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Ballo da sala: i campioni del mondo nascono sulla Valtesino (Le foto)

DOPPIO TITOLO iridato per due ragazzi di Porto Sant’Elpidio. La loro coach Gabriela Ricci di Cossignano, che vanta venti anni filati di qualificazioni dei propri atleti ai campionati mondiali di ballo da sala. Passioni straordinarie e sacrifici fuori dal comune per diventare i più bravi del mondo. Le storie di maestri che hanno scritto la storia marchigiana di queste discipline, di campioni semisconosciuti di provincia, e delle loro grandi imprese. Che meritano di essere raccontate
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di Walter Luzi

 

Il ballo da sala non è roba per vecchi. C’è chi ha iniziato da bambino, ed è diventato campione del mondo. Come Sara Romagnoli e Manuele Marinozzi. Due ragazzi di Porto Sant’Elpidio, non una, ma due volte, campioni del mondo di danze standard. Notizia che in pochi hanno potuto apprendere da giornali e telegiornali con il rilievo meritato. Devono tutto alla loro bravura e ai loro sacrifici. Alla loro tenacia e alla loro straordinaria passione. Perchè il ballo, uno sport vero, con tanto di federazione nazionale, e competizioni organizzate ad ogni livello e categoria, non tira. Non attira né sponsor, nè media. Anche se è uno dei più largamente diffusi, praticati in ogni regione e ad ogni età, e fra i più piacevoli e salutari. Anche se è popolare. E nobile al tempo stesso. Se affascina. Appassiona. Saranno le musiche immortali, saranno i preziosi costumi sfoggiate dai ballerini nelle gare di alto livello che rimandano alle fiabe del passato, saranno la compostezza e l’eleganza dei portamenti così desueta al giorno d’oggi.

Gabriela Ricci

La magia delle danze standard nella nostra regione ha avuto due padri. Si chiamano Dante Sarzo e Mario Capriotti. Maestri, di ballo e di vita, per almeno qualche generazione di ballerini marchigiani. Gabriela Ricci, classe 1967, è stata una delle tante principianti che ha mosso i suoi primi passi alla scuola di Mario. Dopo una vita trascorsa da semiprofessionista nel mondo della danza internazionale può vantare, con la sua scuola, la “Dance World Centre” di Valtesino di Ripatransone, un bel record. Da un ventennio, ininterrottamente, i ballerini che prepara nella sua scuola arrivano a rappresentare l’Italia ai campionati mondiali. La scuola dei campioni, duri e puri, di questo sport sta lungo la strada provinciale 92. La Valtesino.

 

La scuola di ballo a Valtesino di Ripatransone

LA SCUOLA

 

Valtesino. I capannoni industriali sorti sui terreni un tempo coltivati non riescono a snaturare l’anima e la vocazione, contadine, di una vallata fertile che da Grottammare risale verso l’interno. Il “Dance World Centre”, laboratorio di crescita dei talenti, è ospitato in un piccolo capannone. Vivace, caldo, accogliente. Divani bianchi davanti al piccolo caminetto acceso. Pareti colorate dietro i vetri delle bacheche con i trofei e le pregiate scarpine da ballo in mostra. Qui ci si sente a casa. Il cuore, ed il calore umano, di chi questa scuola ha voluto ed anima, traspare anche da questi particolari. «E’ motivo di grande orgoglio per me  – ci dice Gabriela Ricci – aver potuto ritrovare in questa scuola le radici della mia terra. E sotto lo stesso tetto poter condividere le fatiche e le gioie del nostro lavoro con il mio primo maestro, Mario Capriotti, e con suo figlio, Marco, maestro di ballo anche lui. Secondo me è bellissimo lavorare fianco a fianco con chi ha saputo trasmetterci la sua grande passione, e lo smisurato amore, per il ballo. Qui non esistono rivalità, o favoritismi. Siamo una comunità, una famiglia». 

Una collaborazione, una coabitazione, una condivisione, improntate all’affetto e alla stima, sincere, reciproche. Non è usuale in un ambiente dove la competizione è pane quotidiano, e invidie e gelosie, purtroppo, molto diffuse. Fa onore a loro. E bene al cuore, di tutti, anche questo. La palestra è ampia. Legno sotto i piedi e grandi specchi tutto intorno. Non per narcisismo, ma per scovare ogni difetto, meglio evidenziare ogni imperfezione. Qui dentro si suda, e si sogna. La quotidiana, dura e gioiosa, fatica è il viatico verso ogni successo, nella vita, e nello sport. Vale anche per la danza sportiva, che, chi viene qui, anela portare a livelli di eccellenza. Perseguire la perfezione di ogni passo, di ogni gesto, di ogni sguardo. Ogni dettaglio può fare la differenza, a certi livelli. Allievi che arrivano da mezza Italia. Come Alfredo e Anna Maria, fra i tanti altri, che vengono apposta da Roma. Emanuele è un ingegnere di Pesaro che scende giù tre volte a settimana per allenarsi. In un angolo la consolle che rimanda le basi musicali di gara dalle casse di amplificazione. «Il dio musica – per dirla con le parole di Mario Capriotti –  che fondono con armonia i corpi di un uomo e una donna in una sola anima». Le note che dettano i tempi delle movenze. Le melodie, che, da Tersicore in poi, rallegrano il cuore di chi danza. E di chi guarda danzare.

