
Benito Peroni e Assunta Silvestri
di Walter Luzi
È arrivato anche il sindaco Fioravanti a celebrare gli oltre settant’anni di attività del bar-alimentari Peroni di Poggio di Bretta. Uno dei due negozi e ritrovi storici della, oggi, popolosa frazione di Ascoli. Due vecchie osterie diventati poi bar, con annesse rivendite di generi alimentari. Quelle di B’tò e di P’r’cchià. Concorrenti negli stessi settori, a poche decine di metri l’una dall’altra, in paese, dai primi anni Cinquanta fino ai giorni nostri, le due attività hanno attraversato oltre sette decenni di storia paesana, rimanendo sempre in mano alle stesse famiglie. In un contesto dove tutto è cambiato, non necessariamente in meglio, cancellando una civiltà contadina, anime, storie e luoghi, sotto un gigantesco tsunami di cemento.
(Il testo continua dopo le immagini)

Poggesi in gita con don Giulio Balestra

Maria in testa al gruppo dei fedeli poggesi

Maria d’boccador’
Questa è la storia di Benito Peroni, che diventerà presto, per tutti, semplicemente B’tò, di sua moglie Assunta, e dei suoi figli, Giovanna e Claudio, che gestiscono ancora l’esercizio aperto a Poggio di Bretta nel 1953. Il secondo del paese, perché un centinaio di metri più avanti esiste già quello dei fratelli Emidio e Gioacchino Fratoni, della famiglia d’ P’r’cchià. Attività gemella, bar-osteria e alimentari, in cui sono impegnate anche Giuditta Di Nicola e Luigia “Getta” Passaretti, rispettivamente la moglie e l’anziana madre di Emidio, Mimì, Fratoni. Gioacchino Fratoni conoscerà purtroppo, nel 1964, una morte prematura, e per questo entreranno presto al bar e in bottega i due figli di Mimì e Giuditta, Domenico e Gioacchino Jr. che porterà il nome dello zio scomparso troppo presto. La concorrenza fra i bar rivali d’ B’tò e d’P’r’cchià a Poggio di Bretta dura ancora oggi.

Don Amelio Massa
Nonna Ottavia
B’tò è una storpiatura del nome di battesimo Benito, largamente diffuso in Italia durante il trentennio fascista. Benito, B’tò, Peroni nasce appunto nel 1929, discendente della numerosa casata d’ B’n’ditt’, nella campagna di Fosso Riccione. Qui i suoi genitori, Giovanni e Ottavia Santi, coltivano fienagioni e allevano animali. Contadini come i genitori di Assunta Silvestri, classe 1930, Luigi ed Emilia, a Brecciarolo. Benito frequenta fino alla quinta elementare nella scuola di San Filippo. Assunta si ferma invece alla terza. Si sposano davanti a Don Amelio Massa il giorno del ventitreesimo compleanno di Benito, il 30 aprile 1952, a Poggio di Bretta. L’anno dopo vi aprono un’osteria.

La classe elementare di Claudio Peroni a Poggio di Bretta
In quel periodo viene aperta la nuova grande scuola elementare a Poggio di Bretta, dove, fra i primi insegnanti figurano la sorella di Benito, Ginevra Peroni, e suo marito, Vincenzo Silvestri, meglio conosciuto in paese come lu maistre. Insegnano entrambi, infatti, nelle pluriclassi che raccolgono i bambini provenienti da Poggio da Capo, Fosso Riccione e Brecciarolo. Benito e Assunta Peroni avranno due figli. Giovanna nasce nel 1952, Claudio nel 1955. Crescono in bottega, fra i banconi del bar e del genere alimentari attiguo, dove daranno sempre una mano, anche svolgendo altri lavori. Giovanna, infatti, si diplomerà alle Magistrali e sarà insegnante di scuola materna in molti istituti della provincia. Ponte d’Arli, Acquasanta, Pozza, Porto d’Ascoli, Castel di Lama, Spinetoli fra gli altri. Claudio lavorerà come cameriere, dai quattordici fino ai ventidue anni di età, nel ristorante di Giulio Gaspari annesso alla stazione di servizio Esso nella allora, ancora per poco, campagna di Monticelli. Da bambini, Giovanna e Claudio, hanno conosciuto entrambi una delle fortune più grandi.

