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Nuova cava di travertino a Cagnano: il progetto preoccupa ambientalisti e residenti

ACQUASANTA - Esigenza di fare fronte comune per scongiurare un progetto di privati già in fase avanzata. Non si può rinnegare la tendenza degli ultimi anni, tesa a valorizzare in chiave turistica le tante bellezze naturali dell’Acquasanta con l’apertura di nuovi siti produttivi non eco-compatibili. Alla conferenza stampa, indetta ad Ascoli dalle locali sezioni di Legambiente e Italia Nostra arriva a sorpresa anche il sindaco Sante Stangoni
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Cristiano Allevi, Paolo Prezzavento, Diana Di Loreto e, in piedi, Sante Stangoni

 

di Walter Luzi

 

Cagnano di Acquasanta, nuova cava e nuove proteste. E siamo solo all’inizio. Ecologisti e imprenditori contro. Come sempre. La prossima, probabile, apertura di un nuovo sito estrattivo di travertino in località San Pietro, ha messo in allarme i residenti della zona e le associazioni ambientaliste. Italia Nostra, con il vice presidente Paolo Prezzavento, e Legambiente, con la presidente del locale Circolo Diana Di Loreto ne hanno parlato nella conferenza stampa alla Rinascita. Ma l’allarme è generale. Tutte le attività legate al turismo infatti, soprattutto le piccole realtà che hanno aperto di recente i battenti sull’onda della lenta e difficile ripresa post-sisma e post-covid, guardano con apprensione a questo nuovo, invasivo insediamento produttivo.

 

E’ un ritorno al passato che lascia, in effetti, disorientati. Perchè la vocazione turistica, e le politiche locali di tutela e valorizzazione dell’intero territorio acquasantano che l’hanno promossa nell’ultimo lustro, appaiono, improvvisamente, rinnegate. Una operazione di rivalutazione delle grandi potenzialità turistiche di questi monti, nella quale proprio la giunta del sindaco Sante Stangoni si è distinta negli ultimi anni. E arriva proprio il sindaco, pur se, sottolinea lui, non invitato, a dare il suo contributo al dibattito pubblico della libreria Rinascita di Ascoli.

 

«Bisogna essere realisti – esordisce il primo cittadino di Acquasanta Terme – se l’iter seguito dai nuovi investitori nella nostra zona ha seguito regolarmente la procedura prevista dalle leggi e dal piano regionale cave vigente, come Comune avremo ben poco da obiettare a Regione e Provincia, sulle quali ricadono le competenze per l’autorizzazione».

 

Il realismo ci vuole, e va sempre apprezzato, ma una eventuale resa, semmai, non andrebbe pensata, da subito, incondizionata. Tutto ruota dunque intorno al Piano regionale delle attività estrattive. Roba vecchia di oltre vent’anni. La stesura della legge regionale che le disciplina risale al 1997. Il piano provinciale che le approva è invece del 2005. Come minimo obsoleto. Con quattro terremoti, fra i più violenti di sempre nelle nostre zone, in mezzo. In Regione pare che siano operativi solo quattro funzionari per monitorare le circa cinquanta cave regionali attive, oltre alle altrettante inattive. Una carenza di organici che non può garantire il rigore necessario. Soprattutto nell’esame delle richieste di apertura di nuovi siti. Quelli di estrazione del travertino, notoriamente di maggiore impatto ambientale, poi, sono tutti concentrati solo nell’ascolano. La stragrande maggioranza, tradizionalmente, ancora in funzione nell’Acquasantano. Volumi estrattivi importanti fino al 2009, ma con ricadute economiche, sul territorio, limitate a pochi.

 

Attività nelle cave in ripresa da qualche anno in qua. La richiesta crescente del travertino pregiato delle nostre montagne da parte dei ricchi mercati arabi ed asiatici ha, evidentemente, solleticato qualche appetito. E partorito un buon affare per entrambe le parti. Il nuovo grande investitore è laziale e, pare, per ora, anche ben disposto al confronto. Ha speso, si mormora in giro, quasi un milione di euro per comprarsi quei terreni dal sottosuolo ricco della pregiata roccia, da un privato. Soldi legittimamente incassati da un facoltoso venditore, che su queste montagne, fra l’altro, non abita neppure. Ed, evidentemente, non ama per niente. Chi le ama molto invece è anche Cristiano Allevi, che rischia seriamente di  ritrovarsi la nuova cava davanti all’uscio di casa.

