Defunctis” che, presentata al concorso indetto dalla Regia Accademia Filarmonica Romana, venne premiata e prescelta per l’esecuzione che ebbe luogo (sotto la loro direzione), nel gennaio successivo, al Pantheon per i funerali di Vittorio Emanuele II.

 

“Nel 1894  – scrive sempre Anna Maria Novelli –  lavorarono ancora assieme al Metodo di studio per l’organo moderno di cui Giovanni Tebaldini curò la parte teorica e storica, che fece testo nelle scuole d’Italia e venne accolto con favore anche all’estero. L’edizione, ristampata per più di cento anni, appare ancora nel catalogo della Carisch di Milano. Reciprocamente si dedicarono delle composizioni e insieme fecero parte di commissioni per il collaudo di vari organi e della Commissione permanente per l’arte musicale del Ministero della pubblica istruzione.

 

Bossi, purtroppo, morì improvvisamente il 21 febbraio 1925, per una meningite fulminante, durante la traversata da New York a Le Havre”.

 

La Società Editrice di Musicologia di Roma ha realizzato un volume incentrato proprio sulle lettere intercorse tra Tebaldini e Bossi con presentazione del concertista e didatta Andrea Macinanti, profondo conoscitore dell’opera dei due musicisti, il quale all’inizio ricorda che l’epistolario pervenuto dalla collezione di Natale Gallini, cui Tebaldini, per evitare che fosse disperso dopo la sua morte, lo affidò, grazie alla mediazione del critico musicale Franco Abbiati, suo estimatore. Messa all’incanto, parte nel 2016 e parte nel 2020, la corrispondenza è stata acquistata dalla Fondazione Istituto Liszt di Bologna trascritta e parzialmente annotata dalla compianta Anna Maria Novelli Marucci. Macinanti esamina i contenuti della corrispondenza e analizza in profondità il pensiero e la produzione artistica dei due personaggi nel contesto storico. E precisa che le 133 lettere, date alle stampe per la prima volta, tracciano un arco temporale che dal 1886 giunge fino al 1923.

 

L’epistolario, inoltre, è introdotto, con dettagli e intima partecipazione, dalla prof.ssa Rosanna Dalmonte (presidente della Fondazione Liszt) la quale narra l’iter dell’acquisizione, il lavoro compiuto prima dalla Novelli e dal marito Luciano Marucci sulle varie missive e, successivamente, dal maestro Macinanti e dalla prof.ssa Storino (collaboratrice della Fondazione).

 

La pubblicazione, che offre un interessante contributo alla storia della musica italiana, doverosamente dedicata “Alla memoria di Anna Maria Novelli”, è arricchita da immagini fotografiche, dalla cronologia, dalla bibliografia e dalle realizzazioni organistiche dei due musicisti. Indubbiamente l’attività teorica e pratica svolta da Bossi e Tebaldini ha contribuito ad accrescere il livello formativo degli studenti dei Conservatori e a esaltare la nobile tradizione musicale italiana.

 

f.d.m.


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