Benito Peroni brinda con la mamma

Peroni con il figlio Claudio il giorno della prima Comunione
Quella di essere stati cresciuti da nonna Ottavia, la mamma di Benito, che abiterà con loro fino a quando non se ne andrà, nel 1969. Racconterà ai suoi nipotini, fin da piccoli tutte le vicissitudini, spesso tristi, sue e della sua famiglia. Quando erano i più vecchi, quasi sempre, a tramandare la Memoria, a trasmettere i valori più fondamentali, a plasmare caratteri e coscienze, e non ancora, per fortuna, gli influencer. Raccontava della sua gioventù nei campi, il trasferimento dai terreni agricoli di Fosso Riccione, le dolorose perdite prima del marito e poi del figlio ancora giovanissimo. Dolori immensi che non le avevano fatto, però, mai smarrire la sua grande umanità, la profonda saggezza. Né l’amore per la vita.
Briscola, bestia e tressette
Bar Peroni, d’ B’tò, punto di riferimento sempre aperto, praticamente h 24, perché Benito e Assunta abitano al piano di sopra, e, anche durante gli orari della pausa pranzo o cena, qualcuno della famiglia garantisce sempre la presenza dietro i banconi del bar e dei generi alimentari.

Benito con il parroco don Giulio Balestra

Benito e Assunta Peroni

Claudio Peroni scolaro
La chiusura per ferie non è mai esistita nel vocabolario d’ B’tò. Rivendita anche delle bombole di gas liquido, indispensabile nelle cucine di ogni casa, con la metanizzazione ancora di là da venire, e punto di telefono pubblico a servizio della collettività, in un mondo dove non hanno ancora fatto la loro comparsa i telefonini cellulari e sono pochissimi pure i telefoni fissi in ogni casa. Aperti anche dopo cena, fino a ben oltre la mezzanotte soprattutto in estate, quando l’osteria è sempre molto frequentata fino a tardi. Tradizionali le bevute, in buona compagnia con indosso il vestito più buono, della domenica mattina, subito dopo la fine della Messa, e le interminabili partite a bocce della domenica pomeriggio. Chi trova il campo occupato diventa spettatore di accosti e picchiate, e giudice di punti presi e mancati. In attesa del proprio turno ci si scalda con il gioco, gridato e antico, della morra.
La rivalità nel contendersi la clientela in paese, fra i bar-alimentari e i campi di bocce d’ B’tò e d’P’r’cchià, si acuisce in occasione delle feste patronali. Entrambe le attività premono infatti sui festaruol’, i componenti cioè del comitato organizzatore di turno, per ospitare davanti ai rispettivi esercizi gli eventi clou, dunque di maggior richiamo per il pubblico, del programma dei festeggiamenti. In inverno per riscaldare l’osteria si accende una stufa a legna, che fa puntualmente fumo, ma sempre meno di quello prodotto da sigari e sigarette degli avventori, quasi tutti accaniti fumatori. La densa nube di fumo gravita pressoché perennemente nella stanza, quasi a sacralizzare le ricorrenti attese e le conseguenti, febbrili “stirate” della invocata carta vincente. Fra le urla di esultanza di chi vince, e le imprecazioni, spesso le bestemmie, di chi perde.
Non sono protagonisti della partita solo quelli che si siedono al tavolo da gioco, ma anche gli immancabili spettatori assiepati in piedi dietro ciascuno di loro. Opinionisti severi e censuratori implacabili della scelta di ogni carta gettata sul tavolo, giudici senza richiesta e senza appello di ogni strategia adottata dai giocatori. Critiche, polemiche e sfottò incrociati sono continui. Uno spettacolo nello spettacolo. Anche Benito ama farsi una partita quando può. Il suo compagno di coppia abituale è Alfonso Ceci, lu polacche, uno dei grandi personaggi poggesi che segnerà un’epoca con la sua straordinaria passione per il ciclismo. E la cui fama, con la risonanza delle grandi imprese sportive compiute da figli e nipoti, assurgeranno a livello nazionale, e addirittura internazionale, nei decenni successivi.

