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Smottamenti a Ragnola, deciderà la Cassazione

SAN BENEDETTO - Il Comune di San Benedetto ha deciso di proporre ricorso alla suprema corte: sarà questa a decidere le responsabilità dei danni succedutisi agli smottamenti di dieci anni fa
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Il Comune di San Benedetto ricorre in Cassazione contro la sentenza che lo condanna a ripristinare lo stato dei luoghi

 

di Giuseppe Di Marco

 

Sarà la Corte di Cassazione a stabilire le responsabilità dei danni succedutisi agli smottamenti avvenuti 10 anni fa a Ragnola. Il Comune di San Benedetto ha deciso di presentare ricorso alla suprema corte contro la sentenza che lo condanna a ripristinare lo stato dei luoghi ed effettuare interventi di messa in sicurezza.

 

Tutto aveva inizio nell’estate del 2013, quando in seguito a smottamenti avvenuti sul terreno prospiciente a Via Montefeltro, l’ente di Viale De Gasperi veniva citato in giudizio in una causa che veniva intentata per accertamenti tecnici volti a individuare le cause nonché gli interventi necessari, urgenti e definitivi, per garantire il consolidamento e la sistemazione del versante e delle opere insistenti sullo stesso. Anche al fine di tutelare, si legge sui documenti comunali, la pubblica e privata incolumità.

 

Quindi nel 2017 il Tribunale di Ascoli stabiliva che sia il privato costruttore sia l’ente avrebbero dovuto procedere all’eliminazione degli smottamenti, al consolidamento del versante in frana e la regimazione delle acque piovane, realizzando una paratia di pali, lo scavo di un fosso e opere per il deflusso delle acque piovane utili, come recita la sentenza, alla tenuta del versante.

 

La vicenda allora approdava in secondo grado di giudizio, ma senza particolari stravolgimenti del fronte: lo scorso maggio, la Corte d’Appello di Ancona riduceva dal 50% al 25% la percentuale di corresponsabilità dell’ente nella determinazione dell’evento dannoso.

 

Ecco quindi che il civico 124 di Viale De Gasperi ha deciso di proporre controricorso in Cassazione, collegandosi all’azione legale intentata dal privato, per l’annullamento della sentenza emessa sette mesi prima in sede dorica.


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