
Alessandro Marini e Luciana Barlocci, al centro Paolo Canducci, Giorgio Fede e Marco Giobbi
Mentre tutti i segnali nel centrosinistra conducono al vantaggio, sul fronte della candidatura a sindaco, da parte del pentastellato Giorgio Fede, nel centrosinistra emergono mal di pancia sia all’esterno della “coalizione dei sette”, sia all’interno, e cosa non da poco anche se non è una novità, dentro il Partito Democratico, principale partito della coalizione.
Alessio Marini, presidente del Circolo Nord del Pd di San Benedetto, accusa: «La piega che stanno prendendo gli eventi in vista della definizione del candidato sindaco del centrosinistra, a pochi mesi dalle elezioni amministrative di San Benedetto del Tronto, desta preoccupazione e solleva più di un dubbio. Da una parte c’è un tavolo sempre più ristretto – ormai simile a uno sgabello a tre piedi (si riferisce a maggioranza Pd che ha indicato Marco Giobbi candidato, M5S con Fede e Avs con Canducci, ndr) – impermeabile a ogni richiesta di apertura e confronto. Dall’altra, si moltiplicano i tentativi – proprio da parte di chi fino a ieri dichiarava di voler rifuggire qualsiasi condizionamento esterno – di ottenere una sorta di investitura dai palazzi romani per essere consacrato candidato sindaco» (accusa probabilmente rivolta a Fede, ndr).
«Se non si vuole lasciare la scelta al caso – o peggio, alle alchimie di pochi intimi – l’unica strada è restituire la parola agli elettori. E non si dica che le primarie sono uno strumento divisivo. Oltre a essere parte del Dna del Partito Democratico, basterebbe evitare errori già visti in passato: liste di proscrizione e forzature che hanno finito per escludere, addirittura, chi aveva partecipato regolarmente alle primarie. La credibilità del centrosinistra passa dalla trasparenza, dall’inclusione e dal coraggio di affidarsi ai cittadini. Tutto il resto rischia di essere solo un gioco di palazzo che spalancherebbe le porte di Viale De Gasperi al centrodestra».
E questo sul fronte “interno”. Mentre critiche arrivano anche da chi non è stato invitato al “tavolo dei sette”, ovvero il movimento civico San Benedetto Partecipa!: «Nasciamo con l’obiettivo di costruire un processo unitario nel centrosinistra, mettendo insieme forze politiche, mondo civico e forze sociali. Avs, Pd e M5S hanno invece deciso di procedere diversamente».
«Dopo quasi tre mesi, nonostante la sempre più netta chiusura di quel gruppo, i partiti non sono ancora riusciti a trovare una sintesi, vittime di veti incrociati, fratture insanabili e proposte talmente deboli da non essere riconosciute neppure tra loro. Ad oggi, 20 febbraio, non solo non si è scelto un candidato Sindaco ma neanche si è individuato un metodo di selezione trasparente in grado di mettere d’accordo la totalità delle forze, tanto che da più parti si invoca un intervento gerarchico che costringa i partiti ad un accordo. Si tratta in ogni caso di un indiscutibile fallimento della politica che porterebbe a un esito disastroso e che non è possibile superare perseverando nell’errore» scrivono.
«Appare infatti chiaro che qualunque decisione presa da quel tavolo, indipendentemente dalle qualità umane e politiche dei candidati, sarebbe minoritaria in città. Riteniamo quindi necessario allargare la discussione coinvolgendo forze sufficienti a sostenere convintamente una candidatura forte e autorevole. In caso contrario, si farebbe un enorme favore a chi non aspetta altro che una nostra spaccatura definitiva».
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