Gli stati generali
della Cisl Marche:
«Ecco il sindacato del futuro»

COLLI DEL TRONTO - Presente anche il segretario nazionale confederale Angelo Colombini: «La nostra organizzazione deve rilanciare sempre più un ruolo di prossimità, come punto di riferimento nei luoghi di lavoro per contrattare diritti e riaffermare l'idea di una società capace di solidarietà, di accoglienza e di bene comune»
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Un momento della convention al Casale

Oltre 250 partecipanti, tra operatori e dirigenti, hanno dato vita all’Hotel Casale di Colli del Tronto ai lavori della Conferenza Organizzativa della Cisl Marche, occasione di riflessione, rilancio e rendicontazione sull’azione sindacale nella nostra regione. In apertura il segretario generale Sauro Rossi e il segretario regionale Marco Ferracuti hanno illustrato il percorso degli ultimi sei anni della Cisl marchigiana, sottolineando “la necessità di un’azione più incisiva nelle periferie lavorative, sociali e territoriali”. Cristiana Ilari, segretaria regionale Cisl Marche, ha condotto la tavola rotonda “Mondi altri”, dialogando con gli ospiti Roberto Frullini (Federsolidarietà), Giulia Atipaldi (Freewoman Onlus), e Stefano Giustozzi (GAL Sibilla) sui nuovi scenari di azione condivisa in tema di welfare e tutele.

Quattro i gruppi di lavoro attivi, per altrettanti focus: fare organizzazione in un sistema integrato; irrobustire e qualificare la contrattazione sociale; estendere, attraverso la contrattazione aziendale e territoriale, le tutele sui luoghi di lavoro; costruire nuove alleanze sociali. Il segretario confederale della Cisl Nazionale, Angelo Colombini, ha concluso i lavori ripercorrendo il percorso intrapreso in questi mesi dalla Cisl e che culminerà nella Conferenza Organizzativa nazionale che si terrà a Roma dal 9 all’11 luglio. «Quella marchigiana è una tappa importante in questo sforzo che non è solo una verifica del lavoro degli ultimi anni, ma anche l’idea di partenza di cosa sarà la Cisl nei prossimo futuro. – ha affermato Colombini – Un futuro che è legato al ruolo che il sindacato avrà nei luoghi di lavoro e nelle periferie territoriali, lavorative e sociali. Questo vuol dire creare le condizioni per essere interlocutori capaci di dialogare con le imprese, con i lavoratori e con la politica, riaffermando un modo di fare sindacato per il bene comune. La nostra organizzazione – ha concluso Colombini – deve rilanciare sempre più un ruolo di prossimità, come punto di riferimento nei luoghi di lavoro per contrattare diritti e riaffermare l’idea di una società capace di solidarietà, di accoglienza e di bene comune».


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