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Un patto per il lavoro nelle Marche, la regione più artigiana d’Italia

ECONOMIA - La creazione è stata sollecitata da Ebam che ha organizzato un incontro ad Ancona. Il presidente Riccardo Battisti: «Rappresentiamo il contenitore ed esecutore degli accordi tra le parti sociali». Il professor Tito Boeri: «Il reddito di cittadinanza va rivisto ma non abolito»
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Il tavolo dei relatori

Le Marche sono la regione più artigiana d’Italia fondandosi sul saper fare e quindi sul lavoro. I dati dicono che il tessuto imprenditoriale stava recuperando le performance pre-pandemiche nonostante il calo degli occupati, il precariato nel lavoro, un contratto su tre è a tempo determinato, 20mila famiglie marchigiane che hanno richiesto il reddito di cittadinanza.

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Il rettore Gregori e il presidente Istao Baldassarri

 

Per questo Ebam, Ente Bilaterale Artigianato Marche, ha sollecitato la creazione di un patto per il lavoro di cui la bilateralità sia strumento per contribuire a creare politiche di sviluppo sul territorio.

 

Ecco i temi posti al tavolo del confronto partendo proprio dal ruolo stesso della bilateralità quale contenitore delle istanze e degli accordi tra le parti sociali.

 

Alla definizione di “Un patto per il lavoro nelle Marche”, titolo dell’incontro che si è svolto ieri ad Ancona, hanno contribuito tre illustri economisti come il professor Tito Boeri costretto ad intervenire in videoconferenza perché colpito nelle ultime ore dal Covid-19, il rettore dell’Università Politecnica Gregori e il presidente dell’Istao  Mario Baldassarri che si sono confrontati con il presidente di Ebam Riccardo Battisti e il vice presidente Daniele Boccetti. Per la Regione Marche delegato dal presidente Francesco Acquaroli è intervenuto il consigliere regionale Andrea Putzu, presidente della Commissione Sviluppo Economico e Lavoro. Presente anche il consigliere regionale Mirko Bilò. Nella lunga tradizione dell’artigianato la bilateralità va considerato come un esempio con il quale le rappresentanze sociali ed economiche, titolari della concertazione, possono rafforzare ed estendere iniziative originali e funzionanti.

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Il presidente Battisti e il vice Roccetti

 

«Siamo consapevoli del ruolo che la bilateralità riveste nella rappresentanza del mondo delle piccole imprese che sono la stragrande maggioranza delle aziende marchigiane – ha detto Battisti nell’introduzione ai lavori – e che costituiscono l’ossatura economica delle Marche».

 

Le Marche si confermano la regione più artigiana in Italia considerando la quota delle imprese attive dell’artigianato sul totale delle imprese attive 30,1% (Italia: 23,1%); la quota di occupati nell’artigianato sul totale degli occupati: 25,7% (Italia 15,0%); l’incidenza degli occupati nell’artigianato sugli occupati nelle piccole imprese: 33,5% (Italia 23,3%).

 

Il vice presidente di Ebam Daniele Boccetti ha sottolineato come «il titolo che ci siamo dati sia una grande occasione, costituisca uno stimolo per costruire un patto per il lavoro nelle Marche. Avere o non avere un “Patto” costituisce un valore aggiunto. E’ storicamente acclarato – insiste – che quando dialogano e si confrontano i produttori di ricchezza e chi ha compiti di governo i risultati sono migliori».
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Dal professor Mario Baldassarri presidente dell’Istao e dal professor Gregori Magnifico Rettore dell’Università Politecnica sono arrivate molte suggestioni interessanti che riguardano un modello di sviluppo regionale in necessaria evoluzione considerando i nuovi scenari in ambito sociale, demografico, occupazionale e le dimensioni ridottissime della regione che devono indurre a incrementare la creazione di reti istituzionali, come sta avvenendo tra atenei.

Il professor Boeri ha offerto un ampio sguardo d’insieme che ha toccato gli scenari internazionali e le conseguenze in termini di politiche fiscali così come di misure di sostegno alle fasce più deboli. «Il reddito di cittadinanza è uno strumento che va certamente rivisto ma assolutamente non abolito – ha detto – per non minare la tenuta del tessuto sociale».

La sintesi su cui si è convenuto è l’esigenza di definire una strategia per il lavoro, che tenga conto delle difficoltà attuali e quelle di prospettiva considerando una moltitudine di variabili nazionali e internazionali che sono difficili da prevedere e impossibili da controllare.


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