C’è qualcosa che, visto “da dentro”, sembra fuori dall’ordinario. E forse lo è davvero.
Venerdì 27 marzo, in occasione della Notte Nazionale del Liceo Classico, il Liceo “Stabili” di Ascoli ospiterà un evento che supera i confini della tradizionale programmazione scolastica: il debutto teatrale di “Prometeo”, spettacolo scritto e diretto da Bianca Di Sabatino, studentessa sedicenne.
Un lavoro che non solo nasce tra i banchi di scuola, ma che ha già attirato attenzione a livello nazionale, venendo selezionato per il festival di Siracusa. Un risultato raro, che rende questo debutto ancora più significativo.
Lo spettacolo è una riscrittura del mito e della tragedia greca che prende la figura di Prometeo come paradigma per interrogare il presente. La scena si apre nel buio, accompagnata da una frase che suona come una chiave di lettura: “Un coltello non è né buono né cattivo, dipende da come lo usi”. È subito chiaro che il centro della riflessione è il rapporto tra uomo e tecnologia.
Una voce radiofonica annuncia l’ultima forma di intelligenza artificiale mentre il mondo è dominato dal caos. Prometeo entra in scena spaesato, quasi crollando, e si trova davanti a una realtà che non riconosce. Credeva di aver liberato l’uomo donandogli il fuoco, ma scopre che l’uomo è ancora in catene: non più schiavo della natura, ma della tecnologia.
Il linguaggio teatrale si fa fisico e disturbante quando entra un gruppo di danzatori, impegnati in una coreografia frammentata, quasi priva di senso, scandita da clacson e suoni robotici. È l’immagine di un’umanità disarticolata, incapace di orientarsi.
Il tentativo di dialogo tra Prometeo e una ballerina, simbolo dell’uomo contemporaneo, fallisce. Parlano la stessa lingua, ma non si comprendono. È uno dei momenti più intensi: non c’è conflitto, ma incomunicabilità.
Poi arriva la Macchina. Presente fin dall’inizio, immobile e inquietante, prende finalmente parola. Da quel momento il confronto si sposta: non più tra uomo e dio, ma tra Prometeo e un nuovo potere. La Macchina non è malvagia, ma indifferente. È la divinità dell’efficienza, del funzionamento puro, incapace di interrogarsi sul destino umano.
Il Titano prova a difendere il senso della propria ribellione originaria, ma il suo discorso non trova ascolto. E mentre il caos torna a dominare la scena, il fuoco si riduce a cenere. Il mondo sembra avviarsi allo sfacelo. Prometeo crolla, sconfitto, nelle sue stesse catene.
Lo spettacolo colpisce per la maturità dello sguardo e per la capacità di tradurre in linguaggio scenico una riflessione complessa sulla contemporaneità. Non è solo un esercizio scolastico, ma un’opera che pone domande reali: l’uomo è ancora libero? La tecnologia è uno strumento o un nuovo vincolo?
In scena: Antonio Pantanelli, Benedetta Panichi e Tommaso Pertosa. Coreografie di Beatrice Fanini, con Rachele Riti e Gilda Cappelli. Trucco a cura di Carlotta Laganà, aiuto regia Elena Flaiani.
Nel contesto della Notte Nazionale del Liceo Classico — evento che coinvolge scuole di tutta Italia in contemporanea — questo debutto rappresenta un momento particolarmente significativo. Non solo per la qualità del lavoro, ma per ciò che dimostra: che il liceo classico può essere ancora un luogo vivo di creazione, capace di dialogare con il presente.
E forse è proprio questo l’aspetto più sorprendente. Non solo lo spettacolo, ma il fatto che nasca qui, oggi, da una voce così giovane.
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