Benito con Alfonso Ceci

B’tò e signora
I personaggi
Ma Alfonso Ceci è solo il più celebre frequentatore del bar Peroni, che ospiterà negli anni molti altri paesani indimenticati. Giovanna e Claudio Peroni ne ricordano ancora con affetto altri, fra i tantissimi avventori e giocatori abituali del passato nel loro bar. Come l’autorevole Franchì Vagnoni, Emidio Senesi, lu zocch’, il cognato di Gigi Capriotti, o Emidio, pagghia, Corsini. Come Giovanni D’Angeli di Brecciarolo, o il vecchio e saggio Cesare Passaretti, che durante la prigionia di guerra aveva imparato l’inglese e a fare le tagliatelle. E ancora Vincenzo Silvestri, detto, come già ricordato, lu maistre, Giuliano Fratoni, Cesarino Spurio, N’z’luoche, Italo D’Angeli, Cutì, e Primo Silvestri, che per farsi una partita a carte da B’tò, nella sua amata Poggio di Bretta, ci parte apposta da Grottammare, dove si è trasferito per lavoro. A briscola o a tressette nelle stagioni più calde, ma anche a bestia, a tre o a cinque carte, non solo sotto Natale, ma da novembre fino a Pasqua.
In negozio molti alimenti si vendono sfusi a peso. Come lo zucchero, il tonno sott’olio, le sardine sotto sale, il baccalà secco, la cioccolata a pezzetti, la conserva di pomodoro, oltre ai tradizionali insaccati affettati al taglio.

Le antiche cassettiere per la pasta
La pasta sfusa viene custodita nell’apposita credenza a cassetti con il vetro trasparente che permette di intravvederne il tipo: pennette, fusilli, spaghetti, boccolotti, ma anche il riso. Anche da B’tò come in tutte le rivendite di generi alimentari dell’epoca i clienti possono acquistare a credito, annotando gli importi delle varie spese effettuate su un apposito quadernetto e rimborsando poi a fine mese il dovuto. Fiducia nel prossimo che non ce la fa, solidarietà ed etica oramai scomparse. Così come il baratto, assai diffuso fino alla fine degli anni Sessanta, quando molti contadini, a giugno, estinguono i loro debiti portando in pagamento sacchi di grano. Perché Poggio di Bretta era essenzialmente contadina.
Il boom edilizio indiscriminato dei successivi anni Settanta cancellerà la sua anima nobile, ed una civiltà, senza tener fede alle promesse di benessere ed emancipazione per la frazione, che l’aumento verticale del numero dei residenti avrebbe dovuto comportare.
Le gite con Maria d’Boccador’
Gli affari vanno benone e, nel 1970, Benito e Assunta ampliano lo stabile, spostando il campo di bocce sul retro a una quota più bassa. Su quell’area viene edificata una seconda ala con abitazione a primo piano ed ampliamento dei locali commerciali al pianterreno. Al piano inferiore ricavano una ampia sala biliardo, che all’occorrenza può ospitare anche riunioni e, sotto elezioni amministrative, gli immancabili comizi elettorali dei politici locali a caccia di preferenze in cambio di promesse.

I viaggi di Assunta

La Btona durante una gita

La B’tona è donna forte e risoluta. Ha preso, da subito, lei in mano la rivendita di alimentari, perché il marito, spesso e volentieri, per le varie lavorazioni stagionali delle coltivazioni e dell’allevamento di animali preferisce andarsene nella campagna natìa, a Fosso Riccione. Un rapporto, il loro, bonariamente “conflittuale”, come lo definisce la figlia Giovanna: «Mia madre si lamentava spesso – ricorda – perché babbo la faceva lavorare troppo, ma poi finiva per obbedirgli sempre in una comunità di intenti che era totale, e che non è mai venuta meno. Non solo. Non tollerava mai che noi figli, o chiunque altro, contestasse le decisioni prese dal marito. Vostro padre ha ragione, ci diceva sempre lei per tacitare ogni nostra protesta. Ne capisce sicuro più di voi…».
Funzionava così una volta, quando il mondo era migliore. In compenso Assunta non si perderà mai una gita organizzata in paese. Partendo da sola ovviamente, insieme alle tante amiche compaesane, e lasciando a badare al bar e al negozio di alimentari il marito e i figli. Ne organizzeranno diverse, nel corso degli anni, la parrocchia di Don Giulio Balestra, o le varie associazioni ad essa collegate. Tantissime altre, invece, le organizzerà la leggendaria Maria d’ Boccador’, al secolo Maria De Angelis, coniugata Dora.