 

LA COACH

 

Gabriela è nata e vive a Cossignano, paesino gioiello ombelico del Piceno. Orgogliosamente figlia di contadini, ha cominciato a ballare a sedici anni proprio sotto la guida del maestro Mario Capriotti. in coppia con il fidanzatino dell’epoca. Lezioni del primo corso principianti al ristorante Rustichello. La passione che nasce subito. Le prime gare, i primi successi. L’esordio in una competizione ufficiale al palasport di Teramo.

La maestra Ricci quando gareggiava

«Prima di scendere in pista – ricorda Gabriela – tremavo come una foglia dall’emozione, ma da quel giorno è iniziato il mio meraviglioso cammino nel mondo della danza sportiva». Anni e anni di studi e allenamenti intensivi. Un lungo percorso artistico/sportivo che la porta a perfezionarsi, spessissimo, anche in Inghilterra. La coppia di Cossignano entra nel circuito internazionale del ballo da sala. Il loro è un semiprofessionismo a tutti gli effetti, perché per poter vivere, e pagarsi di tasca propria stages e gare, nazionali e internazionali, entrambi hanno il proprio lavoro di operai calzaturieri. E, ovviamente, a loro volta, l’insegnamento ai neofiti della disciplina, sempre più numerosi. Gareggiano in mezzo mondo oltre alla Gran Bretagna, madre del ballo da sala. International championships, oltre ai vari campionati e coppe nazionali di danze standard e latinoamericane.

«Se non  ti alleni tutti i giorni non puoi raggiungere quei livelli – spiega Gabriela – e devi, nel contempo, lavorare, e insegnare per sostenerti. Tanti i sacrifici, ma arrivare a ballare sulla pista del Royal Albert Hall di Londra, uno degli auditorium più famosi del mondo, basta, da solo, a ripagarti». Oltre centocinquant’anni di storia sotto i milleottocento metri quadrati della sua grande cupola di cristallo. Un tempio dell’arte. Omologo a quello che rappresentano gli stadi di Wembley, o il Marcanà di Rio, per un calciatore. Il Royal Albert Hall è il sogno dei ballerini di tutto il mondo. «Un vero privilegio esibirsi lì dentro – ricorda, ancora emozionata, Gabriela – davanti a migliaia di spettatori, riservato solo alle prime quarantotto coppie del mondo che riescono a qualificarsi per la finale».

Il ritiro dalle scene agonistiche, e la fine di una bella storia, della coppia, nel 2000. Ma Gabriela, rimane, anima e corpo, nel mondo della danza. Da sola. Come istruttrice, e giudice di gara. Nazionale, F.i.d.s., e internazionale, W.d.s.f. Il ballo, primo, unico e più grande amore della sua vita. Che non tradisce. E a cui ha dedicato, in occasione del suo trentennale di attività, anche una commuovente poesia.

 

Gabriela a Rimini con i suoi allievi campioni del mondo

I CAMPIONI

 

Altri due giovani allievi di Gabry Ricci avevano sfiorato l’impresa mondiale nel 2009 in Lettonia. I gemelli Luca e Krizia Balestra di Civitanova Marche (Macerata), infatti, a Riga erano arrivati secondi, dunque vicecampioni del mondo, nella categoria Junior 2 (da 14 a 15 anni di età). Ma negli ultimi tre anni, la classe AS internazionale nella categoria senior, vede in pista una coppia di assoluto valore. Quella composta da Manuele Marinozzi e Sara Romagnoli. Hanno iniziato nel 1999. Insieme. Lei diciassette anni, lui venti. Coppia in pista e coppia nella vita dunque. Sara già ha già frequentato, da bambina, un primo corso di liscio sotto la guida del maestro Mario Capriotti al quartiere Corva della sua città. Salsa e bachata impazzano in estate negli chalet della costa, quando i genitori di Manuele, appassionati di ballo anche loro, li introducono nel mondo delle danze caraibiche alla scuola di Anna Giacobbi e Gabriele Michetti. Nella scuola di Sant’Elpidio a Mare i due maestri aprono loro i ben più vasti orizzonti del ballo da sala. I ragazzi sono portati. L’anno dopo partecipano già alla prima competizione ufficiale. A Recanati si disputa il Trofeo Leopardiano. Da esordienti chiudono al sesto posto. Niente male come inizio. In otto anni Anna e Gabriele, cresciuti anche loro alla scuola di Mario Capriotti, portano Sara e Manuele fino in B1. Ora però c’è bisogno di fare il grande salto di qualità. Ben consigliati dai loro mentori si affidano prima a Dante Sarzo, e poi a Gabriela Ricci. Il primo è un istruttore veneto. Scende in treno dalla sua Padova fino alla stazione di San Benedetto, dove i due ragazzi lo prelevano in auto. Passa tutto il weekend a dispensare loro nella scuola di Sant’Elpidio a Mare insegnamenti e preziosi suggerimenti. Gli stessi che aveva elargito, molti anni prima, anche a Mario Capriotti. Dante, scomparso da pochi anni, e Mario. I due progenitori del ballo da sala nelle Marche. Manuele e Sara ricalcano le orme della loro maestra.

