Riceviamo dal Presidente Fondazione San Giacomo della Marca, Massimo Valentini, e pubblichiamo:

 

«L’abbandono delle aree interne rientra nei vasti processi delle disuguaglianze che si stanno attuando da tempo a livello planetario. Certamente la sostenibilità è il tema centrale per l’attrattività e quindi il futuro delle aree interne, anche considerando il consistente potenziale flusso di ritorno dalle grandi aree metropolitane che, essendo sempre più insostenibili, spingono alla ricerca di luoghi più vivibili. Si denota però un ritardo culturale nell’affronto del tema della sostenibilità che va superato se si vogliono attuare politiche che la perseguono come asset strategico del futuro. Sovente la sostenibilità viene ridotta ad una ideologia ambientalista che è contro la sostenibilità. Preservare nelle aree interne musei ambientali intangibili sempre più spopolati è contro la sostenibilità e contro lo stesso ambiente che inevitabilmente non potrà essere curato nel tempo da chi lo abita.

 

La sostenibilità richiede una visione integrata dei seguenti fattori. Innanzitutto occorre tenere intimamente unito l’aspetto ambientale con l’aspetto sociale perché nelle aree interne abbiamo bisogno di sviluppare comunità insediate stabilmente sul territorio che possono garantire sia la cura del patrimonio identitario che la cura del patrimonio ambientale e storico. Abbiamo bisogno inoltre che sia chiara la governance dei processi di sviluppo territoriale in dette aree. Solo chi vive stabilmente questi territori può avere piena consapevolezza dei bisogni della comunità che in un dialogo con esperti può arrivare a definire un piano si sviluppo adeguato. Solo in questo modo si rifugge dalle riduzioni di visioni parziali, portate spesso da consulenti esterni sui tavoli della politica, che mettono al primo posto le necessità di un turismo elitario, necessariamente mordi e fuggi, che se posto come aspetto prioritario non porta alcun beneficio alla comunità locale. È altresì importante che nella visione, per non essere velleitari, ci sia un approccio glocale ed una prospettiva di lungo periodo. Mettere al primo posto le esigenze della comunità che vive o intende vivere stabilmente nelle aree interne significa avere delle priorità che possono non coincidere con quelle dei turisti mordi e fuggi o dei proprietari di seconde case che tornano nei luoghi 15 giorni all’anno.

 

Dialogando con le comunità si evidenziano facilmente queste priorità e possono essere sintetizzate in questi capitoli: servizi, infrastrutture e imprese/lavoro. I servizi più richiesti sono le scuole e la rete territoriale di servizi sanitari. Su questo tema già si vedono sul campo esperienze innovative che costituiscono un riferimento per le politiche da attuare. La gestione associata dei servizi nelle aree interne appare l’unica strada percorribile per migliorare presenza ed efficienza. Per quanto riguarda le infrastrutture, al fine anche di intercettare la domanda per un ritorno di residenzialità nelle aree interne, l’incremento della presenza delle reti digitali appare un obiettivo imprescindibile, come pure le infrastrutture viarie hanno una assoluta valenza strategica, ma occorre essere realisti con le possibilità che concretamente oggi ci sono. La Pedemontana in fase di realizzazione è utile, ma non risolve il problema del collegamento delle aree interne con le primarie vie di comunicazione ed è irrealistico, nonché fuorviante, riproporre impossibili rifacimenti delle strade vallive stante la situazione della finanza pubblica. Da questo punto di vista abbiamo l’occasione storica dell’intervento per l’A14 di cui si parla da 6 anni che dovrebbe essere realizzato dal Concessionario autostradale. Ampi strati della comunità delle Marche sud hanno chiesto ripetutamente al Governo che al posto della realizzazione di una terza corsia e di un mini-arretramento di un senso di marcia sull’attuale tracciato dell’A14, che comprometterebbe ulteriore la costa a grave rischio frana, si procedesse alla realizzazione di una nuova bretella autostradale arretrata a 4 corsie da Porto Sant’Elpidio a Mosciano/Teramo che riconnetterebbe le aree interne alle primarie vie di comunicazione. Da ultimo il capitolo delle Pmi è decisivo perché garantirebbe il lavoro necessario alla residenzialità. Anche in questo caso non si tratta di perseguire modelli richiesti da un turismo elitario promuovendo esclusivamente artigianato artistico o produzioni biologiche o ricettività turistica diffusa, ma sostenendo lo sviluppo o l’insediamento di imprese che essendo vocate all’innovazione possano garantire un futuro di lavoro. Per il futuro delle aree interne occorre che la comunità locale si assuma questa sfida e che la politica accetti di avere questa visione di sviluppo sostenibile non sprecando le risorse pubbliche». 

 

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