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“Serafino”, in mostra il film cult girato tra le montagne picene

ACQUASANTA TERME - Fino al 3 luglio centinaia di fotografie in esposizione nell'auditorium di Parco Rio. Un salto indietro nel tempo all'estate del 1968, quando il regista Germi scelse la zona di Arquata per ambientare la storia del pastore impersonato da Celentano. Tante curiosità dal set e la proiezione della pellicola a ciclo continuo
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di Luca Capponi 

 

“Fioriiiiiiiin”. “Fiorello l’amore è bello vicino a teeeeeee”.

 

C’è chi, leggendo, ha ripetuto la battuta con la stessa intonazione canterina di Celentano. E poi c’è chi mente. Impossibile, infatti, quanto meno per chi vive nell’entroterra piceno, non conoscere i passaggi di un film che qui ha fatto la storia.

 

Il “Serafino” che il mitico Pietro Germi terminò di girare nel luglio del 1968 dividendosi tra frazioni di Arquata come Colle, Capodacqua e Spelonga ed il comune di Amatrice. Luoghi che oggi, in parte, non ci sono più a causa delle ferite riportate dopo il terremoto. Ma che restano vivi, per fortuna, attraverso la memoria cinematografica.

Adriano Celentano e Ottavia Piccolo sul set del film

 

Si muove proprio su questo doppio filone l’interessante mostra che si sta tenendo ad Acquasanta Terme, nell’auditorium situato a Parco Rio, e che ospita centinaia di foto scattate proprio durante la lavorazione di “Serafino”. Le persone, le location e le storie dal set per un excursus molto interessante che mescola ricordi, nostalgia e passione. Non a caso i curatori sono tre grandi appassionati come Dario Nanni, Maurizio e Gabriele Perna. L’evento, che ospita 26 quadri incorniciati in legno di castagno contenenti una media di 25 scatti ognuno, è organizzato da Comune e Pro Loco ed è visitabile fino al 3 luglio negli orari 9-12,30 e 16-19,30.

 

«Oltre alle tante immagini, proiettiamo a ciclo continuo il film su uno schermo, chi vuole può quindi approfittare anche per rivederselo -aggiunge Lucio Ventura, che è il presidente della Pro Loco-. Nel percorso espositivo si sovrappongono tante storie. Dalle comparse, molte delle quali provenivano proprio da Acquasanta, agli aneddoti, quei mesi rappresentarono un momento unico per i nostri territori, il cui effetto non scema a distanza di oltre 50 anni».

Sulle montagna arquatane con gli amici pastori

 

Ed è proprio vero. “Serafino“, pur essendo un film nazionalpopolare che ad ogni passaggio televisivo registra milioni di spettatori, da queste parti è considerato un vero e proprio oggetto di culto. Ogni persona ne ha un ricordo suo, ognuno ha una vicenda da raccontare o un parente che partecipò, in un modo o nell’altro, alle riprese. Dietro o davanti alla macchina da presa. C’è chi ricorda i concerti al Bar Giardino coi membri del Clan, tra cui Pilade e Luciana Turina (che nel film è una delle zie “malefiche” di Celentano) e chi le comparsate di alcuni membri della Banda di Acquasanta, nella famosa sequenza dello spider rosso che Serafino acquista dopo avere ereditato i soldi di zia Gesuina. Tra queste, anche un personaggio che gli acquasantani rievocano sempre con affetto, lo storico barbiere Cesare Bizzarri, per tutti Cesarì.

 

Per non parlare di Arquata del Tronto, dove il film di Germi somiglia molto a qualcosa di sacro. E dove nonostante la catastrofe del sisma, che ha stravolto tutto, il ricordo si tiene più vivo che mai. Peccato che, all’indomani della tragedia, il buon Celentano, che ha sempre parlato con affetto di quello che è un pezzo importante della sua carriera, non abbia mai deciso di tornare a manifestare vicinanza ad un popolo che ancora oggi soffre nè espresso alcun pensiero di solidarietà nell’immediato post sisma, contrariamente alla co-protagonista Ottavia Piccolo.

 

 


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