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Ospedale nuovo a Ragnola, il comitato “Stop al Consumo di Suolo”: «Sarebbe un grave errore»

SAN BENEDETTO - Il coordinamento presieduto da Amilcare Caselli boccia la decisione della giunta di realizzare il futuro nosocomio in zona Ragnola, citando i problemi che ne deriverebbero in termini di viabilità e nuova cementificazione
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Le aree individuate per la realizzazione del nuovo ospedale

 

di Giuseppe Di Marco

 

Ospedale nuovo in zona Ragnola, il coordinamento “Fermiamo il Consumo di Suolo, Rigeneriamo la Città” si oppone all’iniziativa dell’Amministrazione comunale, che il 13 dicembre ha licenziato una delibera di giunta che individua le aree su cui erigere il presidio sanitario: una delibera che verrà discussa e votata nel Consiglio comunale del 28 dicembre.

 

«Questa amministrazione – scrive Amilcare Caselliha deciso che il nuovo ospedale di San Benedetto dovrà realizzarsi tra Porto d’Ascoli e il centro, tra Viale dello Sport e la Nazionale Adriatica. E’ il caso di ribadire che la nostra città ha un’estensione di 25 chilometri quadrati con 1.900 abitanti per chilometro quadro, mentre Macerata si estende per 92 chilometri quadrati e detiene 441 abitanti per km quadrato. Fermo, dal canto suo, ha una superficie di 124 km quadrati con 290 abitanti per chilometro quadrato».

 

Tale considerazione induce a pensare che la scelta di Ragnola implichi notevoli problematiche: «San Benedetto – continua Caselli – non solo ha un cronico problema di consumo di suolo, più di cinque volte la media regionale, e questo previsto ospedale non sarebbe soltanto un problema per la sostenibilità – di cui d’altronde ci sarebbe estremo bisogno – o per il consumo di suolo, ma, paradossalmente, sarebbe un macigno anche per la salute dei cittadini. Questa città soffre una viabilità del tutto inadeguata che d’estate col flusso turistico arriva a livelli di guardia e il nuovo ospedale a Ragnola darebbe il colpo di grazia a questo già fragile equilibrio, che nessuna “bretella” collinare potrebbe risolvere».

 

Da qui, gli interrogativi posti al sindaco Spazzafumo: «Quali sono, cifre e studi alla mano, le “valutazioni preliminari” che laconicamente nella delibera comunale bocciano l’ipotesi di riqualificazione e ampliamento del Madonna del Soccorso e che quindi “fanno convergere verso la proposta di una nuova struttura ospedaliera”?» E ancora: «Nel caso dell’effettiva impossibilità di rigenerazione in situ del Madonna del Soccorso, perché non realizzare il nuovo ospedale qualificando aree degradate, dismesse o commerciali e già urbanizzate all’interno della Ambito 21?»

 

Ulteriori interrogativi riguardano gli studi a monte che dovrebbero giustificare la decisione presa dalla giunta: «E’ stata fatta una valutazione di impatto ambientale, urbanistica e della viabilità? – conclude Caselli – La risposta è semplice: no. E’ sufficiente guardare una foto aerea della nostra costa, individuare la zona Ragnola e confrontarla con le zone decentrate previste per i nuovi ospedali marchigiani per rendersi conto che un nuovo complesso ospedaliero tra il centro e Porto d’Ascoli sarebbe un grave e irreparabile errore».


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