Maria durante una gita

Donne poggesi in gita con Maria al centro

Una delle gite con Maria al centro

Poggio di Bretta a San Pietro
Classe 1922, era semi-analfabeta perché aveva potuto frequentare le scuole solo fino alla prima elementare. Aveva sposato Giovanni Dora nel 1954, e gli aveva dato tre figli, Teresa nel 1955, Antonio nel 1957, e Vittorio nel 1960. Parlava solo il dialetto, e non aveva certo potuto, di umilissime origini com’era, girare il mondo. In compenso era dotata di una umanità immensa, e di uno spirito di iniziativa non comune per l’epoca, con quella sua vocazione innata per l’organizzazione dei viaggi, delle gite, antesignana dei moderni tour operator.
Partecipanti di ogni età ed occupazione salivano, infatti, entusiasti sui suoi pullman, sempre con tutti i posti disponibili puntualmente esauriti con largo anticipo, diretti verso tutti i santuari più famosi e venerati delle vicinanze: Santa Rita, San Gabriele, la Madonna del Lambro, Loreto, Assisi, fino a San Giovanni Rotondo, luogo sacro dedicato a Padre Pio, il santo di Pietralcina. Ma anche verso le città d’arte come Roma, Pompei, Firenze, luoghi si svago come Gardaland o Mirabilandia, o le isole Tremiti e l’Elba, fra le altre destinazioni preferite dalla vulcanica Maria d’ Boccador’. Giovanna Peroni si sposa nel 1978 con Mauro Quartaroli. Nel 1979 nasce Ugo, che sarà medico farmacista e apprezzato scrittore di libri gialli. Nel 1989 arriva anche Anna, oggi insegnante di Lettere. Nel 1998 l’ultimo rinnovo. La vecchia osteria Peroni, divenuto bar negli anni Settanta, si modernizza ancora con un deciso restyling.

Claudio Peroni nel bar appena rinnovato

Giovanna con il papà il giorno del matrimonio

Claudio Peroni da ragazzo
Il negozio di generi alimentari viene ampliato e ottimizzato assumendo i connotati in un piccolo ma ben fornito minimarket. La grande distribuzione ha già trasformato il mondo in una mega società dei consumi, e anche B’tò cerca di stare al passo con i tempi. Poggio di Bretta ha smarrito la sua genuina anima contadina, ora la cementificazione indiscriminata lo ha trasformato in un gigantesco quartiere dormitorio, dove non mancano problemi e carenze. Il cambio epocale, anche di esercizi e passatempi, non ha risparmiato neppure il bar d’B’tò. La gente che viene a giocarsi la bevuta a briscola e a tressette ai tavoli del bar è sempre di meno.
Ora hanno inventato il videopoker on line, e quelle maledette slot machines mangiasoldi che rovinano la gente. I flipper e i videogames hanno scalzato i campi di bocce. Gli echi delle grida della morra sono un lontanissimo ricordo. Biliardo e biliardino sembrano ormai quasi pezzi di antiquariato, e il pieno nel bar si registra solo grazie alla pay-tv in occasione delle partite di calcio più attese trasmesse in diretta. La socializzazione, dentro e fuori dai locali pubblici, è quasi azzerata, ma il bar-alimentari Peroni resiste nonostante le difficoltà portate dalla globalizzazione dei consumi imposta dai tempi moderni.

Nozze d’oro

Nonni e nipoti


Benito con la figlia e il nipote

Benito con i suoi due nipoti
Le sue porte continuano a restare aperte, come sempre, tutti i giorni dell’anno. Anche se i due grandi vecchi della famiglia sono già partiti entrambi. Assunta se ne va per prima, nel 2018. Benito la segue due anni dopo. Giovanna e il marito Ugo, da quando sono in pensione, sono i primi collaboratori di Claudio.
«La gente continua a supplicarci di non abbassare per sempre la serranda anche noi, come fanno quasi tutti oggi – ci dice Giovanna Peroni – raccomandandosi di non lasciarli soli anche noi in questo paese dove, pian piano, sta venendo meno tutto…».

Il sindaco premia Peroni

Giovanna e Claudio Peroni davanti al bar d’ B’tò a Poggio di Bretta
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