«Gabriela è la coach che ogni ballerino vorrebbe avere – commenta Sara – mix com’è di esigente determinazione e affettuoso stimolo nei momenti più difficili. I risultati ottenuti parlano per lei come tecnico fra i più preparati a livello nazionale. E poi è una donna. Che lavora, e vince, da sola. Non è cosa da poco al giorno d’oggi». Gareggiano spesso in Inghiterra. Agli International di Brentwood, che spiana loro la finalissima londinese al Royal Albert Hall. Al Blackpool Dance Festival, uno degli appuntamenti più prestigiosi del mondo, dove sono arrivati secondi, nel 2019, dietro solo ai padroni di casa.

«Se non hai fatto Blackpool – commenta Manuele – non sei un vero ballerino. Si tiene al Winter Gardens, fastosa ex residenza reale, e i giudici sono tutti personaggi che hanno scritto la storia della danza mondiale. Da Marcus Hilton a John Wood. Da Steve Powell a Loraine Barry».

Grazie alla maestra Gabriela Ricci si qualificano per il loro primo mondiale nel 2017, che si disputa a Keszthely, in Ungheria. L’anno dopo volano in America, a Miami. Nel 2019 in Irlanda, a Dublino, dove vincono il loro primo mondiale W.d.c. nella categoria Senior 1, quella degli over 40. Primi marchigiani a riuscire nell’impresa. Dopo lo stop imposto dalla pandemia nel 2020, sono ancora sul podio, terzi stavolta, a Rotterdam, in Olanda, lo scorso anno. Il 2022 si annuncia però con diverse apprensioni.

 

PIU’ FORTI DI TUTTO

 

Il covid colpisce Sara a poche settimane dagli assoluti italiani, e fa a pezzi il suo tono muscolare. E’ Manuele a caricarsela letteralmente sulle spalle e a portarla con sé sul primo gradino de podio nazionale che vale la nuova qualificazione. Ma la sfortuna si accanisce ancora. Ad un mese dal mondiale una dolorosa calcificazione ad una spalla blocca il braccio destro di Sara. I due continuano ad allenarsi separatamente per non compromettere la condizione atletica. A provare e riprovare, ognuno per proprio conto, i passi del programma. Lei con il braccio legato al collo con il timore, fondato, di non farcela a recuperare. I fisioterapisti Pierpaolo Massetti di Ascoli e Federico Mora di Porto Sant’Elpidio riescono a rimetterla in sesto appena in tempo. Stavolta si gioca in casa, a Rimini. Partono in tanti dal piceno e dal fermano per sostenerli. Fra di loro anche il vecchio maestro.

«Mario… è Mario – confessa Sara – è la nostra colonna portante, non poteva mancare. Con Marco e Gabriela sono vero ossigeno per noi, mentre un pubblico che ti acclama libera ancor più adrenalina. Loro sono lì per te, e tu balli solo per loro, ti scordi di tutto il resto. E’ uno scambio di emozioni che può migliorare nettamente la tua performance». E infatti finisce con un trionfo. Ballano cinque volte la serie dei cinque balli classici: valzer lento, tango, valzer viennese, slow fox trot e quick step. Da zero al massimo dei giri in pochi secondi. Due minuti disponibili, ad ognuno dei cinque balli, per convincere i giudici di essere i migliori. La coppia lettone, campione in carica, deve cedere, alla fine, il titolo. Il secondo alloro mondiale spiana loro anche la strada del Club Azzurro di Formia. La nazionale italiana di ballo. Il varco aperto da break dance e hip hop fra le discipline olimpiche fa ben sperare, in futuro, anche per le danze standard. Perchè i ballerini di alto livello sono atleti a tutto tondo. Che devono curare la preparazione atletica, l’alimentazione, la tecnica, la forma fisica, la tenuta mentale oltre all’aspetto artistico dei propri programmi di gara. Non solo, in ogni minimo dettaglio, anche l’abbigliamento, dalle scarpe all’acconciatura, che pesa anch’esso sulle preferenze dei giudici.

