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Spopolamento, Pil e occupazione: per il Piceno la strada è tutta in salita

ASCOLI - Lo studio sui processi demografici ed economici condotto dall'Università Politecnica delle Marche, commissionato dalla Fondazione Carisap per elaborare il piano pluriennale 2023-2025
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Donatella Ferretti, Gianluca Gregori e Mario Tassi

 

di Giuseppe Di Marco

 

Sono piuttosto preoccupanti, i dati emersi durante il convegno organizzato dalla Fondazione Carisap presso la Bottega del Terzo Settore. Durante il meeting Gian Luca Gregori, rettore dell’Università Politecnica delle Marche, ha illustrato i risultati della propria indagine sullo stato di salute delle Marche e della provincia di Ascoli per quanto riguarda economia, demografia e formazione.

 

Lo studio è stato commissionato dalla Fondazione Carisap, per comparare la percezione del bisogno emerso dal territorio con la situazione demografica, reddituale ed economica, allo scopo di  elaborare il piano pluriennale 2023-2025, realmente conforme alle esigenze.

Il piano è atteso per la fine di questo mese e l’attesa è tanta: in quel documento sarà infatti racchiuso il contributo della Fondazione per lo sviluppo a breve e medio termine del Piceno, provincia funestata dal sisma, a causa del quale ha subito cambiamenti strutturali nel proprio assetto generale.

 

Ad aprire i lavori è stato l’assessore all’istruzione Donatella Ferretti, che ha salutato la nutrita platea in vece del sindaco Marco Fioravanti: «Per crescere bisogna ripartire dai dati e dalle necessità del territorio – ha detto Ferretti – E’ necessario individuare delle linee strategiche per captare risorse e investirle correttamente. L’Università Politecnica delle Marche ha sempre collaborato attivamente e questa indagine preliminare non può che aiutarci a capire le caratteristiche e i bisogni del Piceno».

 

La parola è quindi passata al professor Gregori, che ha messo a disposizione degli astanti una dettagliata quanto – ahinoi – preoccupante disamina del territorio (In fondo all’articolo alcune delle tabelle più significative).

 

NELLE MARCHE

Dal report è quindi emerso, nello specifico, che il peso della nostra regione in termini di Pil è del 2,3% rispetto al valore nazionale: ben poco, considerando che alcune Regioni del Nord Italia viaggiano su doppia cifra. «O aggreghiamo, come nel caso delle proposte Pnrr – ha sentenziato Gregori – o finiremo per non contare niente». Il Pil pro capite è 26.466,79 euro, numeri che ci portano in zona di bassa classifica. Le imprese attive diminuiscono, anche se il tasso di imprenditorialità è più alto rispetto alla media italiana. Tuttavia, secondo Confartigianato sono a rischio 24.800 micro-imprese. Da tenere sotto controllo è anche la percentuale di Neet (inoccupati fra i 15 e i 34 anni): ad oggi superiamo il 18%. Dal 2020 al 2070 infine, i residenti nelle Marche scenderanno da 1.512.672 a 1.129.967.

 

NEL PICENO

Entro il 2030, la popolazione scenderà da 202.317 a 195.762 residenti: in pratica, si perderà il numero di abitanti di un Comune come quello di Cupra Marittima. La situazione più preoccupante riguarda proprio il capoluogo: Ascoli Piceno scenderà a 43.100 abitanti. Buone notizie invece per San Benedetto, che rimarrà a quota 47.161. Di cattivo auspicio anche i numeri relativi alla demografia d’impresa: dal 2011 al 2021, nel Piceno sono state chiuse 762 imprese, soprattutto artigiane. Ecco poi un altro grande problema del tessuto socio-economico provinciale: la dimensione d’azienda. Secondo il rapporto, infatti, il 94,5% delle imprese è micro: questo implicherebbe la difficoltà di migliorare in termini sistemici. I dati sull’export sono positivi, ma per il 64% riguardano un solo ambito: quello degli articoli farmaceutici. Ovviamente, far dipendere oltre la metà delle esportazioni da multinazionali di ramo rende l’economia legale eccessivamente legata al volere di queste ultime. Il tasso di disoccupazione (8,8%) è anch’esso preoccupante rispetto a quello marchigiano (7,3%) soprattutto se ci si focalizza sul divario tra uomini e donne (4,6%) che è più alto della media regionale e nazionale.

 

Da dove ripartire? Per Gregori, la condizione necessaria a creare welfare risiede nell’attitudine, a livello sistemico, ad aggiornare il sistema della formazione, delle infrastrutture digitali e dell’universo impresa: «Se non si interviene in termini di conversione, mantenimento e attrattività – ha aggiunto il rettore – le ricadute saranno a livello sistemico, non sulle semplici realtà localizzate».

I DATI

 


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