Il coraggio di imporsi con un mestiere antico: “Sibillana” chiamata al convegno europeo

SIBILLINI - Giulia Alberti ed il marito Alessandro Vittori hanno creato l'azienda in una frazione montana di Montefortino, al confine tra Piceno e Fermano, iniziando a filare lana di cane per poi allargarsi alla pecora sopravissana, in via di estinzione. Il passo successivo, aprire una fattoria didattica 
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Giulia Alberti e Alessandro Vittori durante una lezione

 

 

di Maria Nerina Galiè

Da “Vitamine in azienda”, il progetto che la Fondazione Carisap ha realizzato insieme con la Fondazione Edoardo Garrone, ad essere tra i protagonisti, oggi 9 aprile, di “European wool Exchange”, l’evento organizzato in Spagna dall’omonima Fondazione, allo scopo di valorizzare la lana in tutti i suoi aspetti più nobili (nel pomeriggio il collegamento con il “Museo del Traje”).

 

E’ la storia di “Sibillana” e della “Fattoria La Rocca”, impresa a conduzione familiare – e nel vero senso della parola – che ha sede a La Rocca di Montefortino, al confine tra Piceno e Fermano, e nella quale si sono cimentati per pura passione Giulia Alberti ed il marito Alessandro Vittori.

 

Alla manifestazione, il cui tema quest’anno è incentrato sull‘aspetto sociale della lavorazione della lana e su quello didattico, parleranno della loro esperienza nella filatura di lana di pecora Sopravissana, razza in via di estinzione, e del “Piccolo museo della lana” che hanno realizzato per metterlo a disposizione di famiglie e scolaresche.

 

Ma la storia di Giulia e Alessandro affonda le radici in tempi in cui la vita isolata, in un bel borgo di montagna sembrava una scelta meno coraggiosa di ora. Qualche anno fa, hanno deciso di lasciare la comoda vita cittadina, per “ritirarsi” tra gli splendidi panorami dei Sibillini, dove hanno iniziato a filare la lana di cane, con un vecchio telaio, l’antico mestiere tramandato dalla nonna di lui e l’amore gli amici a zampe. Quasi inaspettatamente si sono ritrovati a realizzare il sogno di tante persone, da tutta Italia.

 

Dall’attività che li ha resi famosi all’esigenza di strutturarsi come azienda, il passo è stato breve, ma il tragitto faticoso e tanti gli ostacoli. Inutile citare le conseguenze del terremoto, tra cui il rischio di spopolamento e isolamento per le aree interne, poi, il colpo di grazia, la pandemia.

 

Ma gli artigiani non si sono persi d’animo ed hanno continuato a cavalcare l’onda delle loro emozioni, facendo crescere il lavoro ed aprendo, appunto, le porte della loro “Fattoria”.

 

Rimasto invariato lo spirito: far rivivere antiche artigianalità, valorizzando tradizioni perdute in un territorio che un tempo era meta e non rifugio. Il loro “credo”: produrre filati “in purezza”, evitando ogni intromissione di sintetico, seppure permessa dalla legge, utilizzando solo tinte naturali e procedure non inquinanti anche se più economiche e meno laboriose, come la “carbonizzazione”.

 

Se il mercato capirà ed assorbirà i loro prodotti? Giulia e Alessandro ci sperano, ma intanto porteranno uno spaccato dei Sibillini alla conoscenza di un pubblico internazionale. Non a caso, Alberto Costa, presidente della Fondazione spagnola che ha organizzato l’evento di oggi, si è già autoinvitato nella loro fattoria.


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