Qualche giorno dopo la vittoria si tiene la grande festa che non poteva non tenersi alla scuola, anche se non è né un ristorante né un locale da ballo, ma tutti sono stati contenti di farla lì dentro, dove tutti i successi sono stati costruiti insieme, con tenacia, allenamento dopo allenamento. Sono intervenuti autorità civili e sportive, e tanti amici, partiti anche da molto lontano. Gabry ha fatto gli onori di casa, e un toccante discorso. Anche il maestro Mario Capriotti si è preparato, per l’occasione, tre paginette di un commosso saluto ai suoi ragazzi. Il maestro grande, il vecchio saggio, che per primo sa leggere i difetti nei passi, e i pesi nei cuori, dei suoi allievi. Che nessuno vede, né considererà mai, come un vecchio che dovrebbe mettersi, oramai, da parte. Che, pur volutamente defilato, anche da lontano vede tutto, e sa essere sempre presente, vicino, a tutti. Quando sei giù, quando ci vuole.

 

SHINE A LIGHT

 

Splende una luce. Si chiama così la scuola di ballo di Manuele Marinozzi e Sara Romagnoli a Porto Sant’Elpidio. Apre nel 2012 anche per autofinanziare stages e trasferte. I loro lavori, geometra lui, impiegata lei, servono per vivere. Corsi di ballo per bambini e adulti, con Sara che tiene anche lezioni di pilates. Senza sponsor e montepremi milionari la vita del ballerino di alto livello, anche sotto il profilo economico, è parecchio dura. Solo per le scarpe e gli abiti da gara partono migliaia di euro. E in valigia le ballerine ne hanno sempre almeno due. Perchè all’eleganza non si deve mai rinunciare, soprattutto quando scendi in pista per l’esibizione trionfale finale. E a loro due capita spesso.

Ma quella luce splende per tanti altri. Per i degenti dell’Istituto “Santo Stefano” di Porto Potenza Picena (Macerata), dove loro portano il ballo da quel Natale del 2013. Nella clinica riabilitativa c’era ricoverato, quell’anno,  anche Gabriele, il papà di Manuele, e avevano chiesto alla direzione di poterlo fare per lui, primo loro tifoso e accompagnatore durante le lunghe trasferte in tutta Italia. Un appuntamento con il ballo poi divenuto tradizionale ogni Natale, nel bellissimo teatro interno alla struttura, uno spettacolo regalato al personale e ai degenti. Quella luce splende anche per i ragazzi della “Crisalide” di Porto Sant’Elpidio. Diversamente abili, con i loro educatori inziati al ballo prima della pandemia. Una gioia che puoi provare anche da una carrozzina a rotelle. Quella luce splende anche per Samuela. Giovane non vedente che da tre anni ha iniziato a ballare, molto bene, anche lei, sia standard che caraibico, con e grazie a Manuele. Partecipa, fra le più ammirate, persino alle esibizioni pubbliche della scuola. Splende una luce. Per tutti. Potenza del ballo.

 

PICCOLI CAMPIONI CRESCONO

 

Potenza di una passione che può vincere tutto. Come quella di Lorenzo. Classe A1. Arriva al Dance World Center da Ascoli, ma è di origine campana. Ha ventidue anni, e talento, ma non ancora una partner. Nella scuola di Gabriela Ricci sulla Valtesino è fra i primi ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Spesso gli lasciano le chiavi per chiudere. Ore e ore di lavoro supplementare rubate agli svaghi, e agli eccessi, propri della sua età. Solo, nella grande palestra vuota a liberare le energie di una passione infinita, a cullare il suo sogno. Gli auricolari che gli sparano le basi musicali nelle orecchie. Sequenze di passi e figure provate e riprovate, inseguendo la perfezione del gesto e aspettando di trovare una compagna di avventura alla sua altezza per poter tornare, presto, a gareggiare. Sta provvedendo, anche a questo, Gabry Ricci nella sua scuola sulla Valtesino affollata di promettenti ballerini e ballerine.

«Nel nostro team batte un cuore solo. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto in questi ultimi vent’anni – conclude la maestra dei campioni – con umiltà, con sacrificio, con costanza, con professionalità. E’ quello che continueremo a fare, perché ne abbiamo la volontà e la capacità. Perché siamo tanti. Siamo forti. E ci vogliamo bene. La danza è la nostra vita».

 


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