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Picenambiente, possibile congelamento della pratica fino allo scadere del contratto

SAN BENEDETTO - Gli uffici istruiranno una relazione contenente tutte le strade percorribili. Per la minoranza consiliare, invece, sarebbe lo stesso statuto della società ad assoggettarla al controllo pubblico rafforzato
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Il contratto di servizio della Picenambiente scadrà nel 2028

 

di Giuseppe Di Marco

 

Stipulare patti parasociali, fare leva su comportamenti concludenti oppure congelare la pratica per riparlarne nel 2028, quando il contratto di servizio sarà scaduto. E’ questo il triplice scenario che si apre sul caso Picenambiente e soprattutto sulla sua qualifica di società a controllo pubblico.

 

Fra due giorni il sindaco Antonio Spazzafumo si incontrerà con gli omologhi inclusi nel pacchetto di maggioranza pubblica (50,41%) della società che gestisce i rifiuti. Tema del rendez vous: valutare con gli altri 20 sindaci, e con la delegazione della Comunità Montana del Tronto, le strade da percorrere per annoverare la Picenambiente fra le controllate comunali. Le strategie attuabili, in tal senso, non sono poi molte.

 

Una possibilità sarebbe offerta dalla stipula di patti parasociali fra gli enti: patti che fungerebbero da fonte giuridica per qualsiasi decisione futura. In tal senso, i “grandi elettori” della compagine pubblica preferiscono non sbilanciarsi prima del tavolo intercomunale. «Il controllo pubblico deve essere messo in atto tramite un patto sindacale – dice Enrico Piergallini, sindaco di Grottammare (quota del 5,82%) – A mio parere si può provare a seguire un percorso del genere, a patto che se ne valutino attentamente le conseguenze e soprattutto la fattibilità da un punto di vista non ideologico». «In generale sono favorevole al controllo pubblico – aggiunge Sergio Loggi, presidente della Provincia e sindaco di Monteprandone (quota del 5,14%) – ma prima di prendere una posizione nel caso specifico attendo il confronto fra i sindaci. Occorre comprendere le dinamiche eventualmente introdotte da un’iniziativa del genere».

 

Un’altra leva per raggiungere l’obiettivo potrebbe essere rappresentata dai “comportamenti concludenti”: il fatto, cioè, che durante le assemblee della Picenambiente i soci pubblici abbiano votato in modo compatto, di fatto dettando gli indirizzi della società. Il problema è che in 10 anni di assemblee la partecipazione dei Comuni soci è sempre risultata piuttosto altalenante, mentre i soci privati hanno mostrato, in tal senso, una solidità maggiore. Un’arma del genere, al momento, non può che definirsi spuntata.

 

Proprio per questo, la volontà dei soci pubblici potrebbe convergere verso il congelamento della pratica fino allo scadere del contratto di servizio stipulato nel 2013. Insomma, in termini concreti la vicenda potrebbe rimanere invariata fino al 2028, quando non è dato sapere quanti e quali rappresentanti del territorio avranno intenzione di sposare una causa del genere.

 

A margine di quanto decideranno i sindaci, i consiglieri di minoranza, in primis Giorgio De Vecchis, premono affinché il vertice comunale affermi il controllo pubblico rafforzato sulla base dello statuto societario, senza impaludarsi in un confronto con i sindaci e invece facendo valere la propria quota (19,36%) per cambiare lo stato delle cose.

 

In ogni caso, la delibera che verrà discussa e votata in Consiglio comunale, impegna il servizio “Partecipate” a produrre un’istruttoria contenente il ventaglio completo delle ipotesi percorribili. Una relazione che verrà portata nuovamente in assise, presumibilmente per metà primavera.


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