
Silvio Perla ad una mostra d’arte
di Walter Luzi
Quella di Silvio Perla è una vita che somiglia molto ad un romanzo d’appendice pieno di colpi di scena. Allo snodarsi di una trama avvincente, e a tratti anche drammatica, paragonabile alle emozioni forti che possono provarsi solo sulle montagne russe. Una alternanza mozzafiato, cioè, fatta di cadute rovinose e risalite vertiginose, di soddisfazione per i successi riscossi e le ansie per i rovesci subiti, oscurati, tutti insieme, indistintamente, da una tragedia immane. Di quelle che segnano. Ma che non condannano alla disperazione per sempre, ma aprono il cuore ad una nuova visione del mondo che non è per tutti. Sugli interessi, i calcoli e le ambizioni fini a sé stesse, per Silvio Perla, per altro, mai prioritarie, prevale l’importanza dei rapporti umani e degli affetti ritrovati, che, con l’armonia e l’unità di intenti, risultano ingredienti indispensabili per costruire ogni vittoria. E per ritrovare, soprattutto, quella pace dell’anima della quale avremmo, tutti quanti, bisogno.

Laboratorio anni ’60-’70
La falegnameria Perla di Pretare
La rinomata falegnameria Perla di Pretare nasce nel 1930 con Orlando Perla, il nonno di Silvio, classe 1909, quando si faceva, per fabbricare porte e finestre, e per eseguire piccoli lavori di falegnameria, tutto a mano.

Orlando Perla

Pasquale, il papà di Silvio Perla

Attrezzature Perla anni ’30-’40
Il suo primo collaboratore è il figlio Pasquale, nato dal matrimonio con Maria Trisciani, una romana dalle origini amatriciane. Proprio a Roma, dove le sue sorelle sono emigrate, Pasquale trova lavoro in una falegnameria, che rileva dopo pochi anni. Ma, alla fine degli anni Cinquanta, decide di tornare al suo paese, a Pretare, dove impianta una falegnameria moderna e ben attrezzata con macchine, per l’epoca, all’avanguardia. Duemila metri quadrati di laboratorio. Una prima pialla Pasquale la realizza artigianalmente con un motore a scoppio “smarmittato”, prima di acquistare, una Scm combinata, firmando cambiali per un milione e mezzo di lire dell’epoca. Sposa Luciana Pompili, un’altra amatriciana di nascita e romana di adozione come la suocera.

Silvio con il papà Pasquale
Silvio nasce nel 1956, prima di Maria e di Massimo, che arriva nel 1962. Il primogenito lavora nell’azienda del padre fin da bambino, senza percepire mai un vero stipendio, ai quali i figli non avevano quasi mai diritto, a quei tempi. Perché il lavoro era, allora, un dovere in una vita piena solo di tanti doveri. Tutti evaporati nel mondo al contrario dei giorni nostri, pieno, al contrario, soprattutto per i più piccoli, solo di diritti. Silvio va a scuola la mattina e a lavorare con lo zio ed il padre, ogni giorno, fino a sera.
Studia all’Istituto per geometri con buon profitto senza smettere di progettare e realizzare piccoli modellini in legno. Persino, sempre fatti a mano, tutti i pezzi degli scacchi. E poi i modellini in miniatura delle tre caravelle di Cristoforo Colombo con tanto di vele. Alla fine del terzo anno molla la scuola, con sconcerto del professor Morganti, il suo insegnante di geometria, che vedendo in lui la stoffa dell’architetto, era disposto persino a pagarglielo lui, di tasca sua, il proseguimento degli studi. Ma il dovere lo chiama. Deve rimboccarsi, infatti, subito le maniche per supplire in azienda, al fianco dello zio Salvatore, alla prolungata assenza del padre.

