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Samb, “azzerite” e preparazione atletica, le due trappole sulle quali non ricadere

SERIE D - Il crollo nel finale del campionato lascia sempre più dubbi circa la resistenza atletica del gruppo. Anche in merito alle critiche al d.s. De Angelis e agli arrivi di gennaio, i quali, a ben vedere, disputarono le loro migliori prestazioni proprio nelle prime giornate di impiego, nonostante in molti affermino non fossero bene allenati, mentre a distanza di qualche mese non sono più riusciti a ripetersi
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Tifosi Samb con presenza tifosi Roma in Curva (foto US Samb)

 

di Pier Paolo Flammini

 

Alla stagione che si va a concludere si chiede, ormai, di non peggiorare le cose. Poi, certo, le ambizioni di vittoria play off e chissà cosa altro ci sono sempre, ma il recente percorso è troppo brutto per far sognare davvero, anche se magari l’esordiente Marco Mancinelli, in panchina dopo l’esonero bis di Lauro, saprà tirare fuori dai propri giocatori il meglio, nascosto negli ultimi due mesi.

 

Si ragiona, dunque, sul futuro, ovvero il prossimo campionato di Serie D, che si preannuncia essere il quarto consecutivo ma anche, va detto, l’unico dei quattro che sarà possibile programmare fin da ora. Non lo fu il primo di Renzi, che dovette assemblare la squadra in tre giorni a ridosso dell’inizio del campionato; non lo fu il secondo, con l’arrivo del direttore sportivo Cozzella e una iscrizione avvenuta all’ultimo; non è stata tranquilla la scorsa estate, con il salvataggio del calcio sambenedettese da parte di Massi ma un inizio in cui, di fatto, la Samb non esisteva ancora e si chiamava San Benedetto Calcio.

 

Nelle ultime settimane, che sono costate la corsa al primo posto, per la quale lottano ancora Campobasso e L’Aquila (gli abruzzesi sono a -2 a due giornate dal termine, ed erano a -8 a 7 giornate dalla fine, ma la cosa è stata vissuta senza grandi patemi mentre a San Benedetto si è andati in crisi per un -4 a 9 dal termine), i rossoblù sono l’ultima squadra della classifica: 2 punti in 6 partite, ben 13 in meno rispetto all’Aquila.

 

Un crollo che ha convinto gran parte della tifoseria a mettere al centro del processo, oltre che l’allenatore Lauro, che ormai però è il passato, anche il direttore sportivo Stefano De Angelis e il consulente esterno Massimiliano Fanesi.

 

Critiche che i tifosi sono ovviamente legittimati a fare, ma occorre che chi ha una visione più completa dei processi che si sono innescati in questa stagione sia in grado di valutare al meglio quando accaduto. Infatti il presidente Massi ha più volte sottolineato la qualità di Stefano De Angelis (che come direttore sportivo ha sempre ottenuto buoni risultati vincendo anche campionati): la riconferma, più che da Massi, dipende eventualmente dalle richieste vantate da De Angelis (su di lui c’è l’interesse del Torres secondo in classifica in Serie C) e anche da cosa accadrà da qui alla fine del campionato.

 

De Angelis professionista serio e affidabile, ma, secondo gli accusatori, poco lucido nel calciomercato di gennaio, con gli arrivi di Bontà e Fabbrini al di sotto del rendimento atteso, quello di un portiere 2004 (Ascioti) tardivo, e l’acquisto estivo di Paolini di fatto mai disponibile per infortuni. Senza contrapporre a questo la lista dei “successi” (iniziando da Pezzola per arrivare a Pagliari), c’è da dire che questa analisi, come altre, rischia di essere fatta senza considerare l’ospite più ingombrante.

 

Due punti in sei partite, 10 nelle ultime 10: sono numeri inspiegabili per una ex capolista, tra l’altro unanimemente rafforzata e riequilibrata, così tutti ci esprimemmo all’epoca o quasi, per il 4-3-3 richiesto da Lauro a gennaio.

 

Abbiamo già evidenziato che il problema più grande dovrebbe essere quello della tenuta atletica, evidenziando come il cammino della Samb attuale è molto simili alle precedenti due stagioni di Serie D del Porto d’Ascoli.

