
Alcuni libri di scrittori sambenedettesi o che vivono o hanno vissuto nell’hinterland sambenedettese
di Pier Paolo Flammini
La recente indicazione dell’ultimo romanzo di Alcide Pierantozzi nella dozzina semifinalista del Premio Strega è in qualche modo la prova provata che, dalle parti del Tronto, ci deve essere una originale miscela di creatività letteraria che ha pochi equivalenti – considerando il relativo numero di abitanti dell’area sambenedettese. Non che il Premio Strega sia una certificazione di qualità (il critico Gianluigi Simonetti ha scritto qualche tempo fa un saggio da non perdere al riguardo), ma, nella polverizzazione della comunicazione (anche) letteraria lo Strega ha aumentato la propria rilevanza grazie a una riconosciuta funzione di sintesi che influenza i lettori e che, quantomeno, consente un dibattito pubblico sui libri finalisti.
Pierantozzi, nato a San Benedetto, residente a Colonnella, classe 1985, aveva esordito già giovanissimo con “Uno indiviso” e poi ha pubblicato altri romanzi ed è attivo nell’ambiente letterario con recensioni e articoli; è vissuto per molti anni a Milano. Forse l’ultimo romanzo, “Lo Sbilico“, è quello più sincero e meno artefatto rispetto ad alcuni che lo avevano precedut, e ha già riscosso un buon successo di pubblico che l’inserimento nella dozzina finalista non potrà che ampliare (ma anche la critica lo ha apprezzato: il mio booktuber preferito, Marco Cantoni, lo aveva inserito al secondo posto dei libri italiani migliori del 2005).
Pierantozzi è però solo l’ultimo caso di scrittore sambenedettese (anche se, dati i confini risicati della città, essa va a coincidere con la “Riviera delle Palme” fino ai lembi abruzzesi) salito agli onori delle cronache letterarie nazionali. Il nome più recente è stato Fabio Bacà: vive e lavora a San Benedetto, in precedenza residente ad Alba Adriatica, anche lui giunto ai vertici dello Strega con “Nova” (nella cinquina finale – e così anche al Premio Campiello – e a parere dello scrivente avrebbe meritato il primo posto), ha alle spalle tre romanzi pubblicati con Adelphi, buone vendite e ottima critica (forse un po’ meno per l’ultima pubblicazione). Bacà ci rimanda a Giorgia Tribuiani, per stretta parentela: anche lei di Alba Adriatica ma ora residente a Pescara, oltre a romanzi (l’ultimo, “Pezzi”, appena pubblicato) è molto attiva con la saggistica perturbante e nelle scuole di scrittura a valenza nazionale. (Sia Bacà che Pierantozzi sono in buoni rapporti con Donatella Di Pietrantonio, lei però non del Marcuzzo ma pienamente abruzzese, di Penne, una delle scrittrici italiane in grado di riempire i teatri per le presentazioni e vincitrice dell’ultima edizione dello Strega).

Silvia Ballestra
Al di qua del Tronto, il nome che viene automatico è quello di Silvia Ballestra: esordiente con Transeuropa già a poco più di 20 anni con il celebre “La Guerra degli Antò” è stata protagonista dei rinnovamento della letteratura italiana negli anni ’90 e poi autrice di molte opere ambientate proprio nelle basse Marche, come “I Giorni della Rotonda” a San Benedetto senza dimenticare l’esordio che raccontava le impavide gesta di quattro punk di Montesilvano. E se si cita Silvia Ballestra non si può che fare il nome di Emidio Clementi, suo amico in età giovanile: autore dei testi e voce del gruppo indie di culto “Massimo Volume” sempre a partire dai Novanta e poi romanziere apprezzato. Per entrambi, ormai due certezze del panorama delle lettere italiano, si annunciano nuove e imminenti pubblicazioni. Clementi, di origine ascolana, ha però respirato fin da bambino l’aria sambenedettese.
Della stessa generazione ma avvezza a frequentare il genere fantascientifico è Nicoletta Vallorani, nata ad Offida e vissuta a San Benedetto, autrice di numerose opere ma, come Silvia Ballestra, da tempo residente a Milano (anche se negli ultimi anni la necessità di vivere nei centri italiani più importanti sembra ridotta rispetto a qualche decennio fa, forse grazie alle tecnologie che riducono il bisogno di vicinanza geografica).

