Lascia il segno l’anteprima nazionale di “Lo chiamava Rock&Roll”, film su: amicizia, libertà e speranza (Video)

GROTTAMMARE - Tante emozioni al Teatro delle Energie per l’anteprima nazionale di Lo chiamava Rock&Roll: un film intenso e inclusivo sull’amicizia e la libertà, girato nelle Marche e pronto a sbarcare nei cinema dal 16 aprile
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di Emanuela Voltattorni

 

C’è un’emozione rara, autentica, che resta addosso dopo l’anteprima nazionale di Lo chiamava Rock&Roll. Si percepiva in teatro, nel silenzio attento del pubblico, negli sguardi rivolti allo schermo, perfino sul palco, quando sono saliti gli attori che avevano visto il film per la prima volta. Lo chiamava Rock&Roll è un’opera che sorprende per la sua delicatezza, per la sua capacità di toccare corde profonde senza mai indulgere nella drammaticità. Con la traduzione LIS e i sottotitoli presenti dall’inizio alla fine, la pellicola sceglie inoltre di essere accessibile, coerente fino in fondo con il suo sguardo umano e inclusivo.

 

Il cast sul palco dell’anteprima

Ma non è un film sulla disabilità. È, prima di tutto, un film su un’amicizia. Su una strada percorsa insieme. Su due vite che si incontrano o, forse, per meglio dire, che si scontrano per caso e si accompagnano, tra schiettezza, ironia e quella libertà interiore che diventa il vero cuore del racconto. È un film che chiama le cose con il loro nome, perché «questa è l’amicizia», quella che sa anche lasciare andare. E lo fa con leggerezza, con ironia, con quella sincerità disarmante che attraversa tutta la pellicola, grazie alla prova attoriale di Nicola Nocella, che invade lo schermo e che si riconosce anche nello sguardo del regista Saverio Smeriglio: uno sguardo delicato, mai invadente, capace di accarezzare anche il dolore senza trasformarlo in spettacolo.

 

È un film che parla di amicizia, speranza e libertà interiore. Racconta il coraggio di provarci, anche davanti ai limiti più grandi, senza arrendersi e senza avere sempre una strada già tracciata. Il suo messaggio più forte sta proprio qui: la vita non si controlla, si attraversa, insieme. Con tenacia, fiducia e un po’ di Rock&Roll nel cuore. Non a caso, dal palco, il regista ha detto con emozione: «Oggi possiamo dire ce l’abbiamo fatta».

 

E poi ci sono le Marche, che non fanno solo da sfondo, ma diventano parte viva del racconto: da Ancona a Cupra Marittima, passando per Massignano, Foce di Montemonaco e il lago di Gerosa, Lo chiamava Rock&Roll attraversa luoghi visitati insieme alla moglie e scelti dal regista con cura, restituendo al pubblico un microcosmo di tesori nascosti. Tra questi c’è Cupra Marittima, con il fondamentale requisito di avere la Bandiera Lilla, che è protagonista di uno dei passaggi centrali del film. «Dal 16 aprile la piccola Cupra sarà in tutti i grandi schermi d’Italia», ha dichiarato il sindaco Alessio Piersimoni, ricordando che il film è stato acquistato da Medusa e sarà distribuito in tutto il Paese.

 

Ma, sotto la leggerezza e sotto l’ironia, che restano il vero filo conduttore dell’opera, arriva anche la profondità. E arriva nel momento finale del viaggio, quando una lapide diventa luogo di dialogo, in cui film e vita reale si intrecciano: le riprese sono state segnate da lutti. Federico Richard Villa ha ricordato sul palco suo fratello Alessandro (ricordato nel finale) e la sua prima fisioterapista “Jay”. Mentre Saverio Smeriglio ha ricordato il padre Salvatore, scomparso nel 2020. A lui e a Matilda, la figlia nata durante la lavorazione, è dedicata l’opera.

 

Il pubblico durante l’anteprima al Delle Energie

Sul palco l’emozione è stata continua, ma spesso alleggerita dall’ironia, la stessa del film. Il regista ha scherzato dicendo di non aver pianto «al terzo minuto», prendendo in giro il fratello Stefano (producer), che aveva scommesso il contrario. Ma dietro le risate, che avevano alleggerito la tensione, c’era la prova più importante: capire se il film fosse davvero pronto a incontrare il suo pubblico. E il pubblico, all’anteprima, ha risposto con grande partecipazione, con applausi e con quelle «nuche che si muovevano» osservate dal regista per intuire le reazioni durante la visione.

 

Dopo la prima visione, Nicola Nocella, che ha guardato il film commuovendosi fino alle lacrime, ha parlato di gratitudine e bellezza; Ivana Lotito ha confessato di sentirsi ancora «sconquassata», colpita dall’urgenza autentica del film, da quel bisogno di dire qualcosa che non ha nulla a che fare con numeri e marketing; Caterina Silvia ha parlato di una storia universale che la tocca anche personalmente; Mauro Montovoli ha ricordato la magia del cinema vissuta da spettatore, auspicando che il passaparola aiuti il film a fare «il suo giro di rock».


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