di Emanuela Voltattorni
Da Grottammare, lo scorso 10 marzo, il coro sembrava unanime: “il Pd sta con Loggi” (leggi qui). Evidentemente così non era. O quel monolite presentato si è in qualche modo sgretolato, a ridosso della votazione, oppure i rappresentanti intervenuti avevano parlato in realtà non a nome del Pd ma di una parte del Pd. Senza precisarlo, però.

Fabio Salvi
Nella mattina di oggi Fabio Salvi (sindaco di Venarotta) è diventato il nuovo presidente della Provincia di Ascoli Piceno. Un esito che, considerata l’assenza di San Benedetto – attualmente commissariata e quindi fuori dal voto provinciale – e il peso di Ascoli Piceno nella votazione ponderata (in quanto città grande), storicamente orientata verso il centrodestra, per molti era prevedibile.
A sorprendere, invece, è stata la mancanza di alcuni voti provenienti da sinistra, da quella sinistra che si era manifestata compatta e solida verso il proprio candidato, quando era presente una corrente interna al partito che probabilmente non voleva si ricandidasse Loggi. Numeri alla mano, la mancata partecipazione al voto non avrebbe cambiato l’esito finale; tuttavia potrebbe essere il segnale di un’incrinatura interna che, prima delle votazioni, non si era manifestata apertamente e che ora, al di là delle ragioni che l’hanno prodotta, appare con maggiore evidenza.
E, nell’immediato, pensando al destino politico di Loggi, non può non colpire la singolare coincidenza della data: il 15 marzo, giorno delle votazioni, proprio quello delle celebri “Idi di marzo”. Una coincidenza che, con un pizzico di ironia, sembra quasi richiamare la caduta di chi fino a poco prima appariva saldo alla guida. Magari non della Provincia, ma sicuramente della coalizione di centrosinistra che andava al voto.
In questa tornata provinciale, tornando ai fatti, sono sono mancati i voti della maggioranza di Appignano del Tronto e di una parte della maggioranza di Grottammare (sembrerebbe 6 su 12). Un dato che probabilmente porterà a un’analisi interna al Pd, ma che non potevamo non riportare, lasciando la parola ai protagonisti.

Sara Moreschini
Abbiamo raggiunto telefonicamente la sindaca Sara Moreschini, che ha subito chiarito la sua posizione, netta: né con Loggi né con Salvi. La sindaca ha spiegato passo dopo passo le ragioni della scelta. Loggi, alla sua prima candidatura, aveva promesso un nuovo piano d’ambito che avrebbe escluso Relluce come discarica.
«Poiché il piano approvato la include – continua Moreschini – siamo rimasti delusi e non abbiamo potuto sostenerlo nuovamente dopo la fiducia accordata inizialmente».
Per quanto riguarda Salvi, invece, il problema non sarebbe stato il sindaco in sè, con cui Moreschini ha affermato di collaborare quasi quotidianamente all’interno dell’Unione Montana, ma la sua candidatura nell’ambito del centrodestra e, soprattutto, indicata dal sindaco di Ascoli.
«Fioravanti – conclude Moreschini – nel suo suo ruolo di presidente dell’Anci Marche, riteniamo non abbia tutelato adeguatamente i comuni montani della regione».

Alessandro Rocchi
Per quanto riguarda Grottammare, il risultato del voto ha sorpreso il sindaco Alessandro Rocchi, soprattutto per il fatto che alcuni amministratori riconducibili alla sinistra non abbiano sostenuto il candidato del proprio schieramento, Loggi, favorendo invece il candidato del centrodestra. Sarebbero 6 su 12, come detto, i rappresentanti dell’Amministrazione di Grottammare, dal primo cittadino definiti “riformisti”, di cui parla il primo cittadino.
«Ci aspettavamo una sorta di testa a testa, non questo esito – prosegue -. Era chiaro che questa volta la partita sarebbe stata più difficile rispetto al passato, anche per il peso maggiore di alcuni territori. Però immaginavamo un risultato molto più bilanciato. I numeri, invece, raccontano un’altra storia. I voti ponderati complessivi erano circa 90.000, il che lasciava prevedere una distribuzione più o meno a metà. Il candidato del centrodestra, però, ha superato i 57.000 voti: un dato che suggerisce come una parte dei voti teoricamente attribuibili al centrosinistra non sia confluita su Loggi. Il numero di schede bianche o di astensioni al momento del voto parlano di una vera e propria dispersione dei consensi verso l’altro schieramento».
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