Silvio con la moglie
I postumi di un grave incidente stradale, tengono, purtroppo, lontano Pasquale dal lavoro per più di cinque anni. Silvio, dal 1973, è iscritto alla C.c.i.a.a. come collaboratore famigliare di impresa artigiana. Infissi, serramenti e arredamenti su misura. In legno, ma anche in ferro. Nella seconda metà degli anni Settanta la ditta di Pretare lavora per clienti prestigiosi. Come ai rinnovi della storica sede della Cassa di Risparmio di Palazzo Bazzani, dell’Esattoria, della Banca d’Italia e, prevalentemente, nelle dimore di signorotti dell’alta borghesia romana, spesso nel quartiere romano di Prima Porta.
Nella segheria produce parquet approvvigionandosi di legname direttamente nei boschi locali: rovere, ulivo, noce, ciliegio, castagno. Ha pochi dipendenti e qualche cottimista. Il giovane Silvio, con pochi soldi in tasca, avrà però sempre nelle sue mani, nella sua testa e nel suo cuore, le capacità e le risorse per poter farsi strada da solo nella vita. L’amore per il fare, e la padronanza dell’arte di fare bene. La sensibilità di saper conoscere e riconoscere, costruire, e apprezzare, la bellezza in ogni sua forma e valore.
L’amore
Quando si conoscono, nel 1977, Palmira Rosati ha quindici anni. È di Piedicava di Acquasanta. Si conoscono al Tabù di Centrale, dove i suoi genitori, appassionati di liscio, vanno a ballare anche loro.

Silvia e Patrizio da piccoli
Locale mitico, il Tabù, per le generazioni che hanno avuto la fortuna di viverlo insieme, senza steccati, all’insegna del sano svago intergenerazionale, in uno dei primi luoghi di ritrovo e da ballo delle nostre zone interne. I due si innamorano a prima vista. Quando Silvio progetta di sposarsi, lo faranno nel 1982, ristruttura ed arreda completamente la sua casa con le proprie mani. Impiantistica e termocamino, interamente artigianale, compresi. Ferro, legno e pietra fuse in armonia. Pavimenti di quercia, travature possenti e caminetti che scaldano le stanze e le anime. Lavorando sodo per sei anni, dalle cinque di ogni mattina fino a notte fonda. Dopo il matrimonio con la sua Palmira, la responsabilità di una famiglia propria sulle spalle lo induce ad andarsene per la sua strada.
Nel 1987 arriva la scissione. Vincendo le titubanze del padre, che lo segue con il fratello Massimo, il chiacchiericcio della gente, e le incertezze del futuro. Ancora ignoto, anche se entusiasmo e voglia di far bene, opportunità e potenzialità, non mancano davvero. Le offerte di un buon lavoro come dipendente non gli mancano di certo, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. Ma non vuole rinunciare agli onori e agli oneri, alla libertà e ai i sacrifici, alle soddisfazioni e alle preoccupazioni, di una attività autonoma. Il padre, come detto, segue i suoi figli nella nuova avventura, ma è costretto a mollare per motivi di salute, sia pur molto malvolentieri, il lavoro a settant’anni. Intanto l’amore di Silvio e Palmira produce bei frutti. Nasceranno Silvia, nel 1988, e Patrizio, nel 1991.
Alti e bassi
Nel 1987, come detto, nasce la Perla Pasquale & figli. Alla falegnameria, Silvio affianca l’ebanisteria. La progettazione e la produzione, cioè, con raffinate tecniche di lavorazione artistica, di manufatti di grande pregio, mobili ed altri elementi di arredo in stile d’epoca, arricchiti di intarsi ed intagli. Il padre lo garantisce con una fideiussione di cinque milioni di lire per finanziare la sua nuova frontiera: il restauro e commercio di mobili d’antiquariato.

