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Consumo di suolo, varianti: il centrosinistra serra i ranghi contro l’Amministrazione comunale

SAN BENEDETTO - Tante le voci scese in campo contro gli indirizzi del vertice di Viale De Gasperi, dal Pd ai Verdi a Cambia San Benedetto a Rifondazione Comunista, al Coordinamento "Fermiamo il consumo di suolo", all'associazione Buon Vento e il M5S
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Flavia Mandrelli e Amilcare Caselli in assemblea pubblica

 

di Giuseppe Di Marco

 

Consumo di suolovarianti, area Brancadoro, ospedale: sono stati questi i temi al centro dell’assemblea pubblica tenutasi ieri sera al parco di Via Monteconero, che ha avuto per protagoniste le numerose anime del centrosinistra sambenedettese. Unito, ancora una volta, per avversare le scelte o gli indirizzi dell’Amministrazione comunale in ambito urbanistico.

 

Fra i partecipanti alla riunione, indetta dal Coordinamento “Fermiamo il Consumo di Suolo, Rigeneriamo la Città”, si sono visti Amilcare Caselli Maurizio Di CosmoFlavia Mandrelli (associazione Buon Vento), Diana PalestiniElisa MarzettiPier Giorgio GiorgiElio CostantiniLuciano Agostini (Pd), Luca Spadoni e Giorgio Mancini (Sinistra Italiana), Paolo Canducci (Europa Verde), Peppe Giorgini (M5S) e Gabriele Marcozzi (Rifondazione Comunista). Tanti gli interventi, che sostanzialmente vedono il “campo largo” protestare contro la possibilità che tante aree di San Benedetto, nel caso in cui alcune varianti venissero approvate, verrebbero sigillate.

 

«San Benedetto è la città più cementificata della Marche – ha detto Mandrelli – Anziché pensare ad interventi occasionali, il Comune ha pensato ad una pianificazione generale, come un intervento di forestazione urbana? Bisogna salvaguardare le poche aree rimaste libere nel nostro territorio». «Le varianti ex Remer e Areamare sono l’emblema di questa amministrazione – ha aggiunto Caselli – Oggi siamo qui a discutere proposte di privati, mentre vorremmo sentire qualcosa da chi governa la città».

 

Lunghi e articolati gli interventi di Sinistra Italiana.  «Non abbiamo bisogno di un nuovo piano regolatore generale – ha asserito il coordinatore Mancini – quello attuale non è mai stato completato per parte pubblica. In più i comuni, oramai impoveriti, sono costretti a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. In questa città occorre che si metta un punto alle proposte presentate dai privati e bisogna provare ad acquisire le aree per mantenerle a verde pubblico. In campagna elettorale, questa amministrazione ha detto che non avrebbe dato seguito alle varianti, ma poi si è dimenticata, dopo l’insediamento, di approvare atti pubblici per porre fine all’iter delle proposte». «In questo periodo storico non possiamo permetterci di perdere aree libere – ha messo poi in chiaro Spadoni – Prendiamo l’Area Brancadoro: se vi si realizza quello che è previsto dal piano regolatore, comunque la si sigilla. C’è una sentenza del Consiglio di Stato secondo cui, anche se le proposte di un privato sono conformi agli strumenti di pianificazione vigenti, il comune non perde la propria discrezionalità».

 

Canducci, dopo un passaggio sulla monetizzazione ex Remer, si è soffermato sulla questione sanità. «Se si corre dietro alle proposte del privato è perché non si ha un’idea propria di cosa fare. Prendiamo la ex Remer, il Comune stabilì la destinazione degli oneri, pari a 3 milioni: di quelle opere oggi non si è ancora visto nulla – ha affermato il consigliere – E l’ospedale? L’area è stata scelta dietro richiesta della Regione e il comune ha individuato la zona peggiore, visto che nelle vicinanze sono presenti due scuole. Questa è totale assenza di politica, è ignoranza della macchina amministrativa».

 

Amara, quindi, è stata la riflessione di Giorgini:  «In questa città deve cambiare il metodo di selezione della classe politica». Più aperta, infine, quella della Palestini: «San Benedetto è una città che si gira a piedi: facciamoci venire altre idee per migliorarla. Così non si può andare avanti».


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