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Autotrasporto, Galanti: «Nelle casse delle imprese non è arrivato un euro dallo Stato»

IL SEGRETARIO generale di Pmia Unilavoro e coordinamento Prima Tras va all'attacco e mette nel mirino il Governo e le sue promesse
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Va all’attacco Roberto Galanti, segretario generale di Pmia autotrasporto Unilavoro e del coordinamento Prima Tras sulla crisi dell’autotrasporto italiano e mette nel mirino il Governo che «ha sbandierato ai quattro venti un provvedimento che prevedeva l’erogazione immediata alle imprese penalizzate dai rincari e nell’impossibilità di riversare questi extra costi sulla merce che trasportano, un totale di 500 milioni di euro. Peccato che l’accordo firmato il 17 marzo scorso e il protocollo che ne è scaturito, siano rimasti lettera morta».

 

Roberto Galanti

Come definirebbe la condizione attuale dell’autotrasporto italiano?

«Coma. Si forse coma è il termine più adatto. E il colpo di grazia a un malato già in gravissime condizioni l’ha sferrato il governo in carica che ha clamorosamente disatteso gli impegni che si era assunto attraverso la vice-ministro alle Infrastrutture e alla mobilità sostenibile».

 

A cosa si riferisce?

«Quello dell’autotrasporto delle merci è stato il settore più colpito, direi mortalmente, dall’aumento nel costo dell’energia, che ha messo in ginocchio migliaia di aziende, letteralmente disintegrandone i bilanci e la capacità finanziaria».

 

E il Governo?

«Il Governo ha sbandierato ai quattro venti un provvedimento che prevedeva l’erogazione immediata alle imprese penalizzate dai rincari e nell’impossibilità di riversare questi extra costi sulla merce che trasportano, un totale di 500 milioni di euro. Peccato che l’accordo firmato il 17 marzo scorso e il protocollo che ne è scaturito, siano rimasti lettera morta e che nelle casse delle imprese non sia arrivato un singolo euro di aiuto dello Stato”.

 

Come è stato possibile?

«Un fatto l’indirizzo reso pubblico dal governo. Tutt’altra cosa è il mantenimento degli impegni assunti. Il Governo per altro sulla base di questi aiuti, compiendo un errore tecnico e normativo di magnitudo senza precedenti, ha sospeso il diritto delle imprese di autotrasporto a essere rimborsate di parte delle accise previste per l’uso commerciale del carburante. Una doppia beffa quindi tutta a spese delle aziende che trasportano merce su gomma per conto terzi e dell’intero comparto dell’autotrasporto».

 

Esiste la possibilità di correttivi?

«In linea teorica si, ma dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, si registra solo un prolungato silenzio. Il protocollo del 17 marzo che ci ha spinto dopo un mese a chiamarsi fuori e ad avviare azioni sia di natura sindacale sia di natura legale, prevedeva misure tanto specifiche quanto inattuate: oltre agli aiuti già citati per il rincaro dell’energia, contemplava anche provvedimenti per contenere la destrutturazione dell’autotrasporto prevista dall’applicazione delle nuove norme comunitarie, nonché la definizione di una normativa nazionale che affrontasse e risolvesse problemi cronici del settore».

 

Quali danni sta provocando il mancato mantenimento degli impegni assunti dal governo tutt’oggi in carica?

«Il primo posto è ovviamente occupato da una crisi generalizzata destinata a falcidiare le aziende di autotrasporto ancora una volta sottovalutando (anche all’indomani delle prove di efficienza date in periodo di pandemia) l’importanza strategica del trasporto su gomma per l’intera economia nazionale. Ma esiste anche un secondo effetto negativo: una brusca accentuazione della crisi di rappresentanza che si sta manifestando in tutti i settori della vita economica del Paese ma che nell’autotrasporto è destinata a causare una vera e propria implosione».

 

In che senso?

«Nel senso che le aziende si sentono sempre meno rappresentate e quindi si fidano sempre meno delle loro organizzazioni di rappresentanza e tendono a gestire anche i grandi problemi attraverso aggregazioni spontanee di base, con i rischi che ne conseguono. In altre parole, si è, da un lato, creato un vero e proprio strappo fra governo e imprese ma anche fra imprese e loro organismi di rappresentanza».

 

Ma cosa sta accadendo negli altri Paesi europei, dove la crisi energetica e il rincaro dei costi sta impattando in modo simile a quanto sta accadendo in Italia?

«La sintesi è scritta in una differenza sostanziale: l’Italia è l’unico Paese europeo che (all’insegna di fantomatici aiuti) ha sospeso il rimborso delle accise sul carburante privando le aziende di uno dei poco fattori di sopravvivenza».

 

Cosa accadrà in autunno?

«Di certo il nuovo governo del Paese si troverà un’eredità pesante da gestire, con rischi sociali e specialmente con pericoli immediati di collasso della catena logistica e degli approvvigionamenti in un Paese in cui oltre l’80% del traffico merci è comunque trasportato su gomma e dove gli obiettivi strategici di trasferimento dalla strada alla ferrovia avranno, quantomeno nel breve e medio periodo, impatti solo marginali».


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