Silvio Perla con i suoi applicatori durante i lavori eseguiti al Quirinale
Tre anni dopo, in occasione della sua prima mostra nazionale al Palazzo dei Capitani di Ascoli, ha già un magazzino di quasi ottocento milioni di lire di mobili d’epoca. Ma dagli altari alla polvere, come si ritroverà a passare, purtroppo, più di una volta, il passo si rivelerà assai breve. Nel 1992 un furto su commissione lo deruba di tutto. Miracolosamente la refurtiva viene recuperata dalle forze dell’ordine prima che riesca a varcare i confini nazionali. Il provvidenziale ritrovamento e la restituzione della merce lo espongono però ad un accertamento fiscale da parte della Guardia di Finanza che, sanzionandolo, lo affossa di nuovo economicamente. Montagne russe, lo abbiamo detto, sono state la vita di Silvio Perla.
Passa qualche anno. Quando il peggio sembra ormai alle spalle, gli arriva in testa un’altra tegola finanziaria. 1996. Gli assegni di un suo cliente, girati a pagamento di un acconto per l’acquisto della sua nuova casa di via Pretoriana, diventano carta straccia da un giorno all’altro a causa di un sopravvenuto fallimento. Si impone un altro indebitamento bancario per fronteggiare la nuova emergenza finanziaria. Ancora sulle montagne russe. Su e giù. E ancora su, e poi di nuovo giù. Continuamente. Il suo lavoro e il suo intuito, le sue capacità, lo aiutano a risalire presto ancora la china, ma le disavventure possono arrivare anche per eccesso di fiducia e disponibilità nel prossimo. Una fideiussione firmata a favore di una parente diventa, infatti, un’altra palla al piede per Silvio a causa del successivo tracollo finanziario, e i conseguenti pignoramenti su tutte le proprietà del creditore. Strada di nuovo, per lui, di nuovo, tutta in salita.
Nel 2003 la famiglia di Silvio Perla si trasferisce da Pretare ad Ascoli, nella nuova casa di via Pretoriana. I ragazzi sono cresciuti, le loro esigenze e i loro impegni sono in aumento. Vivere in città viene, ora, più comodo a tutti. Palmira troverà anche un impiego come operatrice ecologica al Comune di Ascoli. Un lavoro umile e pesante che, però, le piace molto, e la gratifica ancor di più. Anche se potrebbe benissimo farne a meno, e continuare a fare la vita della “sciura”. Cambiano la residenza, ma il cuore lo hanno lasciato a Pretare. Ogni fine settimana e festa comandata dell’anno, come ogni estate, infatti, la passano lassù. Terra di montagna, dove è rimasto sempre forte il legame e il richiamo delle radici. Anni felici interrotti da un altro tiro mancino del destino.

Patrizio Perla con la sorella Silvia
Nel 2007 è un grosso incendio, stavolta, nel suo laboratorio/magazzino a rimettere Silvio nei guai. Vanno a fuoco, nottetempo, attrezzature, automezzi dell’azienda, auto d’epoca posteggiate nella rimessa e un grosso quantitativo di legnami stoccati in magazzino. Cinquecentomila euro di danni, origine dolosa accertata, ma autori mai individuati dalle indagini delle forze dell’ordine. Il risultato è che l’assicurazione, accertato il dolo, gli rimborsa solo 44.000 euro, meno del dieci per cento. Un altro danno, un’altra beffa. Un’altra volta a terra. Un altro ko da cui rialzarsi in fretta, per continuare a lottare. Ma il peggio deve ancora arrivare.
La vittoria di Patrizio
Patrizio, il figlio di Silvio, frequenta inizialmente l’Istituto d’Arte, poi cambia per l’Ipsia. Lo studio, a differenza della sorella, non è proprio il suo forte. Poco più che ragazzo cade nella trappola subdola della tossicodipendenza. In famiglia lo sostengono, ma alla fine sono costretti a metterlo spalle al muro. Lui è intelligente e fortemente determinato a ritrovare la retta via smarrita. Ci prova, senza fortuna, un paio di volte. Poi decide di farsi curare nella comunità simbolo della lotta alla terribile schiavitù delle droghe. San Patrignano. È il 2013. Nessuno scommetterebbe un centesimo sulle sue possibilità di farcela. E invece Patrizio riesce nell’impresa di riprendersi in mano la sua vita.
Ce la fa nel calore dei locali della grande forneria della comunità, e grazie a quello, ancora più grande, che sente da casa, quello degli affetti di chi non ha mai smesso di volergli bene. Fatiche e sudori quotidiani vissuti per cinque anni filati, davanti ai forni caldi, gli impasti da preparare e i sacchi accatastati della farina intorno. Con straordinaria determinazione compie un percorso di recupero eccellente, fino al punto di restare un anno in più, lì dentro, come volontario responsabile di quel forno interno. Settanta ragazzi da coordinare nei vari turni di lavorazioni.
«Quando si è arrivati a un certo punto – commenta Patrizio – è fondamentale farsi aiutare. Riuscire a chiedere aiuto e affidarsi a quella mano tesa verso di noi, è il primo passo determinate. Da soli è quasi impossibile farcela. Uscire del tutto da quel tunnel, poi, non è che sia una cosa semplice. Ma, impegnandosi, credendoci, è possibile». L’esperienza di Patrizio ci conforta, e ridà speranza a tanti.
Da San Patrignano esce un altro Patrizio. Diverso. Migliore. Maturo e responsabile. In un forno di Marotta trova subito lavoro. Va a vivere con Valentina. Vogliono presto un figlio. Ignari, ancora, delle tragedie che incombono.

