Quando il terremoto del 24 agosto del 2016 devastò Arquata del Tronto, Pescara del Tronto soprattutto, e decine di frazioni dell’entroterra piceno, non si sbriciolarono solo paesi e abitazioni. Quella notte di 10 anni fa crollarono scuole e luoghi simbolo e a vacillare furono le certezze, le abitudini quotidiane e il senso stesso di identità di un territorio.
In quei giorni drammatici, mentre il territorio cercava di comprendere la portata della tragedia, c’era chi aveva già intuito che la ricostruzione non sarebbe potuta partire soltanto dal cemento. Prima ancora di rialzare gli edifici, bisognava ricostruire le persone. E per farlo servivano luoghi di incontro, relazioni, normalità e soprattutto speranza.

La visita del Presidente Mattarella nella scuola da campo allestita dalla presidente Patrizia Palanca
Per questo la storia di Patrizia Palanca, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Acquasanta Terme e Arquata del Tronto dal 2007, è diventata una delle pagine più significative della rinascita del cratere sismico. Una storia che le è valsa l’appellativo di “preside della ricostruzione” e che nel 2017 è stata riconosciuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (la consegna a febbraio 2018).
L’ufficio in auto e la scuola nella tendopoli
La notte del 24 agosto 2016 la dirigente si trovava nella sua abitazione di Acquasanta Terme.

La scuola nella tendopoli
«Ero a casa quando la terra ha tremato. La mia abitazione è stata distrutta. Appena sono riuscita a uscire ho capito che era successo qualcosa di terribile. Il mio pensiero è andato subito ai miei ragazzi, perché sapevo che molti vivevano proprio nelle zone più colpite e più popolose come Pescara del Tronto e Capodacqua».
Poche ore dopo era già in viaggio verso Borgo di Arquata, dove era la scuola.
«La scuola non c’era più, così come l’albergo che si trovava davanti. Con il passare delle ore il timore è diventato certezza. Molti bambini avevano perso familiari, la casa, i loro punti di riferimento. Avevano perso tutto».
In quel momento Patrizia Palanca comprese che la scuola avrebbe dovuto assumere un ruolo che andava ben oltre la didattica.
«Ho capito subito che dovevo fare qualcosa per restituire loro il sorriso e la speranza. Bisognava farli stare insieme, creare aggregazione, mantenere viva una comunità dispersa in un territorio vastissimo che continuava a tremare. Se si fosse persa la scuola, il territorio non sarebbe più ripartito. Senza la scuola non ha alcun senso ricostruire».
Con la propria casa inagibile e gli uffici scolastici inutilizzabili, trasformò la sua automobile in una postazione operativa itinerante. Da lì coordinava insegnanti, personale scolastico e famiglie sfollate, spostandosi continuamente tra le diverse località colpite dal sisma.
«Ottenni una deroga per iniziare le lezioni prima dell’avvio ufficiale dell’anno scolastico. Eravamo il 26 e il 27 agosto. Nell’aria c’era ancora la polvere delle macerie e noi già facevamo scuola nella tendopoli».
Ridare ai bambini il senso della normalità

Patrizia Palanca con gli studenti durante una visita guidata alla Rai
Quella scelta rappresentò molto più di una semplice ripresa delle attività scolastiche. Tra le tende e i moduli provvisori, la scuola tornò a essere un luogo sicuro. Un punto di riferimento per bambini e ragazzi che avevano vissuto traumi profondissimi.
Tra i ricordi che ancora oggi la commuovono c’è quello di un bambino estratto dalle macerie della propria abitazione.
«Aveva perso i nonni e una cuginetta. Continuava a chiedermi del suo pesciolino rosso. Lo chiedeva con insistenza, quasi per esorcizzare la realtà terribile che aveva colpito la sua famiglia».
Con il supporto di psicologi e insegnanti iniziò un lungo lavoro di ricostruzione emotiva attraverso attività didattiche mirate.
«Dovevamo far ritrovare ai ragazzi l’interesse per la scuola, per il lavoro di gruppo, per il futuro. Dovevamo restituire loro la speranza. Ho cercato di trasmettere il concetto di resilienza, facendo capire che anche negli scenari più spettrali poteva esistere qualcosa di bello».
Quel “qualcosa di bello” poteva essere un viaggio, una gita, un’esperienza condivisa.
«Accettavamo tutte le opportunità che ci venivano offerte. Siamo andati a Milano, abbiamo partecipato all’anteprima dello Zecchino d’Oro. Per quei ragazzi era importante tornare a vedere il mondo e devo riconoscere che abbiamo avuto tantissimi aiuti, non solo materiali, e vicinanza».
Ma poteva essere bello anche qualcosa di apparentemente semplice.
«Anche il suono della campanella aveva un significato enorme. Sentire il tempo scandito dalle lezioni era quanto di più vicino a un ritorno alla normalità».
Per aiutare alcuni studenti particolarmente traumatizzati vennero adottate anche soluzioni organizzative speciali.
«Alcune attività furono organizzate a Porte d’Arli di Acquasanta perché per alcuni bambini era impossibile salire sul pullmino e passare davanti alla propria casa distrutta. Quel dolore era ancora troppo forte».

