di Andrea Pietrzela
Al mattino presto, quando arriviamo nella sua edicola in piazza Bolivar, Pietro Federici è già impegnato a svuotarla, sistemando gli ultimi giornali e riviste. Il giorno prima, domenica 15 febbraio, è stato l’ultimo della sua attività: a quasi 64 anni, lo storico giornalaio di Villa Pigna va in pensione.

Pietro Federici l’ultimo giorno nella sua edicola
Anche quando sta portando via le ultime cose, con il chiosco ormai chiuso, la gente passa ancora a salutarlo. Prima marito e moglie, poi un amico che porta a spasso il cane: «Volevo offrirti l’ultima colazione, mi hai anticipato anche stavolta. Ci mancherai».
Riferimento per la comunità e per tutto il territorio di Folignano, Pietro, ascolano della Piazzarola, è stato il punto di incontro dei pensionati e del quartiere. L’edicola è il primo contatto della mattina, e trovare una persona sorridente nonostante l’alzataccia di ogni giorno è – era – incoraggiante e rassicurante.
«Adesso sono un po’ amareggiato, un po’ triste – dice lui – È difficile lasciare tutti questi miei clienti, perché ho avuto tante belle parole da tantissime persone. E questo mi ripaga di tutto il lavoro svolto e di tutto l’impegno che ci ho messo.
Per aprire alle 6 e mezza, mi alzavo ogni mattina alle 5 – racconta – Suonava la sveglia, venivo qui, facevo un giro di consegne, colazione e poi aprivo l’edicola. Oggi non c’è più gente che vuole fare questo lavoro, secondo alcuni è troppo impegnativo – dice rattristato – Ma questo non è un lavoro pesante: è un lavoro in cui devi alzarti presto la mattina e arrivare alla sera. E non ci sono feste: il sabato si lavora e la domenica si lavora».
Insomma, Pietro è stato sempre presente a Villa Pigna, tutti i giorni, durante gli ultimi 36 anni: 21 passati nella vecchia edicola all’incrocio (oggi chiusa), poi 15 anni in piazza Bolivar. La sua edicola è stato il luogo dove mamme e nonne hanno introdotto i piccoli nel gioioso mondo delle figurine, delle sorprese e dei fumetti. Anche il punto informativo per i viaggiatori o i nuovi arrivati che non sanno come funziona la casetta dell’acqua, posizionata lì accanto, come raccontano gli “Amici dell’edicola” e gli “Amici del bar Mantonè”.
«La possibilità di lavorare ancora qui, se uno volesse, ci sarebbe – assicura Pietro – Qui siamo in un ambiente di 8.000 persone, bisogna solo avere la voglia di lavorare. È da un anno cerchiamo di vendere, ma non ci siamo riusciti. Colpa della tecnologia? Non c’erano più i guadagni di dieci anni fa, ma si stava ancora bene. Spero sempre che il Comune riesca a trovare una persona che riesca a far ripartire l’attività», il suo appello.
Intanto, da lunedì scorso, l’edicola di Villa Pigna è chiusa. E resterà tale, almeno per il momento. Co Pietro che lascia nel quartiere un pezzo di cuore:
«Tornerò assolutamente a trovare tante persone, magari adesso un po’ più tardi rispetto al solito (ride, ndr). Ho un bel gruppo di amici che stavano qui con me, e che non vanno abbandonati. Anche stamattina sono passati a salutarmi, sono cose belle che mi porterò dietro. Noi eravamo abituati, in certi periodi, quando c’erano le fave o ci andava di fare gli arrosticini, a metterci qui intorno all’edicola in 30-40 persone. Ultimamente abbiamo mangiato la porchetta: non so in quanti eravamo, ma non meno di 60-70 persone».
A Pietro brillano gli occhi quando ricorda quei momenti: «Questa non era solo un edicola, ma anche un punto di aggregazione – racconta con un misto di commozione e orgoglio – Ci sentiamo su WhatsApp, abbiamo un gruppo con circa 40 persone. Quando avrò tempo verrò a trovarli, ora che non avrò più tanti impegni». Perché anche se l’edicola ora è chiuso, i legami che questo piccolo angolo di Villa Pigna ha creato rimangono. Sia nel cuore di Pietro sia in quello degli ascolani che ogni giorno passeggiano per piazza Bolivar.
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