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Quando Zè Agostini incontrò Pelè a New York

ASCOLI - L'imprenditore e grande uomo di sport ascolano ci ha lasciato il giorno di Natale di due anni fa. La foto che lo ritrae insieme a "O Rei", scattata nel 1985, da anni è diventata un quadro, una sorta di reliquia gelosamente custodita dai figli
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di Andrea Ferretti

 

La morte di Pelè ha fatto calare un velo di tristezza in tutto il mondo, non solo quello sportivo. Ne hanno scritte e raccontate di tutte e, limitandoci a quelli nazionali, quasi tutti i media si sono rivelati devoti all’imperante copia-incolla scrivendo e raccontando le stesse cose: le sue gesta, i gol segnati, aneddoti da decenni noti a tutti.

 

Zè Agostini e Pelè

Per questo vogliamo ricordare l’incontro di “O Rei” con un ascolano, un personaggio che ci ha lasciato due anni fa, proprio il giorno di Natale del 2020: Nazzareno Agostini, per tutti e per sempre Zè.

 

Agostini era un imprenditore che ha scavato un solco a cavallo di due secoli, ma anche un grande uomo di sport. Il suo nome resta legato all’epopea dell’Ascoli del Presidentissimo Costantino Rozzi, ma soprattutto a quelle della “sua” Pro Calcio, la squadra di calcio ascolana che coccolava come un figlio sui suoi campi da gioco di Marino del Tronto.

 

Ebbene, nel 1985 Zè Agostini decise di partecipare alla mitica “Maratona di New York”. Una volta negli Stati Uniti, nell’albergo in cui alloggiava, ecco l’incontro che non si aspettava certo di fare: l’incredibile faccia a faccia con il suo mito Pelè. 

 

O Rei aveva 45 anni e, dopo una vita con la maglia del Santos come una seconda pelle, da qualche anno aveva chiuso la sua carriera nei Cosmos New York.

 

Pelè quel giorno era lì. E Zè Agostini non potè non stringere la mano al campione che aveva ammirato fin da quel Mondiale del 1958 che lanciò lui e il Brasile alla ribalta planetaria. Pelè ovviamente non poteva saperlo, ma Zè non si era perso nessuna delle sei partite che “O Rei” aveva giocato allo stadio Olimpico di Roma. Zè raggiunse la capitale più volte, tra il 196o e il 1975, per ammirare la “perla nera” e il suo Santos che affrontavano la Roma, compresa quella volta che il portiere giallorosso Ginulfi parò un rigore proprio al “Re del calcio”.

 

Dopo dieci anni, a New York, la grande occasione. Unica, irripetibile. La foto entrò a far parte della vita di Zè Agostini. Era una di quelle a cui teneva di più, ovviamente dopo quelle della moglie Rita e dei figli Alfredo, Domenico (Meco) e Massimo (Mamo), gli ultimi due ex calciatori, anche dell’Ascoli.

 

Ne fece un quadro che appese nel suo ufficio. Quello scatto nel tempo è diventata una sorta di reliquia. Quel quadro è ancora lì, gelosamente conservato dai figli.

 

Zè Agostini, il grande uomo di sport ascolano, e Pelè il “Re del calcio” felici e sorridenti: è bello, e davvero emozionante ricordarli così.


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