L’ultimo saluto ad Evandro Maravalli: «Non avremmo mai immaginato tutto questo dolore»

ASCOLI - Nella chiesa dei Santi Simone e Giuda di Monticelli i funerali del ragazzo trovato morto insieme alla fidanzata in una tenda accampata lungo il Tronto. Le parole commosse dei genitori Rosaria e Fabio. Il vescovo Palmieri: «Quando vediamo una tenda, non giudichiamo ma impariamo a guardare chi c'è dentro»
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di Elena Minucci

 

Sono giorni di dolore ad Ascoli. Ieri, giovedì 26 febbraio, l’ultimo saluto a Maria Alejandra Nigrotti (leggi qui), oggi in tanti hanno voluto salutare Evandro Maravalli, il 29enne ritrovato senza vita insieme alla sua fidanzata, all’interno della tenda sotto il ponte, lungo le sponde del fiume Tronto, nella zona sottostante via San Serafino da Montegranaro, a Porta Cappuccina.

L’ingresso della chiesa durante il funerale

 

Due tragedie che hanno colpito l’intera comunità che anche oggi non è voluta mancare per l’ultimo saluto a Evandro, riempiendo la chiesa dei Santi Simone e Giuda del quartiere di Monticelli, in un silenzio carico di commozione. Sulla bara una foto di famiglia insieme alla mamma Rosaria, al papà Fabio e alla sorella, simbolo dei momenti condivisi nella vita del ragazzo. Presenti alle esequi anche il sindaco di Fioravanti insieme agli assessori Di Nicola, Ferretti, Brugni ed al presidente del Consiglio comunale Bono.

 

A celebrare il funerale il vescovo Gianpiero Palmieri: «Oggi è il giorno del dolore, chiediamo a Dio di accogliere l’esistenza del figlio Evandro nelle braccia del Padre. Stringiamoci l’uno con l’altro, come comunità e come città. Sentiamo il bisogno di testimoniare il desiderio di vita per Evandro e per tutti i piccoli che il Signore ci permette di aiutare. Il vangelo ci ricorda le parole di Gesù:”Tutto quello che il Padre mi dà, io lo accoglierò”. Ognuno di noi, viene dalle mani di Dio e a Lui ritorna. Il figlio non giudica nessuno, ed è colui da cui non possiamo separarci ma su cui ci possiamo affidare».

Evandro Maravalli

 

«Ognuno nasce da una realtà, spesso difficile, ma con un desiderio profondo di famigliaha proseguito Palmieri -. E chi nasce senza avere questo desiderio, può sperimentare il coraggio e la determinazione di chi sceglie di avere una famiglia, soprattutto per chi è piccolo e povero. Come comunità e come città vogliamo essere uno spazio familiare per tutti. Per Evandro, il bisogno di famiglia era vivo: insieme ad Alessandra e al bimbo che aspettavano si erano creati una tenda, uno spazio loro. Preghiamo per loro, anche per il bambino che crescerà con Dio. Viviamo questo dolore, lasciando che nel cuore fiorisca un desiderio di bene sempre più forte, per diventare sempre più una famiglia per tutti. E ricordiamo che quando vediamo una tenda, non giudichiamo ma impariamo a guardare chi c’è dentro».

 

Commoventi e piene di dolore le parole di mamma Rosaria e papà Fabio, che hanno voluto dire grazie a tutti coloro che sono stati vicini al loro figlio ma anche raccontare la loro sofferenza.

 

«Non avremmo mai immaginato di dover vivere tutto questo, né di dover accettare questo dolore le loro parole -. Evandro, tu e tua sorella eravate nei nostri sogni: venti anni fa abbiamo iniziato un viaggio oltreoceano con il desiderio di adottare due bambini. Una storia che ha rivoluzionato la vostra e la nostra vita. Avevi 9 anni, nonostante la tua età così piccola, eri già segnato da tanta sofferenza. Poi la vita è andata avanti tra gioie e dolori. Tu mostravi, però, uno stato di inquietudine e sofferenza. Qualche anno fa abbiamo capito che ti sentivi stretto, volevi la tua libertà».

 

«In parallelo, se qualcosa non siamo riusciti a farlo, nel lungo cammino c’è sempre stato qualcun altro ad accompagnarti – hanno continuato -. Abbiamo sentito un pesante macigno sulle spalle anche per il forte eco che si è generato intorno alla vicenda. L’unica cosa che potevamo fare è stata quella di chiedere di rimanere in silenzio: per te, per la tua ragazza e per la creatura che non ha avuto la possibilità di venire alla luce».

 

«Presi dalla sconforto e dalla troppa pressione, inizialmente eravamo più propensi a fare una cerimonia più ristretta – hanno detto ancora i genitori di Evandro -. Invece ogni giorno abbiamo ricevuto un’enorme vicinanza da parte di tantissime persone che conoscevano questa storia, che hanno condiviso con te, Evandro e con noi tanti momenti felici e tristi, che conoscevano le tue doti, le tue passioni, i tuoi desideri, le tue fragilità. Tante persone che stanno soffrendo con noi, ci hanno detto che la tua partenza è stata così sconvolgente, da farli sentire come se fossero stati privati di un figlio loro. Per questo, non abbiamo voluto privarli della possibilità di donare un ultimo saluto».

 

«Ma la tua storia non è finita – hanno concluso– . La tua storia continua, continua nei cuori di chi ti ha voluto bene e di chi ti ha aiutato in tanti momenti particolari della tua vita. Con tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato il tuo vissuto, il filo della tua storia si è rotto, si è spezzato tante volte, ma ogni volta c’è stato qualcuno che ha preso quei pezzi sparsi ed ha cercato di farti ritrovare il filo della tua vita. Per tanti anni l’abbiamo trovato noi, poi da un certo punto, altri hanno hanno cercato, per come hanno potuto, a ricomporlo. Questo è stato l’altro motivo per cui abbiamo scelto di rendere aperta questa celebrazione, per ringraziare tutti quelli che negli anni ti hanno voluto bene e hanno cercato di darti una mano e un sostegno».

 

 

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