di Andrea Ferretti

 

Alcuni giorni fa la segnalazione arrivava da Via della Tribù Fabia, stavolta da Via dei Tessitori. Cambia i nome ma non la zona. Siamo sempre del cuore del centro storico di Ascoli.

 

Anche questa segnalazione arriva da “Ascoli Nostra”, sentinella doc della città e di tutto ciò che è legato alla storia, all’arte e anche a situazioni di degrado.

 

Dall’antico stemma che si trovava sopra un portone di Via della Tribù Fabia (scomparso una decina di anni fa, poi ricomparso ed ora di nuovo sparito), passiamo alla targa in travertino dove è inciso il nome della via.

 

E’ quella di Via dei Tessitori, una delle migliaia di targhe affisse all’inizio e alla fine delle vie e delle rue di Ascoli. Nel tempo molte sono scomparse, qualcuna magari è finita in qualche garage privato. O, come accadde qualche anno fa nella zona di Porta Romana, una targa venne recuperata in extremis. I muratori che stavano ristrutturando un palazzo, dopo averla sistemata sopra a due pietre, la utilizzavano come tavolino su cui consumare il pranzo. “Ascoli Nostra” si dice fiduciosa che quella targa venga ricollocata al suo posto, magari dopo la conclusione dei lavori (in corso) di rifacimento di un edificio.

 

Quello che servirebbe ad Ascoli è ridare una rispolverata alla toponomastica cittadina. Si potrebbe cominciare con un censimento che permetterebbe di annotare dove le targhe mancano, dove sono da sostituire perchè danneggiate, dove sono da rinfrescare con la scritta diventata illeggibile.

 

Non solo, perchè a proposito di scritte qualcuna sarebbe anche da correggere. Come quella che indica “Via Nicolò IV” e, all’altra estremità della strada, “Via Niccolò IV” con due C: basta mettersi d’accordo. Oppure “Via Emidio Cinelli” dove “patriotta” da anni fa brutta figura scritto con due T.

 

Poi c’è il caso di “Via Dino Angelini”, una delle principali e più trafficate strade della città. A qualcuno venne la brillante idea di affiggere la targa con il nome della via facendo tre buchi su una parete della chiesa del Santissimo Crocifisso dell’Icona. Via Dino Angelini comincia infatti lì, a Porta Romana, in Piazza di Cecco. Alcuni anni fa quella targa crollò finendo a pezzi. La fortuna volle che in quel momento nessuno si trovasse a passare su quel marciapiede. I resti della targa furono rimossi e poi gettati in discarica. La targa è stata sostituita? No.

 

La toponomastica è una cosa seria, un aspetto fondamentale per ogni città. Soprattutto se, come Ascoli, vuole essere catalogata come città a vocazione turistica, ricca di testimonianze romane e medievali.

 

La toponomastica di Ascoli deve tutto al grande Tito Marini, che da alcuni anni non c’è più e che è stato colpevolmente dimenticato dalle istituzioni locali. Lui si spese molto anche su questo fronte, per amore della sua città e della storia. Ecco allora che i nomi delle vie e delle rue vennero “raggruppati” per settori e/o periodi storici. E tanto altro.

 

Poi un bel giorno, in tempi abbastanza recenti, è arrivato qualche mente illuminata che ha provveduto a nominare alcune strade secondarie della zona industriale, quella più vicina a Castel di Lama, con nomi che per pudore evitiamo di riportare. Non hanno alcun senso ed era decisamente meglio usare i numeri: 1, 2, 3, 4…

© RIPRODUZIONE RISERVATA