di Marco Braccetti
Con meno clamore rispetto al suo “cugino” di via Mare, anche nel sottopasso di via Virgilio si registrano seri problemi di infiltrazioni. L’opera che connette il versante nord di viale dello Sport con il lungomare è da mesi alle prese con l’acqua. Anche quando non piove da giorni, sul fondo del sottopasso sono sempre presenti ristagni, con l’asfalto umido e viscido.
Tutto questo, ovviamente, causa ripercussioni sul fronte della sicurezza stradale, non consentendo un attraversamento in piena tranquillità, soprattutto per chi si sposta su due ruote. Finora la situazione non ha mai raggiunto livelli eclatanti, come avvenne la scorsa estate in via Mare, ma per prendere il toro per le corna non occorre arrivare al limite.
Certo, i precedenti non sono entusiasmanti. Anche nel più noto sottopasso portodascolano, infatti, i problemi di infiltrazioni d’acqua proseguono. Con buona pace dell’Università di Chieti, con cui l’amministrazione Spazzafumo aveva stretto una partnership (consulenza da 15mila euro) per individuare delle soluzioni. Su questo fronte, l’ultima notizia ufficiale risale allo scorso luglio, quando i tecnici teatini fecero sapere che nel sottopasso sarebbero stati installati dei “piezometri”, particolari strumenti utili a monitorare costantemente la falda.
L’ammodernamento dei sottopassaggi (a iniziare da quello di via Mare, ma non solo) sarà sicuramente uno dei temi e delle promesse che animeranno l’imminente campagna elettorale per le amministrative. La speranza dei cittadini è che queste non siano, ancora una volta, promesse da marinaio.
Intanto, soprattutto in caso di maltempo, i sottopassi sambenedettesi rappresentano sempre un “tallone d’Achille” della viabilità urbana. L’argomento è stato affrontato nel corso di un recente incontro pubblico, che ha visto come relatore l’ingegner Roberto Paoletti, vicedirigente dei Vigili del Fuoco.
«Quando piove intensamente, i sottopassaggi si riempiono d’acqua e molte persone non si rendono conto del livello raggiunto – spiega Paoletti –. Entrano comunque e rimangono bloccate. A quel punto per noi scatta un’emergenza che richiede un intervento di soccorso immediato». Da sole o con il supporto dei soccorritori, le persone riescono a mettersi in salvo, ma il veicolo resta lì.
Non mancano i casi in cui, nonostante una segnalazione evidente, il pericolo venga ignorato. «È capitato che un sottopasso fosse chiaramente interdetto, con nastro segnaletico rosso e bianco, eppure qualcuno riesce comunque a passare e finisce in difficoltà», aggiunge il funzionario.
Una situazione che riporta alla ribalta il tema della prevenzione. Sistemi automatici di chiusura, come sbarre che si abbassano al superamento di un determinato livello dell’acqua, potrebbero rappresentare una risposta concreta. «Le sbarre automatiche esistono – conferma Paoletti – ma purtroppo in molti casi non sono installate. I fondi disponibili potrebbero e dovrebbero essere indirizzati anche verso questo tipo di interventi, per aumentare la sicurezza e ridurre il rischio per i cittadini e per chi è chiamato a intervenire nei soccorsi».
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