Silvia mascotte a Miss Italia
Il terremoto
Nel 2015, sette anni dopo la sua Luciana, se ne va anche il padre di Silvio, Pasquale Perla. Un altro grande dolore. Al quale si somma, di lì a poco, la tragedia del terremoto. Che cancella vite e paesi, luoghi e passati. La sede dell’attività di Silvio Perla è rimasta ancora in via Angelo Ruffini, 1, anche se l’attività è stata delocalizzata subito dopo il sisma, perché il capannone è collassato su tutte le attrezzature le materie prime e i lavori finiti pronti per la consegna, che conteneva. Tutto intorno Pretare non c’è più. Non c’è più la grande e bellissima casa di Silvio, né quella di suo padre, riscattata dopo la sua morte, nel 2015, né quella ereditata da una delle zie, che avrebbe dovuto essere trasformata, a breve, in un B&B. Un’altra sciagura.
Fanno tardi, come sempre in estate, a Pretare quella notte di agosto, ma rientrano in Ascoli per impegni il giorno successivo. Le scosse le sentono in Ascoli, le telefonate drammatiche che arrivano da lassù li fanno tornare precipitosamente indietro dietro le ambulanze e i mezzi di soccorso che stanno accorrendo a sirene spiegate. Con l’angoscia nel cuore. Destinata a non essere certo mitigata da quello che vedono quando albeggia. La devastazione, la polvere, i feriti, la conta dei vivi, la ricerca affannosa di quelli che non si trovano in un paese diventato un enorme cumulo di macerie. Non hanno più niente i Perla, dopo il terremoto. La falegnameria si sposta in due capannoni della zona industriale Marino di Ascoli, ma deve ricomprarsi di tasca propria tutte le attrezzature. Sono irrecuperabili, infatti, quelle rimaste sepolte sotto le macerie di Pretare, perché non c’è spazio sufficiente per far passare i mezzi con le gru per tirarle fuori.
«Siamo ripartiti senza l’aiuto di nessuno – ricorda Silvio – pagandoci tutto di tasca nostra. La ricostruzione è ancora al palo. Paradossalmente le zone rosse sono risultate, ancora oggi, le più penalizzate».
Il sorriso di Silvia
Una ragazza come Silvia, la figlia primogenita di Silvio e Palmira, si direbbe uscita oggi solo da una magia dell’Intelligenza Artificiale. Un trucco. Perfezione finta. Invece è vera. Bella dentro e fuori. Da sempre appassionata di arte visiva, look ed estetica, sviluppa la sua inclinazione e la sua spiccata personalità, frequentando il Liceo d’Arte “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno e poi formandosi come visagista presso l’Accademia di trucco “Cinecittà” di Recanati. Una struttura che la vedrà prima allieva e poi docente. Per mantenersi, poco più che ragazzina, si guadagna qualcosa servendo pizzette in una pizzeria del centro di Ascoli. Non chiede mancette ai suoi per le sue cose. Vuole essere autonoma, indipendente. Non può sottrarsi, una bellezza precoce e non comune come la sua, alle passerelle dei concorsi di bellezza. È la miss Mascotte, quando non ha ancora l’età minima per poter competere con le più grandi, per una estate, anche sulla ribalta regionale di Miss Italia.

