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Piccolo grande Moloch

SAN BENEDETTO - Il lavoro non c'è, gli ammortizzatori sociali nemmeno. Di cinema neanche a parlarne, ma la vuota presenza del Palariviera continua ad incombere su Porto d'Ascoli, chiedendo quotidianamente sacrifici ad inquilini e dipendenti
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Il Palariviera

 

di Giuseppe Di Marco

 

Non è chiaro se l’Amministrazione comunale di San Benedetto se ne sia resa conto, ma sul Palariviera c’è da intervenire, e subito. Lavoratori senza stipendio, depressione economica per gli inquilini della struttura, cinema chiuso e ancora per chissà quanto tempo ancora: quello che da molti è stato indicato come uno dei possibili fiori all’occhiello della città sta lentamente assumendo le fattezze di una divinità onnivora, capace di ingurgitare risorse umane ed energia per ingigantire la propria ombra sulle cose.

 

In realtà pare che qualcuno, in Viale De Gasperi, si sia accorto che qualcosa non va. «La situazione è incresciosa – commenta l’assessore alla cultura Lina Lazzariil futuro della struttura non potrebbe essere più incerto, mentre questa città continua a non avere un cinema. Certo, c’è il Concordia, ma è una soluzione mista che deve barcamenarsi con la stagione teatrale, e non sempre la convivenza è possibile».

 

Ma qual è la reale situazione del Palariviera? Perché è diventato un simbolo della crisi prima che questa parola fosse sulla bocca di tutti?

 

I problemi sono essenzialmente due. Il primo è lavorativo, il secondo attiene all’offerta culturale della città. Intanto, quindi, si dovrebbe pensare a chi lavora al Palariviera: si tratta di sette dipendenti che al momento non lavorano e non godono di cassa integrazione. La situazione in questo caso è grave perché queste persone si trovano in un limbo, in cui l’ammortizzatore straordinario dovuto al Covid è finito, e quello ordinario non può essere concesso: per l’attivazione di questa cassa, infatti, il gestore del multisala dovrebbe garantire la continuazione dell’attività, cosa che non farà, avendo già comunicato a più riprese la volontà di recedere.

 

Da qui però nasce un secondo problema. Ufficialmente, il gestore del Palariviera è ancora la Madison, che non ha ancora chiuso definitivamente i rapporti contrattuali con Palacongressi. Se lo facesse, la società di Fausto Calabresi potrebbe provare ad affidare il multisala ad un altro gestore. Oltretutto va aggiunto che la Palacongressi ha rinunciato al codice Ateco per la gestione del cinema: questo vuol dire che non può condurlo direttamente. In questo stato, quindi, i dipendenti non percepiscono stipendio ma nemmeno altre forme di sostegno economico.

 

Lina Lazzari

C’è poi la questione degli inquilini: oltre al cinema, infatti, nella struttura operano otto attività commerciali che con la chiusura del multisala hanno visto decrescere notevolmente il proprio giro d’affari. Questi imprenditori, tra l’altro, hanno già scritto al Comune, esortando la precedente Amministrazione ad adoperarsi per risolvere lo stallo. Cosa aspetta l’attuale sindaco ad affrontare questo problema?

 

L’altra questione principale è la mancanza di un cinema a San Benedetto. E’ anche vero che il modello dei multisala è in aperta crisi in tutta Italia, ma come può una città di quasi 50.000 abitanti, una meta turistica, non avere un cinema? Perché riapra, le società eventualmente interessate dovranno ricevere ampie garanzie sulla struttura di Via Aldo Moro, che ha bisogno di un intervento di efficientamento energetico. In caso contrario, con l’attuale congiuntura economica, sarà impossibile garantire le proiezioni a fronte di bollette tanto salate.

 

Quel che rimane è la struttura, che in proporzione al contesto è enorme. Enorme e quasi del tutto inutile, se non a fare ombra alla vita che attorno continua ad andare avanti, seppur tra mille difficoltà. La presenza del Palariviera, a Porto d’Ascoli, è più che altro un assioma: così è e bisogna accettarlo, così è e chi vi lavora deve compiere mille sacrifici a quello che è l’emblema della crisi. Una crisi cominciata nel maggio 2019, quando il vecchio gestore, Uci, decise di piantare baracca e burattini in balia dell’ignoto.


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