Omicidio di Porta Solestà, la donna che conosceva i due uomini: «Avevo detto a Niko di non andare»

ASCOLI - La testimonianza di Paola Di Vittori, amica della vittima e dell'omicida, Emanuele Bellini: «Anche gli amici hanno tentato di fermarlo ma non hanno fatto in tempo. Niko era un amico, mi faceva compagnia. Non credevo potesse succedere una tragedia simile»
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di Elena Minucci

 

«Niko lo conoscevo fin da piccolo, dai tempi della scuola. Emanuele invece da nove anni. Nel 2025 Niko mi chiese se potevo ospitarlo per un paio di giorni, alla fine è rimasto un anno. Era un amico, gli preparavo il pranzo e la cena, viveva qui da me. Mi faceva compagnia. Ancora non ci credo che non ci sia più».

Paola Di Vittori

La voce di Paola Di Vittori è ancora molto scossa mentre ripensa a quello che è accaduto pochi giorni fa, a pochi passi dalla sua abitazione. Ex bidella, quasi 61 anni, era un punto di riferimento per Niko Tacconi, il ragazzo di 34 anni deceduto domenica sera dopo essere stato accoltellato, a seguito di una lite con il 54enne Emanuele Bellini, avvenuta nell’appartamento di quest’ultimo, in via Pergolesi, nel quartiere di Borgo Solestà.

 

Ancora da chiarire il movente al centro della vicenda che ha scosso non solo il quartiere ma tutta la città. Tra le ipotesi, quella di una possibile gelosia tra i due uomini.

 

«Emanuele spesso mi diceva: “Perché non lo cacci? Ti sfrutta” – continua -. Di questo che diceva, non avevo detto niente a Niko, ma lui lo è venuto a sapere da qualcuno. La sera che poi ha litigato con Emanuele, gli avevo detto: “Vieni a casa che ne parliamo”, invece è voluto andare da Emanuele. Anche i suoi amici gli avevano detto di non andare, alcuni gli sono andati anche dietro, ma non hanno fatto in tempo».

Emanuele Bellini e Niko Tacconi

 

Paola ha raccontato che quella sera ha fatto di tutto per evitare lo scontro tra i due.

 

«Quando Niko la sera non tornava a casa, invitavo Emanuele da me – conclude Paola -. Poteva succedere due o tre volte a settimana. Non credevo che potesse succedere una tragedia simile. Dopo l’accaduto, una signora mi ha chiamata, dicendomi che Niko era morto. Non ci volevo credere. Ho perso un amico. Niko era bravo, buono e mi trattava bene».

 

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