Silvio Perla con la figlia
Ma quel mondo non fa per lei. Non è da lei. E la pianta lì. Anche se è una fuori serie. A due esami dalla laurea triennale in Architettura ad Ascoli molla gli studi. Preferisce lavorare. Successivamente si specializza come truccatrice per spettacoli teatrali e dal vivo presso lo Sferisterio di Macerata. Una professionalità acquisita che mette al servizio di spettacoli teatrali e musicali nei maggiori teatri di Marche e Abruzzo. È truccatrice anche per spot pubblicitari, lungometraggi e shooting. Con la Fly Communications diventa la truccatrice ufficiale di tutti gli attori e performer che si alterneranno sul palcoscenico del teatro Ventidio Basso. Nel 2014 decide di sistemare il piccolo appartamento a Borgo Solestà, acquistato sei anni prima dal padre, per andarci a stare con il suo ragazzo. Ci ha vissuto solo due anni e mezzo. Troppo pochi. Felicissimi.
Fino a quando la luce dentro di lei, e il sorriso sulle sue labbra, non si sono spenti di colpo.
«Era una ragazza da clonare – racconta il padre – esemplare sotto tutti gli aspetti. Sorridente. Solare. Positiva. Gli amici mi dicevano: come la vorrei anch’io una figlia come la tua. Si è aggiustato il suo appartamentino in questo condominio di Porta Cappuccina seguendone personalmente ogni fase. Quando aveva gli operai in quello che era, a tutti gli effetti, un piccolo cantiere, si metteva la tuta da lavoro e dava loro una mano senza problemi. Non chiedeva mai nulla. Amava fare tutto con le proprie forze. La palladiana in giardino se l’è posata in opera da sola. Adorava questa casa. E la vita».
Invece, un brutto giorno, la luce nei suoi occhi, all’improvviso, si spegne. Succede, a volte, inspiegabilmente. Soprattutto quando la vita ti ha dato tutto, e continua a sorriderti ancora. Un sorriso che hai sempre ricambiato con gioia e pienezza. Dolce e sensibile. Forse troppo, in questo mondo imperfetto, sbagliato, avvelenato da egoismo e ipocrisia. Certamente inadatto a una come lei. Assennata. Con grandi sogni da realizzare restando sempre con i piedi ben piantati per terra. Fino a quando qualcosa, che nessuno può capire, si rompe dentro. Dice basta il 15 gennaio del 2019, dopo un mese e mezzo da irriconoscibile. Vinta dall’affacciarsi, improvviso, di spettri che, magari, esistono solo nella sua mente. O, piuttosto, piegata da delusioni della vita che risultano troppo grandi da sopportare, troppo difficili da accettare e smaltire, almeno per una pura di cuore come lei. I suoi genitori le stanno vicini, sforzandosi di capire i motivi più profondi e, forse, inconfessabili, di un disagio evidente senza apparenti e plausibili perché. Ma che può, deve, avere, comunque, una via d’uscita. Quella che Silvia non riuscirà a trovare mai.

