«Uno scempio». È con queste, nette, parole che un fedele del territorio diocesano ha segnalato alla redazione di Cronache Picene un’altra opera d’arte sacra riconducibile al Centro Aletti, lo spazio artistico e spirituale fondato e diretto dal controverso ex gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik. Una segnalazione che mostra come il caso sollevato qualche giorno fa dal nostro giornale (vedi articolo in fondo) stia suscitando interrogativi e malumori tra la locale comunità dei credenti.
L’opera in questione si trova nella parrocchia San Niccolò di Acquaviva Picena. Secondo la descrizione fornita dal sito web del Centro Aletti, nel maggio 2025 è stata realizzata una parete in pittura nell’oratorio, con le scene della Dormizione della Vergine e della Guarigione del paralitico. Nel gennaio 2026 è stata invece completata una parete in mosaico con la scena del Buon Pastore.
Un elemento va però precisato con attenzione. Se per il mosaico presente nella cattedrale Madonna della Marina di San Benedetto è documentata e certa la partecipazione diretta dello stesso Rupnik, non altrettanto si può affermare per l’intervento di Acquaviva. In questo caso, infatti, gli elementi disponibili consentono di ricondurre il lavoro allo Studio Aletti, ma non di stabilire che vi abbia materialmente partecipato Rupnik. Potrebbe, dunque, trattarsi di un’opera realizzata dal suo team.
Una distinzione che non cambia, però, il nodo sollevato dalla segnalazione. Perché lo Studio Aletti non è una realtà estranea alla vicenda del sacerdote sloveno: è il contesto artistico e spirituale con il quale Rupnik è stato per anni strettamente identificato e nel quale sono nate numerose opere destinate a chiese e luoghi di culto in tutto il mondo.
Ed è proprio per questo che la segnalazione assume un peso particolare. A rivolgersi alla redazione non è stato un osservatore esterno, ma un fedele assai radicato nella comunità cattolica locale. «Uno scempio». Una parola forte, che restituisce la misura del disagio che la presenza di opere riconducibili all’ambiente di Rupnik può provocare anche tra il Popolo di Dio del territorio diocesano.
Rupnik, tra gli esponenti più conosciuti dell’arte liturgica contemporanea, è stato travolto tra il 2022 e il 2023 dalle denunce di diverse donne per presunti abusi psicologici e sessuali. Dopo l’uscita dalla Compagnia di Gesù nel 2023, sulla sua vicenda è stato avviato un procedimento canonico presso il Dicastero per la Dottrina della Fede, affidato a un tribunale composto da giudici esterni alla Curia. Il procedimento non si è ancora concluso con una sentenza definitiva.
Nel frattempo, il caso ha assunto dimensioni internazionali anche sotto il profilo della gestione delle opere dell’artista. La recente decisione del Santuario di Lourdes di coprire i mosaici realizzati da Rupnik ha riportato prepotentemente la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, anche in coincidenza con la visita di Papa Leone XIV, durante la quale il Pontefice ha posto particolare attenzione al tema degli abusi nella Chiesa e ha incontrato privatamente alcune vittime.
La scelta di Lourdes ha aperto un interrogativo che riguarda ormai molte Diocesi: cosa fare delle opere realizzate da Rupnik o dal suo ambiente artistico? Coprirle, rimuoverle, conservarle, oppure separare il valore dell’opera dalla vicenda personale dell’autore?
Una domanda che, alla luce della nuova segnalazione, riguarda oggi anche il territorio della Diocesi Truentina. Non una, ma almeno due realtà ecclesiali ospitano infatti opere legate allo Studio Aletti: la Cattedrale di San Benedetto, con un’opera realizzata direttamente da Rupnik, e la parrocchia San Niccolò di Acquaviva, dove sono presenti gli interventi pittorici e musivi riconducibili al suo Studio.
Per il momento, la Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto non ha assunto una posizione pubblica sulla nuova segnalazione, né risultano decisioni relative alla copertura o alla rimozione delle opere.
E mentre a Lourdes si è scelto di mettere le opere di Rupnik dietro una barriera fisica, nel Piceno resta tutto com’è. Con una domanda che, dopo questa nuova segnalazione, diventa inevitabilmente più difficile da eludere: come intende comportarsi la Chiesa locale davanti alla presenza, nei propri luoghi di culto, di opere direttamente realizzate da Rupnik o riconducibili al suo ambiente artistico?
La vicenda, del resto, non è nuova per la Chiesa locale. Nel luglio 2025 Cronache Picene aveva sollevato interrogativi dopo la partecipazione di alcuni sacerdoti della Diocesi a un ritiro spirituale al Centro Aletti di Roma. La Diocesi aveva difeso quella scelta, sottolineando che il procedimento canonico riguardava Rupnik e non il Centro Aletti né gli altri religiosi e ricordando l’assenza di una censura ecclesiastica nei confronti della struttura. Anche il vescovo Gianpiero Palmieri aveva rivendicato la legittimità dell’iniziativa.
In Riviera c’è un’opera di Rupnik, a Lourdes i suoi mosaici vengono coperti
Iniziativa “sui generis” della Diocesi: preti in preghiera nel centro dello “scandalo Rupnik”















