La nuova amministrazione comunale è chiamata a mettersi al lavoro e a dare avvio all’attività istituzionale. A sollevare la questione è la consigliera comunale Maria Elisa D’Andrea (“Merito di più!”), che punta il dito contro i tempi di insediamento delle commissioni consiliari e contro l’assenza, al momento, del Documento unico di programmazione.

Maria Elisa D’Andrea al campo Ciarrocchi, 10 maggio 2026
«La città ha atteso e pazientato per l’insediamento della Giunta e del Consiglio comunale, concedendo il tempo necessario alle prime fasi di riorganizzazione, ma adesso è tempo di lavorare», afferma D’Andrea, evidenziando con preoccupazione il fatto che le commissioni consiliari non siano ancora state insediate. A questo si aggiunge, sottolinea la consigliera, la mancata presentazione del Documento unico di programmazione.
A destare ulteriori perplessità è anche la tempistica del prossimo Consiglio comunale. Secondo quanto riferito da D’Andrea, sulla base di notizie di stampa, la seduta potrebbe essere convocata soltanto alla fine di settembre. «Una tempistica inaccettabile», sostiene la consigliera.
Il problema, secondo D’Andrea, non riguarda soltanto la convocazione dell’assemblea cittadina, ma il complessivo rallentamento dell’attività consiliare. «Ad agosto non è stato fissato alcun incontro e rimandare i lavori per la fine di settembre significa paralizzare l’attività consiliare», afferma, richiamando anche quanto previsto dal regolamento comunale in merito al Question Time, che dovrebbe svolgersi ogni quindici giorni.
«Se il primo Consiglio comunale si terrà a fine settembre, sostanzialmente, per due mesi, il Consiglio comunale sarà stato inattivo senza affrontare pubblicamente le criticità, le scelte e le decisioni fondamentali per questa nostra città», sostiene la consigliera.
Nel mirino finisce anche l’intenzione della maggioranza, riferita da D’Andrea, di preparare mozioni per promuovere confronti al di fuori del Consiglio comunale e quindi delle sedi istituzionali. Una scelta che la consigliera contesta apertamente, rivendicando il ruolo dell’assemblea eletta dai cittadini.
«Ritengo che questo modo di agire svuoti di significato le recenti consultazioni elettorali e mortifichi la democrazia», afferma D’Andrea. «Il dibattito sui temi che riguardano la città deve svolgersi all’interno della prima e massima assemblea cittadina, il Consiglio comunale, che è pubblica e aperta a tutti, e non altrove. Dopo, tutto il resto».
Un intervento, dunque, che pone al centro i tempi di avvio della nuova attività amministrativa e il ruolo del Consiglio comunale come sede principale del confronto politico e istituzionale.














