Coalizioni a rischio implosione a due mesi dalle elezioni a San Benedetto

NEL CENTRODESTRA si profila un confronto tra Pasqualino Piunti e un esponente di FdI (favorito Gianni Balloni) con l'ex sindaco che vuole proporsi per una clamorosa rivincita sul 2021. A sinistra la proposta di Giorgio Fede di fronte a una difficile unità del Pd e poi del resto della coalizione. Al centro tutto può accadere
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di Pier Paolo Flammini

Sopra Pasqualino Piunti (Lega) e Gianni Balloni (FdI), sotto Giorgio Fede (M5S) e Fabio Urbinati (Pd)

Potrebbero essere elezioni ancora più difficili da prevedere rispetto a quelle già complicate del 2021. Allora c’era un sindaco uscente che si candidava, e almeno il centrodestra era unito e partiva per favorito. Stavolta la caduta anticipata della maggioranza Spazzafumo e la rinuncia dell’ex sindaco a partecipare anche per lo sfaldamento della ex maggioranza, rendono il quadro più complicato.

 

Nel centrosinistra martedì si svolgerà l’Unione del Partito Democratico: qui anche la minoranza sarà presente e il voto domenicale del direttivo (dove non hanno partecipato esponenti della minoranza che sostengono la candidatura di Fabio Urbinati) sarà discusso: ovvero Giorgio Fede, parlamentare del M5S, come candidato sindaco dell’intera coalizione. Sarà un momento fondamentale, perché le critiche della minoranza sono state continue su questa (e altre) impostazioni del segretario Marco Giobbi e del suo gruppo. Come caso estremo vi è la riproposizione del 2021, quando il Pd fu lacerato da una scissione e i candidati furono due, Aurora Bottiglieri appoggiata dal partito e Paolo Canducci dai “Democratici per Canducci”. Non è escluso che non si arrivi a tanto, ma non è facile prevederlo. Dopo il confronto interno sarà la volta del tavolo interpartitico e bisognerà valutare la posizione di Avs, che aveva proposto proprio Paolo Canducci.

 

Nel centrodestra la carta del presidente della Banca del Piceno Sandro Donati è stata bruciata. Nella Lega i mal di pancia sono stati forti, l’ex consigliere comunale Lorenzo Marinangeli ha parlato di nome calato dall’alto ed espressamente da Ascoli. Fatto sta che adesso il confronto è tra la Lega, che ha proposto lo stesso Marinangeli e Piunti, e Fratelli d’Italia, che è il partito di maggioranza relativa della coalizione e che vanta un poker composto da Balloni, Cava, Tassotti e Formentini. Balloni, al momento, è favorito. Una volta che FdI individuerà il proprio nome, si siederà al tavolo con la Lega (e Forza Italia) per arrivare a una sintesi.

 

Ma l’attivismo di Piunti nelle ultime settimane è tale da ritenere che l’ex sindaco voglia tentare la clamorosa rivincita rispetto al 2021: lecito pensare che vorrà l’appoggio di tutta la coalizione, anche se questo implicherebbe per FdI la rinuncia al ruolo di guida del centrodestra cittadino – c’è chi fa pesare tuttavia che i meloniani governano già Ascoli e Ancona – mentre per Forza Italia un boccone non semplice da inghiottire poiché Piunti ha lasciato i berlusconiani sbattendo la porta per dissidi precedenti alle ultime regionali. Dunque un fuoco amico nel centrodestra? Prima bisognerà capire se il candidato è uno solo o, con Piunti che strapperà, due: Piunti stesso e uno di FdI. E chi arriva primo va al ballottaggio.

 

Nel magma del centro civico resta il nome di Nicola Mozzoni, che avrebbe l’appoggio, non si capisce quanto fattivo o soltanto morale, anche del presidente di Confindustria Simone Ferraioli. Il centrodestra potrebbe convergere su Mozzoni novello Donati? Il consigliere regionale Andrea Assenti lo esclude, alla luce dei due flop di sindaci civici degli anni 2000 (Martinelli e Spazzafumo). Il suo nome, oltre a Base Popolare (Leo Bollettini) potrebbe attrarre i nomi dei fuoriusciti della maggioranza Spazzafumo, come Centro Civico Popolare, oppure Azione di Alessandro Bollettini. Ma lo stesso Mozzoni è pronto ad appoggiare eventuali candidati affini e fare il famoso “passo indietro”.

 

Proprio in questi giorni potrebbe ufficializzare la propria candidatura il notaio Maria Elisa D’Andrea, dirigente Samb e Fondazione Sambenedettese e moglie del presidente rossoblù Vittorio Massi. Nulla trapela: l’intenzione è quella di aprirsi all’apporto di altri soggetti (Mozzoni ovviamente, o anche eventuali dissidenti del Pd, gli ex Spazzafumo) oppure cercare il consenso senza mediazioni, puntando sulla chiarezza della proposta e meno sull’apporto dei voti dei candidati consiglieri?

 

 



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