Di seguito una nota stampa di Nicolò Bagalini, consigliere comunale eletto in Fratelli d’Italia ma che non ha partecipato ai primi due consigli comunali in polemica con le decisioni del sindaco e del suo stesso partito per la nomina a capo di gabinetto del sindaco del collega consigliere comunale di Fdi Pierluigi Tassotti.

 

Nicolò Bagalini (Fratelli d’Italia)

La mia non è una battaglia per una poltrona, ma una questione di rispetto verso gli elettori, i militanti e quei principi di meritocrazia richiamati in campagna elettorale e oggi clamorosamente smentiti dai fatti.

La mia vicenda, così come quella della collega Annalisa Marchegiani, dimostra che consenso, merito e competenze non sono stati i criteri che hanno guidato le scelte. Fratelli d’Italia ha rinunciato inspiegabilmente al terzo assessorato, spalancando la strada a una strategia che ha portato alla nomina di Tassotti nella segreteria del primo cittadino, figura fortemente sponsorizzata dal sindaco di Ascoli Marco Fioravanti durante la campagna elettorale.

Nella fase di assegnazione degli incarichi amministrativi, il sindaco aveva indicato proprio il consenso elettorale tra i criteri principali di valutazione. Su questa base il coordinatore provinciale Andrea Assenti mi aveva proposto il ruolo di capo di gabinetto, incarico che avevo accettato con entusiasmo, senso di responsabilità e con la fiducia manifestata dallo stesso sindaco Mozzoni.

Poi quella scelta è stata ribaltata per favorire una figura che ha ottenuto un consenso nettamente inferiore al mio e che, sotto il profilo professionale e formativo, non presenta un curriculum superiore al mio, tanto da non avere neppure i requisiti necessari per la nomina di capo di gabinetto. Sono laureato in Scienze Giuridiche, Economiche e Manageriali dello Sport e in Scienze Politiche, Internazionali e delle Amministrazioni, e ho sempre cercato di mettere le mie competenze al servizio della comunità e del partito.

Di fronte a tutto questo una domanda è inevitabile: quali criteri hanno guidato davvero questa nomina? Se non sono stati il consenso, il merito e le competenze, allora è evidente che abbiano prevalso altre logiche.

Con questa decisione si archivia anche il progetto di rinnovamento e di “rinascimento” della politica sambenedettese sbandierato in campagna elettorale. Si è persa l’occasione di affiancare al sindaco una figura giovane, motivata, premiata dai cittadini e capace di portare entusiasmo, energie e idee nuove.

Ma il punto politico è ancora più grave. In campagna elettorale si era parlato di una San Benedetto libera, autonoma e capace di decidere il proprio futuro. Invece, anche in questa vicenda, appare evidente il peso determinante di un’influenza proveniente da Ascoli. Ancora una volta gli equilibri politici ascolani sembrano aver prevalso sulle esigenze e sulle scelte che dovrebbero appartenere esclusivamente a San Benedetto del Tronto.

Una città di quasi 50 mila abitanti non può continuare a essere considerata subordinata a decisioni maturate altrove. Chi ha votato per il cambiamento lo ha fatto anche per affermare un principio semplice: il futuro di San Benedetto deve essere deciso a San Benedetto, nell’interesse dei sambenedettesi.

Questa vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione di una politica che continua a privilegiare gli equilibri territoriali rispetto al merito, alle competenze e alla volontà espressa dagli elettori. Ed è proprio questo che non posso accettare, perché tradisce le aspettative di chi ha creduto in una città più libera, più autonoma e meno condizionata da logiche esterne.

Vicende come questa allontanano dalla politica i giovani e le persone per bene, perché trasmettono l’idea che impegno, merito e consenso possano essere messi in secondo piano rispetto ad altri interessi che premiano gli “amici degli amici”. È un danno che va ben oltre la mia vicenda personale.

Mi prenderò il tempo necessario per riflettere sul mio futuro politico, mettendo al primo posto la serenità personale e l’armonia della mia famiglia, troppo spesso messe a dura prova da certi modi di fare politica.

In queste settimane, affinché rinunciassi a questa posizione, ho ricevuto forti pressioni, proposte importanti e persino velati avvertimenti: mi è stato fatto capire che, insistendo su questa strada, la mia carriera politica sarebbe finita. Ma ogni tentativo si è scontrato con un muro, perché esistono valori che non hanno prezzo.

La dignità non è negoziabile. E quando vengono calpestate la libertà e la dignità non solo di una persona, ma di una città intera, non si arretra di un solo millimetro: l’ adulazione procura amici, la verità genera Dio.

 

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