 

Cristiano Allevi e Paolo Prezzavento

«Ho rispetto per gli operatori delle cave – dice Allevi – perché i miei nonni facevano questo lavoro, ma nel 2022 non possiamo ancora concepire progetti di nuovi scempi ambientali. A pensare di devastare ancora queste nostre bellissime montagne. A non privilegiare, invece, altre forme di sviluppo eco-sostenibile per il nostro territorio».

L’Hair Stylist, molto conosciuto in Ascoli, è un cultore del bello e di quella natura quasi incontaminata, in mezzo alla quale è nato e vissuto. «Fa specie – prosegue – che per costruire la mia casa nello stesso posto ho dovuto sottostare ad una infinità di diktat burocratici, persino sul colore delle tegole del tetto, e poi si autorizza lo scavo di un cratere artificiale di duecentocinquanta metri per settanta. E profondo non si sa quanto».

 

In realtà si sa, perché il progetto presentato parla di soli, si fa per dire, settanta metri. Un enorme tassello profondo, più o meno, come un grattacielo di venticinque piani verso il centro della Terra. Ma i timori fondati, sono che nessuno, eventualmente, verrà mai a misurarli, nei dieci anni di estrazione previsti. Salvo scontate, e facilmente prevedibili vista la ricchezza del giacimento, numerose proroghe.

 

«Preoccupa molto – illustra Prezzavento di Italia Nostra – l’impatto della nuova cava sul paesaggio, e sulla tante falde acquifere, per non parlare delle preziose sorgenti termali che si originano proprio in queste zone. Urgono approfondimenti di natura geologica e di impatto ambientale, oltre che di una nuova pianificazione territoriale che privilegi lo sviluppo turistico, e quindi la irrinunciabile salvaguardia dell’ambiente».

 

Cristiano Allevi sottolinea anche i rischi per la viabilità, che potrebbe essere gravata da un insostenibile aumento del traffico pesante, e che ha già imposto la deviazione di una strada comunale. Continua a lavorare ad un piano B che possa scongiurare il peggio coinvolgendo, a proprie spese, geologi ed avvocati. Il suo, ammette, è un nuovo duello di Davide contro Golia. Ma la sua battaglia è la battaglia di tutti. Fruitori della montagna, e residenti. L’interesse non è particolare, personale dell’individuo. Ma, generale, della collettività. Il panorama che si può ammirare da San Pietro di Cagnano, a due passi dal confine con il Parco nazionale Gran Sasso-Laga, non è, in effetti, di poco conto. Qui storici locali, come Don Virgilio Cognoli, hanno parlato del rinvenimento di tombe ostrogote del V secolo e di reperti dell’epoca romana. Anche la Soprintendenza ai beni archeologici e paesaggistici di Ancona dovrà, necessariamente, dire la sua in merito.

 

«Abbiamo esperienze anche in altre regioni – chiosa la Di Loreto di Legambiente – dove le estrazioni durano sine die grazie alle proroghe. I controlli sono troppo pochi, e, anche se le imposizioni per il post mortem delle cave sono ora più stringenti, i tombamenti spesso vengono elusi».

 

Insomma, c’è di che stare preoccupati. Nel 2022 poi certe polemiche suonano anche tristemente anacronistiche. Lo sfruttamento predatorio delle risorse naturali, in ogni campo, ha già prodotto danni irreparabili al pianeta. Gli interessi economici di pochi hanno già generato disastri ambientali irreversibili in tutti i continenti. Il denaro e il profitto, le speculazioni e le smanie di arricchimento non possono continuare a contare più di tutto il resto. Perchè il falso progresso degli ultimi due secoli ha solo violentato e avvelenato la Terra senza riuscire a migliorare le condizioni di vita di tutti i suoi abitanti. E la Natura ha già iniziato a vendicarsi. A San Pietro di Acquasanta ci vorrà un fronte comune compatto per tentare di invertire questa rovinosa rotta.

 

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