Matteo Trevisani
Più giovane ma non meno affermato è Matteo Trevisani, da annia Roma dove conduce una intensa attività letteraria fino al lavoro nella casa editrice Mercurio. Dalla sua ha alcuni celebrati romanzi a partire dall’esordio del “Libro dei Fulmini” del 2016 a cui sono seguiti il “Libro del Sole” e il “Libro del Sangue”, nei quali non mancano riferimenti a San Benedetto. Più o meno della stessa generazione di Trevisani è Matteo Grilli, quest’ultimo in realtà di Spinetoli (ma vive a Milano), che si è mosso tra horror e una letteratura che richiama ai manga e a una miscellanea di tecnologia e dialetto marchigiano. E se parliamo di horror facciamo un salto nel noir più classico con Nuela Celli, autrice di diversi romanzi (il prossimo 7 giugno una suo racconto sarà allegato alla Gazzetta dello Sport su scala nazionale).
C’è anche chi ha avviato una casa editrice, a differenza di Trevisani, rimanendo in provincia come la “Di Felice Edizioni” di Valeria Di Felice, di Martinsicuro, che riesce ad emergere anche nella narrativa (a proposito di Strega, Di Felice è riuscita a piazzare diversi volumi nell’elenco iniziale proposto allo Strega dagli “Amici della domenica”, sia per la narrativa che per la poesia).
Spostandoci leggermente più a nord, dalle parti di Cupra Marittima, e nel campo della poesia, ecco Eugenio De Signoribus, considerato una delle voci più importanti della poesia italiana contemporanea (di rilievo la produzione fiabistica di suo fratello, Antonio). Non possiamo quindi non citare Enrica Loggi, nata a Monsampolo ma da tempo residente a San Benedetto, una delle poetesse più apprezzate d’Italia.

Alessandro Pertosa e Lucilio Santoni
A Cupra vive il sambenedettese Lucilio Santoni, poeta, scrittore e, come piace a lui definirsi, “agitatore culturale”. Tantissime le sue opere fino a una recente produzione che il critico Filippo La Porta ha definito un nuovo genere letterario: né poesia, né romanzo, né diario, né saggio, ma una commistione di tutti questi elementi (imperdibile a tal riguardo il suo “Cristiani e Anarchici“). Santoni insieme all’amico Alessandro Pertosa, di Rotella, ha costituito un sodalizio solido (e anarchico) approdato di recente su L’Osservatore Romano. Pertosa si muove tra saggistica filosofica e teatro con apprezzamenti non solo nazionali.
Ascolano ma sambenedettese di adozione è il giornalista e scrittore Mario Di Vito, che dopo alcune pubblicazioni noir ha scritto alcuni saggi importanti sul periodo delle Brigate Rosse e gli Anni di Piombo.
Ci sono altri scrittori che purtroppo non hanno ottenuto una attenzione nazionale ma le cui opere avrebbero meritato sicuramente maggiore seguito. A volte infatti la provincia resta tale e l’eco risulta confinato nello spazio di origine. Ad esempio “Radio 102” di Gianfranco Galiè, recentemente ripubblicato, è una storia sulla radio libera di San Benedetto che se fosse scritta a Roma o Milano sarebbe un best seller generazionale. Oppure le ultime pubblicazioni di Antonella Roncarolo, come “Malgrado questa fine del mondo” (sulla promozione in Serie B della Samb nel 1956, un piccolo gioiello) e “Quel silenzio in fondo al mare” (sul naufragio del Rita Evelin), hanno un valore che va ben oltre gli stretti confini cittadini.
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