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Nuovo gasdotto sulla Valdaso: cresce la preoccupazione tra gli agricoltori, convocata un’assemblea

DOPO l'avvio di un procedimento regionale per la realizzazione di una condotta di gas naturale che prevedrebbe asservimenti e occupazioni di numerosi terreni agricoli, ecco le preoccupazioni degli operatori, interviene la Coldiretti Ascoli-Fermo: «Bene efficientare la rete, ma non a discapito dell’agricoltura». Interessati anche i territori comunali di Carassai, Force, Montalto, Montalto, Montedinove e Rotella
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«Appresa la notizia che la SGI (Società Gasdotti Italia) ha inoltrato alla Regione Marche formale istanza per un nuovo gasdotto in Valdaso, c’è forte preoccupazione fra le imprese agricole».

 

Interviene così la Coldiretti Ascoli-Fermo a seguito dell’avvio di un procedimento regionale per la realizzazione di una condotta di gas naturale che prevedrebbe asservimenti e occupazioni di numerosi terreni agricoli senza che ad oggi siano stati ancora coinvolti i proprietari.

 

«Il progetto prosegue la Coldiretti avrebbe una lunghezza di 20 chilometri e completerebbe un anello mancante dell’infrastruttura da Montedinove a Montefiore dell’Aso, attraversando Montalto, Carassai, Ortezzano e Petritoli oltre ad una bretella di completamento di quasi 2 chilometri fra Montedinove e Force che passa per Rotella».

 

«In questi ultimi anni SGI sta realizzando un programma di investimenti per rinnovare la propria rete di trasporto con l’intento di incrementarne l’affidabilità e la flessibilità di esercizio e, più nello specifico – prosegue la Coldiretti – il completamento dell’infrastruttura in Valdaso avrebbe sia la finalità di mettere in sicurezza la rete di trasporto del gas naturale, sia di garantire ulteriori prelievi legati agli sviluppi del mercato dell’area. La notizia ha fatto il giro delle imprese agricole in poche ore, subito dopo la pubblicazione dell’avviso trasmesso ai Comuni interessati e ha destato forti preoccupazioni per il patrimonio frutticolo e viticolo dell’area».

 

«La maggior parte delle piante da frutto, infatti, non entrano in produzione prima di 5 anni dall’impianto – precisa l’Organizzazione agricola – i vigneti dopo tre anni dalla messa a dimora delle barbatelle. Di conseguenza, estirpare un frutteto o un vigneto specializzati per consentire la realizzazione del gasdotto, per poi ripiantarlo a fine lavori, si traduce in un mancato reddito, senza considerare che le quote di mercato perse sono poi difficilmente recuperabili. A ciò si aggiunge il costo delle piante ma soprattutto quello della manodopera in quanto, smantellare una palificazione per poi ripristinarla è un lavoro molto complesso e oneroso in termini di forza lavoro».

 

«Efficientare l’infrastruttura di rete per il trasporto e la distribuzione del gas naturale – intervengono Armando Marconi e Francesco Goffredo, presidente e direttore di Coldiretti Ascoli-Fermo – è sicuramente un fatto importante e nessuno ha intenzione di fare le barricate ma solo a condizione che le imprese siano ascoltate e tutelate in tutto e per tutto non solo nell’interesse privato ma anche e soprattutto in quello collettivo perché la qualità del lavoro e delle produzioni agricole della Valdaso è riconosciuta in tutto il Paese e non può permettersi una battuta d’arresto. Per questo motivo – concludono – nei prossimi giorni, si terrà un’assemblea con tutti i nostri soci coinvolti dai lavori del gasdotto con l’obiettivo di redigere un vero e proprio piano di messa in sicurezza del patrimonio frutticolo e viticolo».


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