 

Ma se ci soffermiamo sui tre arrivi di gennaio, notiamo dell’altro. Senigagliesi fu devastante nelle prime tre partite giocate: Sora (con gol), Tivoli e Avezzano (lo definimmo “un’iradiddio“). Dopo, ha alternato buone prestazioni (Chieti, Riccione) a altre inconcludenti (Atletico Ascoli, L’Aquila).

 

Fabbrini è arrivato e i detrattori di De Angelis affermano che non fosse pronto per giocare perché era fermo da maggio. Tuttavia all’esordio da subentrato, contro il Tivoli, fornì subito l’assist vincente a Martiniello sfiorando persino il gol; la domenica successiva, subentrato contro l’Avezzano, strappò applausi al pubblico perché riusciva a portare a spasso mezza squadra ospite; il 4 febbraio, infine, gol contro il Vastogirardi. Da allora non si è più ripetuto a quei livelli, anzi, a volte è stato impalpabile, se si eccettua la mezz’ora finale contro il Chieti.

 

Bontà, infine: per lui vale la stessa critica fatta a proposito di Fabbrini. Fanesi, a tal proposito, ha detto che è da valutare la gestione di Bontà, con una velata critica forse a Lauro ma anche alla gestione atletica del calciatore, che fu immediatamente schierato titolare nonostante non giocasse anche lui dall’anno precedente, escludendo Barberini e, probabilmente, creando qualche crepa. Ad ogni modo non vi è dubbio che la miglior prestazione di Bontà fu contro il Sora, proprio all’esordio, quando si inserì diverse volte in area di rigore, illudendo di aver trovato finalmente la mezzala perfetta per il 4-3-3, e nei 25 minuti di Tivoli (idem) prima della fatale testata con squalifica per 3 turni. Nelle prestazioni successive abbiamo visto un Bontà molto più compassato.

 

Domanda: possibile che i tre nuovi acquisti, arrivati in condizioni fisiche tali, magari non bastevoli per un intero incontro certo, siano oggi, dopo mesi di allenamenti in gruppo, lontanamente assimilabili a quelli che a gennaio ricevevano applausi a scena aperta?

 

Possibile che la stessa cosa la si può dire di Tomassini, Arrigoni, Pagliari, Zoboletti, e lo stesso Battista che in tutto l’arco del campionato fatichi a giocare ai suoi ritmi per 90 minuti?

 

Domande che possono far capire come scaricare le colpe su un capro espiatorio rischi di fuorviare l’intervento della società dai veri problemi a quelli invece più di facciata e semplici da decifrare. L’arrivo di un direttore generale e di un segretario saranno un passaggio importante per affermare l’organizzazione societaria della Samb, per il resto in futuro Massi sarà chiamato a un ulteriore momento di crescita, senza che la stagione in corso venga ritenuta fallimentare da chi soffre di “Azzerite“, come se trent’anni di questa tendenza non avessero insegnato quali siano le conseguenze nel medio periodo. Anche perché De Angelis in questi mesi ha avuto modo di studiare non solo come direttore sportivo, ma anche come dirigente societario che ha conosciuto i molti aspetti di una società calcistica come la Samb, dall’organizzazione interna al settore giovanile, dai rapporti coi media a quelli ambiziosi di rinnovamento delle strutture sportive. Per questo Massi non se ne vuole privare.

 

Occorrerà perciò unire alle capacità del buon padre di famiglia anche quelle dell’interesse primario dei risultati, senza perdere con questo l’entusiasmo che è la sua caratteristica principe e il dono che riesce a trascinare con sé la tifoseria. De Angelis, alla fine, potrà restare o meno ma nel caso di un avvicendamento il nuovo arrivato dovrà perdere ancora del tempo per arrivare, magari, alle conclusioni che De Angelis potrebbe aver maturato nei suoi consigli alla famiglia Massi per l’anno a venire. Anzi, non è detto che un nuovo direttore sportivo si renda conto immediatamente delle stesse eventuali lacune, per usare le parole di Fanesi.


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