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Spese facili in Regione, tutti assolti i 31 imputati di peculato

DALLE MARCHE - Dopo dieci ore di camera di consiglio questa sera è arrivata la decisione del giudice Edi Ragaglia. Respinte le richieste di condanna del piemme. Soddisfazione per gli imputati. In caso di condanna sarebbe scattata la legge Severino
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Moreno Pieroni e Angelo Sciapichetti discutono con Marina Magistrelli e altri avvocati in attesa della sentenza

di Antonio Bomba

 

Tutti assolti. I 38 imputati accusati di peculato al processo meglio noto come “Spese pazze in Regione” sono stati assolti questa sera, giovedì 13 luglio al Tribunale di Ancona. Per 31 di questi era stata richiesta la condanna.

 

 

Il giudice Edi Ragaglia, coadiuvata dai magistrati Martina Marinangeli e Pietro Renna, ha sentenziato che il fatto non sussiste (per qualcuno, alcuni specifici capi d’imputazione sono stati addirittura prescritti) respingendo così in toto tutte quelle richieste di condanna che il pubblico ministero Ruggiero Dicuonzo aveva formulato.

 

I reati sono tutti riferiti alle consiliature regionali che vanno dal 2008 al 2012. L’udienza è iniziata questa mattina alle 9,30 ma la sentenza è stata emessa solo poco fa dopo ben dieci ore di camera di consiglio.

 

Tra gli assolti spiccano le figure del sindaco di Ancona Daniele Silvetti, quello di Loreto Moreno Pieroni e di Castelplanio Fabio Badiali, assieme al presidente del consiglio Regionale Dino Latini e all’onorevole Mirco Carloni. Tutti loro, in caso di condanna, si sarebbero visti sospesi dal proprio ruolo in base alla legge Severino in attesa dell’eventuale processo di appello.

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Gli altri imputati sono di ogni partito e schieramento al tempo presenti nell’assise di Palazzo Raffaello: Essi sono Adriano Cardogna, Sandro Donati, Paolo Eusebi, Maura Malaspina, Enzo Marangoni, Erminio Marinelli, Francesco Massi, Giulio Natali, Mirco Ricci, Gianluca Busilacchi, Giancarlo D’Anna, Giuseppe Canducci, Massim-o Di Furia, Guido Castelli, Enzo Giancarli, Giuseppe Pieroni, Gino Traversini, Guido Castelli, Fabio Pagnotta, Luca Acacia Scarpetti, Raffaele Bucciarelli, Valeriano Camela, Graziella Ciriaci, Elisabetta Foschi, Sara Giannini, Paola Giorgi, Marco Lucchetti, Luca Marconi, Almerino Mezzolani, Rosalba Ortenzi, Paolo Perazzoli, Paolo Petrini, Angelo Sciapichetti, Umberto Trenta.

 

Tra le particolarità spicca poi la prescrizione, chi in toto e chi su determinati capi d’accusa, per Massimo Di Furia, Francesco Massi, Sandro Donati e Mirco Ricci. E ancora per Di Furia, Massi e Marangoni hanno ottenuto un non luogo a procedere su determinati punti, a seguito di sentenze già emesse.

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Contento che sia stata riconosciuta la propria innocenza il primo cittadino di Ancona Silvetti che da noi contattato telefonicamente dichiara che: «Sì sono soddisfatto. Sentivo il peso e la responsabilità di quanto stava avvenendo visto anche il ruolo che ho assunto da un mese e mezzo. Ma ero anche confortato dalle varie sentenze già emesse in merito dalla corte dei Conti. Dopo 10 anni ci sono volute 10 ore di camera di consiglio ma alla fine tutto si è risolto per il meglio. Bene così».

 

Il suo avvocato Alessio Stacchiotti aggiunge: «Siamo quantomai soddisfatti. Riteniamo fosse un atto dovuto visto quanto era già stato dimostrato dalla corte dei Conti. Il processo però è durato un’eternità e ha messo alla prova la salute e il morale di molti degli imputati. Assume pertanto ancor più coraggio la scelta di Daniele di candidarsi comunque a sindaco di Ancona. Adesso – conclude – potrà occuparsi ancor più serenamente alla città di Ancona».

 

Moreno Pieroni, presente alla sentenza e difeso dall’avvocato Marina Magistrelli (che difendeva anche Badiali), si scioglie: «Ben 13 anni. Sono stati giorni difficilissimi anche se avevo la consapevolezza di avere la coscienza apposto. Il giudice ha emesso un giudizio approfondito, ma devo dire che mi preoccupava la ‘legge Severino’ che giudico troppo severa. Spero adesso che tutto si fermi qui. Non si può andare avanti ancora dopo 13 anni».

 

E Magistrelli pochi minuti dopo le parole di Pieroni si apre e considera la sentenza «storica e giusta. I Fatti risalgono al 2008. Sono stati di ansia e preoccupazione per tutti gli imputati, non solo quelli difesi da me. Sono molto contenta che il giudice abbia accolto ciò che la dottoressa Zagoreo (Gup) aveva già accolto nel 2015. Ritenevo pertanto fosse difficile condannare questi imputati, ci speravamo andasse così».

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L’avvocato Maurizio Benvenuto, difensore di Adriano Cardogna e Giuseppe Canducci a nome di tutti e tre: «Siamo felicissimi. Dopo tutti questi anni giustizia è finalmente fatta. Il collegio ha studiato e istruito con attenzione e puntualità il processo. Grazie davvero tutti».

 

Cardogna, presente in Tribunale, aggiunge: «Ho sempre operato in base ai regolamenti regionali vigenti al tempo. Né più ne meno. Quindi questa per me è una grande soddisfazione. Preferirei però non aggiungere altro su questa vicenda».

 

Angelo Sciapichetti, provato da tutto l’iter e dalla lunga giornata fa notare: «Questa sentenza ci ha restituito la dignità dopo anni di sofferenza. Eravamo convinti che non ci fosse niente di penale nei nostri comportamenti ed è stato dimostrato».

 

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Il coordinatore dell’Udc Marche Antonio Saccone: «Profonda e autentica gioia per l’esito giudiziario che ha convolto il nostro Dino Latini. Le sentenze ci hanno insegnato che non si commentano ma si rispettano. Sempre. Ma la gioia per un esito favorevole ci è consentito di esprimerlo a nome di tutta la comunità dell’Udc marchigiano e nazionale».


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