Papa Francesco accolto ad Arquata dalla preside Palanca
L’abbraccio di Papa Francesco e il riconoscimento del Quirinale
Tra i momenti più intensi di quel periodo ci fu la visita di Papa Francesco ad Arquata del Tronto.
Il Pontefice raggiunse la tendopoli in forma riservata, incontrando i bambini e le famiglie colpite dal sisma. Ad accoglierlo fu proprio Patrizia Palanca, in rappresentanza di una comunità scolastica che, nonostante tutto, aveva scelto di restare.
L’impegno della dirigente non passò inosservato neppure al Quirinale.
Nel novembre 2017 il Presidente Sergio Mattarella le conferì l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per la sua instancabile dedizione all’integrazione della comunità scolastica marchigiana a seguito del terremoto dell’ottobre 2016”.
Un riconoscimento che la dirigente ha sempre considerato collettivo.
«Mattarella, durante una visita, mi disse di essere rimasto colpito dal clima di serenità che si respirava nella nostra scuola nonostante intorno ci fosse soltanto distruzione».
Il legame con il Presidente della Repubblica fu subito stretto e sincero. Citò l’esempio della scuola di Arquata e la stessa Patrizia Palanca, mostrato un disegno fatto dai bambini, simbolo di speranza e di futuro per il Paese. Il disegno raffigurava la loro nuova scuola sognata e colorata dopo il sisma. Mattarella ha chiuso l’augurio di fine anno invitando tutti a fare propri i sogni di quei bambini per ricostruire l’Italia.
«Il giorno dopo, il primo gennaio 2017, mi telefonò personalmente per ringraziarmi. A novembre la chiamata per consegna dell’onorificenza».
E ancora oggi ci tiene a precisare:
«Quel riconoscimento non appartiene soltanto a me. È il riconoscimento del lavoro straordinario svolto dagli insegnanti, dal personale scolastico e dai collaboratori che, pur avendo la possibilità di andare altrove, decisero di restare accanto ai ragazzi e alle loro famiglie».
«Quando nessuno mi vedeva, piangevo»
Per mesi Patrizia Palanca è stata un punto fermo per centinaia di persone. Ma dietro quella forza si nascondeva la stessa paura vissuta da tutta la comunità.
«Io trasmettevo sicurezza agli altri, ma quando nessuno mi vedeva piangevo. Ero terrorizzata come tutti loro. Solo che non potevo permettermi di mollare».
Una frase che racchiude il senso più profondo di quella esperienza: «Ero consapevole che non si poteva ricostruire nulla senza la scuola».
Un’eredità che continua
Dopo l’esperienza nel cratere sismico, Patrizia Palanca ha proseguito il proprio percorso alla guida del Polo Tecnico Professionale “Fermi-Sacconi-Ceci” di Ascoli Piceno fino al pensionamento. Oggi dirige la sede ascolana dell’Its Academy ed è impegnata anche nella vita pubblica cittadina come consigliere comunale.
Ma il metodo maturato tra le macerie di Arquata e Acquasanta non è mai stato abbandonato.
Quando il mondo della scuola si è trovato ad affrontare l’emergenza della pandemia e della didattica a distanza, quella lezione è tornata attuale: mettere al centro le persone, non gli edifici; non lasciare indietro nessuno; fare della scuola una comunità prima ancora che un luogo fisico.
Perché, come insegnò la “preside della ricostruzione”, si possono perdere le aule, le case e perfino un intero paese. Ma se resta la scuola, resta anche la speranza di ricominciare.
FOTOGALLERY
- Patrizia Palanca riceve l’onorificenza dal Presidente Mattarella
- Il Presidente Mattarella
- Un momento dell’attività didattica
- Al Ministero per attività didattiche digitali
- Con il direttore Montesarchio del Mim, per piantare gli ulivi
- La visita dell’allora presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrin

































