Quarantacinque anni di Stones e amicizia: Underground, il sogno nato sui banchi di scuola

SAN BENEDETTO - Storia della tribute band dei Rolling Stones più longeva d'Europa. Dall'incontro tra Benedetto Mandolini e Marco Salotti alla scuola "Sacconi", a fine anni '70, agli oltre 300 concerti. Dai momenti speciali con Mick Taylor e Bill Wyman fino al live all'interno del carcere del Marino: «Il più toccante in assoluto. In quel momento abbiamo capito davvero quanto la musica possa superare barriere ed abbattere muri, anche quelli più difficili»
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Gli Underground oggi

 

di Luca Capponi 

 

Quando si sono conosciuti, Benedetto (Mandolini) e Marco (Salotti), avevano solo 12 anni. Siamo alla fine degli anni ’70, tra i banchi della scuola media “Sacconi”. Sarebbe facile, dopo tutto questo tempo, sfoderare il classico “chi l’avrebbe mai detto che” ma…come fare altrimenti? Sì, perché all’epoca nessuno poteva immaginare di rivederli, quasi cinquant’anni dopo, sullo stesso palco, con lo stesso strumento, con la stessa band da record. Nel nome di un amore giovanile mai sopito, quello per i Rolling Stones.

Ottobre 1980, la prima foto. All’epoca erano in quattro. Da sinistra: Betto Mandolini, Andrea Tullii (che ha poi lasciato la band), Maurizio Barbizzi e Marco Salotti

 

«Il gruppo è nato precisamente nell’autunno del 1980 a San Benedetto, proprio in un periodo in cui il panorama musicale stava cambiando. Ci siamo incontrati e spinti dalla passione per gli Stones abbiamo avuto l’idea di ricreare la loro magia sul palco. All’epoca non immaginavamo di arrivare a festeggiare 45 anni di attività, ma la passione e la determinazione ci hanno portato fin qui».

 

A parlare è proprio Benedetto, a pochi giorni da un anniversario speciale: era il 20 gennaio 1981, infatti, quando gli Underground si esibivano per la prima volta dal vivo sul palco del cinema-teatro “Pomponi” (oggi  “Concordia”), proprio di fronte alla cattedrale della Madonna della Marina.

 

«Visto che qualche mese prima ci fu il terremoto dell’Irpinia, il Comune, in collaborazione con Giocondi Strumenti Musicali, organizzò una serata di beneficenza dove si esibivano gli artisti locali per una raccolta fondi. Questo live resta uno dei nostri ricordi più belli», va avanti Mandolini.

 

Un marchio a fuoco della loro vita artistica che, ad oggi, ne fa la tribute band di Jagger e soci più longeva d’Europa. Non ancora del mondo, però, perché il simbolico fregio, per soli due anni, è appannaggio degli Streetfighter, formatasi nel 1978 a New York.

L’incontro con Mick Taylor, penultimo da sinistra

 

Ma ciò non sminuisce assolutamente la portata di quanto fatto negli anni dagli Underground: Alberto Gasparrini (voce, chitarra e armonica), Marco Salotti (voce, chitarra, sitar, lap steel, dulcimer), Maurizio Barbizzi (basso), Luciano Augello (batteria e percussioni), Cristian Santroni (piano e organo hammond) e Betto Mandolini (voce e chitarra).

 

«Nel corso degli anni abbiamo fatto più di 300 concerti, davvero tantissimi – continua Mandolini -. Quello più emozionante in assoluto è stato quello all’interno del carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli. Portare la nostra musica in un luogo così particolare, incrociare gli sguardi e percepire le emozioni delle persone presenti è stato qualcosa di profondamente toccante. In quel momento abbiamo capito davvero quanto la musica possa superare barriere ed abbattere muri, anche quelli più difficili mentre il concerto più bello sarà sicuramente…il prossimo».

Mandolini con Bill Wyman

 

A suggellare un’attività così intensa non sono mancati i momenti speciali. Quelli che restano impressi a vita.

 

«Ho incontrato Bill Wyman con la sua band al Lucca Summer Festival, dopo la sua uscita dai Rolling Stones nel 1991 – va avanti -. Il concerto ha dimostrato come, anche lontano dal gruppo, abbia continuato a vivere la musica con la stessa intensità. Alla fine dello spettacolo si è avvicinato alle transenne per firmare autografi e, in mezzo a tante persone, ho avuto la possibilità di farmi una foto con lui. Un momento semplice, ma indimenticabile. Mick Taylor invece l’ho visto a Pescara, in un piccolo cinema, insieme ad altri due componenti degli Underground, Marco e Maurizio, in una dimensione raccolta e speciale. Il concerto è stato un viaggio tra rock e blues suonato con grande intensità. A fine concerto, con un pizzico di sana sfacciataggine, siamo andati nei camerini per farci autografare i dischi: un ricordo bellissimo».

 

«I Rolling Stones, invece, li ho visto dal vivo sei volte, ma il concerto più memorabile è stato il primo, l’11 luglio 1982 allo stadio Comunale di Torino – ricorda Mandolini -. Quel giorno, oltre a godermi il concerto, l’Italia è diventata campione del mondo di calcio, rendendo quella serata davvero indimenticabile».

Salotti e Mandolini sul palco

 

Indimenticabile come la produzione discografica di quella che è considerata la rock band più amata di sempre.

 

«È difficile scegliere il miglior disco dei Rolling Stones, ma uno dei miei preferiti è “Exile on Main Street” per la sua atmosfera unica e cruda – ammette -. Il mio brano preferito è sicuramente “Gimme Shelter“, la sua energia, l’intensità emotiva e l’atmosfera lo rendono indimenticabile, sia per chi lo ascolta sia per chi, come noi, lo suona. Dal vivo invece, amo suonare “Midnight Rambler” perché ha un’energia unica. Tra i brani meno noti direi che “Moonlight Mile” ed “I Got The Blues” sono molto sottovalutati, ma hanno una bellezza straordinaria».

 

Infine, un pensiero sulla situazione, spesso discussa in ambito musicale, relativa alle tribute band.

 

«Chi critica, non considera che il lavoro nasce dalla passione – conclude Mandolini -. Le tribute band permettono di far rivivere la musica di grandi artisti, portandola anche in luoghi dove gli originali non potrebbero mai esibirsi, inoltre permettono di mantenere viva la musica di artisti purtroppo scomparsi, regalando al pubblico la possibilità di sentirli ancora vivi. Per noi, questo è il vero significato di una tribute band: emozionare, omaggiare e far vivere la musica senza confini».


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