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Rebus Bar “Buozzi”: prima i lavori o l’affidamento al nuovo gestore?

SAN BENEDETTO - Il manufatto della pineta riaprirà da giugno a settembre, dopodiché verrà assegnato a lungo termine ad un nuovo gestore. Non è chiaro, però, se il futuro assegnatario dovrà farsi carico anche dell'adeguamento della struttura
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Viale Buozzi

 

di Giuseppe Di Marco

 

Dopo la Bambinopoli, il Comune ha deciso di mettere mano anche al Bar “Buozzi”. Il contratto con il precedente gestore dello storico manufatto, ex “Gelateria Veneta”, è scaduto da quasi tre anni. Dopo due stagioni di concessione pro tempore, l’Amministrazione ha avviato le procedure per l’assegnazione a lungo termine, che avverrà dopo l’apertura estiva (giugno-settembre). Ora, però, la domanda sorge spontanea: bisogna fare prima i lavori di adeguamento o si può procedere direttamente con il bando di gestione?

 

A destare il dubbio è la stessa delibera appena licenziata dalla giunta comunale. Per arrivarci, però, occorre fare un passo indietro. Come spiegano gli stessi uffici di Viale De Gasperi, il manufatto della pineta risale agli anni ’40 e oggi necessita di «interventi di ammodernamento ed adeguamento alle intervenute normative igienico-sanitarie».

 

Che tipo di interventi? Secondo la medesima delibera, da un esame approfondito dei precedenti edilizi dell’immobile «risultano problematiche connesse alla presenza di strutture a carattere temporaneo dedicate a bagni per il pubblico e deposito servizi che, nella loro attuale configurazione, non possono essere utilizzati, in caso di nuova gestione dell’attività, ma è necessario ricavare nuovi locali all’interno dell’immobile che soddisfino la necessità dei servizi richiesti».

 

Il nodo è tutto qui. Ancora la delibera dice che i locali «al fine di essere oggetto di una procedura di gara di evidenza pubblica per l’assegnazione della gestione, necessitano di interventi edilizi ed impiantistici riguardanti la revisione complessiva della dotazione dei servizi richiesti dall’attuale normativa igienico-sanitaria». Si direbbe, da quanto si legge, che i lavori di adeguamento rappresentino un presupposto per procedere all’assegnazione.

 

Più avanti, però, viene scritto altro. Data l’imminente procedura di gara si dovrà «stabilire in questa sede, ai fini dell’aggiudicazione, che il bando preveda la valutazione della migliore offerta sia in termini di prezzo che di qualità, considerando quindi oltre la proposta economica anche la più proficua proposta di adeguamento e di gestione della struttura, dando rilievo alle offerte finalizzate all’ottimizzazione della stessa, del luogo in cui è inserita e soprattutto valutando positivamente le proposte di attività rivolte allo svago ed al tempo libero della collettività, valorizzando le proposte di riqualificazione del medesimo e di adeguamento igienico-sanitario nel rispetto della tutela del bene culturale in cui è inserito il bene vincolato».

 

Se ne può dedurre, quindi, che l’adeguamento igienico-sanitario dovrebbe far parte integrante della proposta di chi partecipa al bando. Ma allora questi interventi non costituiscono più un presupposto per procedere con il bando? L’iniziativa di riqualificazione dovrà avvenire prima o dopo l’aggiudicazione? Chi dovrà farsi carico dei lavori? Il Comune oppure il futuro assegnatario del bene?


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