La famiglia di Silvio Perla in una foto recente
Oggi
Patrizio Perla non fa più il fornaio a Marotta. «Voglio tornare a casa solo per starvi vicino. Non me la sento di lasciarvi soli, adesso, a te e alla mamma…». Sono queste le poche parole con cui Patrizio, subito dopo la morte della sorella, offre sostegno a suo padre e a sua madre. Parole in grado di cambiare vita e prospettive a tutti. Torna in Ascoli con Valentina e il piccolo Michelangelo, nato nel 2020.
Del lavoro del padre non ne aveva mai voluto neanche sentir parlare. Oggi sembra che lo abbia fatto da sempre quel mestiere. Dal 2019 la ditta si chiama Falegnameria Perla di Silvio, Massimo & Patrizio. Continua ad occuparsi di serramenti e restauri. Di pari passo padre e figlio hanno concepito in comune anche una nuova società, Antichità Perla, a nome di Patrizio, che tratterà esclusivamente opere d’arte in locali nei pressi della centralissima Piazza Roma ad Ascoli. Quest’ultimo, il più giovane, sul lavoro non si risparmia di certo. Anzi. Dimostra passione, dedizione e competenza. È puntuale, responsabile. Ha anche una nuova compagna, Chiara, che ha dato, da poco, un fratellino, Leonardo, a Michelangelo, nato nel 2020. Ogni riferimento nella scelta dei nomi dei figli, quelli di due geni immortali dell’Arte italiana, è, ovviamente, voluto. Del meraviglioso pianeta del mercato dell’Arte, torneremo a parlare ancora, prossimamente, con Silvio Perla, su queste colonne. Lui, in pensione, si fa per dire, dal 2018, continua ad accompagnare il figlio sul lavoro.

Silvio e Patrizio
Ormai si interessa più volentieri soltanto alle mostre e ai mercati dell’Arte. Innamorato, estimatore, esteta più che mercante. I soldi non hanno mai contato più di tanto per lui. Si affeziona, infatti, ai dipinti che compra, alla loro eterna bellezza. Gliene ricorda un’altra che si porta dentro ogni giorno. Dopo la morte di Silvia, lui e Palmira guardano alla vita con altri occhi.
È il dolore più grande per un genitore, quello di sopravvivere ad un figlio. Un dolore che, in questo caso, non può alimentarsi del rimorso per non aver potuto, o saputo, fare di più, ma solo di impotenza attonita per non essere riusciti a scoprire il perché di quella tragica resa, del più straziante degli addii. Un dolore che, dopo, si può tentare di lenire in qualsiasi maniera. Qualcuno ci riesce con la forza della fede. Altri cancellando tutto, con un oblio autoimposto come anestetizzante. Oppure mantenendo sempre vivo, come hanno fatto Silvio e Palmira, insieme al suo ricordo, ogni oggetto appartenutole, ogni sua fotografia appesa incorniciata alle pareti.

Silvio con la moglie Palmira
Tutte rimaste lì dov’erano, così come lei le ha lasciate. Continuando a curare ogni fiore del suo giardino con il suo stesso amore. Sarà quello, da solo, di certo, a farli continuare a sbocciare, quasi miracolosamente in anticipo, ad ogni fine di gennaio. È il conforto di credere nella vita delle persone più amate, che, comunque, continua. Sia pure in un’altra dimensione, quella dei sempre presenti, solo divenuti invisibili, agli occhi di chi resta. È la ricerca di un sollievo che riecheggia nei messaggi che i suoi genitori le dedicano nei primi, tristissimi, anniversari della sua morte.
“…mi ritroverete dove non vi aspettate, tra le note di una canzone, tra le righe di un’emozione… mi ritroverete anche se non volete, mi ritroverete all’improvviso, tra la gente, o in un sorriso… mi ritroverete al davanzale della malinconia, starò guardando il cielo, la vostra stessa luna, starò accarezzando un sogno, il vostro stesso sogno…”.
E ancora: “…ogni sera, al tramonto, nel cuore sorge la malinconia, il silenzio nella notte avvolge l’anima … riaffiorano alla mente frammenti di una felicità perduta … l’assenza di chi non c’è più si fa insopportabile … irrefrenabile desiderio di risentire l’unica melodia in grado di rompere i silenzi nel cuore … la tua voce…”.

Una delle più belle foto di Silvia Perla
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati