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Centro Agroalimentare, per la Corte dei Conti la quota della Regione non deve essere mantenuta

SAN BENEDETTO - Per la magistratura contabile non sussisterebbero le condizioni per legittimare tale scelta. Palazzo Raffaello, tre anni fa, esercitò il diritto di recesso. Duro colpo per l'Amministrazione regionale, che da sempre considera il CaaP un proprio asset
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Il Centro Agroalimentare Piceno

 

di Giuseppe Di Marco

 

Secondo la Corte dei Conti, la Regione Marche non avrebbe sufficienti motivazioni per mantenere la propria quota di partecipazione nel Centro Agroalimentare Piceno (CaaP spa). La magistratura contabile bacchetta Palazzo Raffaello, che dall’insediamento della giunta guidata da Francesco Acquaroli ha sempre considerato l’Agroalimentare un asset fondamentale per lo sviluppo del territorio Piceno.

 

Tutto ciò emerge dalla lettura dell’ultimo Giudizio di parificazione del rendiconto 2021. A detta della sezione di controllo delle Marche, nello specifico, «la decisione di mantenere la partecipazione nel Centro Agroalimentare del Piceno spa non è fondata su un’idonea valutazione della sussistenza delle condizioni legittimanti il mantenimento della partecipazione».

 

Perché? Le motivazioni addotte sono molteplici e complesse. La Corte, intanto, ha emanato un giudizio del genere «in considerazione della risalente adozione del provvedimento di alienazione delle quote, della irreversibilità della decisione di dismissione nonché dell’avvenuto esercizio del diritto di recesso da parte della Regione Marche».

 

Ma non finisce qui. Per la sezione di controllo, la Regione avrebbe mantenuto la quota «senza che, in sede di razionalizzazione periodica, sia stata fornita alcuna indicazione, da parte della Regione stessa, della compatibilità di tale scelta con i principi di efficienza, di economicità e di efficacia dell’azione amministrativa».

 

Critiche rilevanti non vengono risparmiate, inoltre, sull’assenza di misure volte a riorganizzare gli organi della società. «Considerato, altresì – continua la Corte dei Conti – che l’attività della società non rientra tra quelle indicate dall’articolo 4 del Testo Unico delle Società Partecipate (Tusp), la revoca delle precedenti determinazioni di dismissione della partecipazione, oltre a porsi in contrasto con un generale criterio di ragionevolezza sotto il profilo della tempistica del provvedimento di revoca adottato, neppure si accompagna al tentativo di porre in essere, quantomeno, interventi di razionalizzazione sul versante della semplificazione organizzativa e della riduzione dei costi di apparato, a cominciare dal necessario adeguamento della composizione del cda e delle disposizioni statutarie nell’orizzonte tracciato, in primis, dall’articolo 11 del Tusp».

 

Politicamente, il giudizio della magistratura contabile rappresenta una sonora batosta per l’Amministrazione di Palazzo Raffaello. In particolare Fratelli d’Italia, sia a livello regionale che locale, ha sempre considerato la società di Contrada Valle Piana un vero e proprio punto di riferimento per il Piceno, anche in virtù dell’opera di ristrutturazione e rilancio portata avanti dal vertice insediatosi quattro anni fa, composto dal presidente Roberto Giacomini, dal vicepresidente Corrado Di Silverio e dall’ad Francesca Perotti. La squadra attuale, ad agosto 2022, ha approvato il terzo bilancio consecutivo in utile dopo anni di profondo rosso.

 

Va ricordato, peraltro, che Regione e Comune di San Benedetto detengono le quote di gran lunga più importanti dell’Agroalimentare: rispettivamente il 33,87% e il 43,17%.


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