(Servizio e foto di Fabrizio Ottavi)

 

Dodici anni sono trascorsi da quel tragico 19 agosto 2014, ma il ricordo è ancora vivo tra le colline di Venarotta, dove stasera in tanti si sono ritrovati per commemorare i quattro piloti dell’Aeronautica Militare morti nello schianto dei due Tornado avvenuto durante un’esercitazione.

 

 

La serata si è aperta con la cerimonia commemorativa davanti al monumento dedicato ai quattro ufficiali: i capitani Mariangela Valentini, Alessandro Dotto, Giuseppe Palminteri e Piero Paolo Franzese, che persero la vita quando i due velivoli entrati in collisione precipitarono tra i boschi e le colline di Venarotta, Roccafluvione e Ascoli. Poi la Messa nella chiesa di Gimigliano celebrata da don Elio Nevigari.

 

Presenti autorità civili, come diversi amministratori del Piceno, e militari, rappresentanti dell’Aeronautica Militare, familiari delle vittime e numerosi cittadini. Tra loro anche il generale di squadra aerea Francesco Vestito, comandante del Comando Scuole dell’Aeronautica Militare e della 3ª Regione Aerea di Bari, giunto in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.

 

Particolarmente toccante il ricordo del generale Vestito, che ha sottolineato come il tempo trascorso non abbia attenuato il dolore: «Sono passati 12 anni, tanti, ma allo stesso tempo solo 12 anni. Questo è uno dei ricordi indelebili della memoria degli uomini e delle donne dell’Aeronautica Militare, perché è un evento che è rimasto impresso squarciando il cielo con quell’esplosione in una piena estate di agosto».

 

Il generale ha poi ricordato il senso di appartenenza che ogni anno richiama colleghi e familiari sul luogo della tragedia: «Tornare qui significa riunirsi nel dolore, ma anche stringersi intorno ai nostri colleghi e ai loro familiari. È quello che noi chiamiamo spirito di corpo: il senso di appartenenza, la capacità di condividere valori, sacrifici e sofferenze, trovando la forza di andare avanti».

 

Rivolgendosi direttamente ai parenti delle vittime, Vestito ha aggiunto: «Devono vivere l’orgoglio del fatto che questi ragazzi hanno servito il Paese. Noi indossiamo l’uniforme per garantire la sicurezza dei cieli della Nazione. Volare non è semplice, ma da eventi come questo si impara e si continua ad andare avanti».

 

Parole cariche di emozione anche quelle del sindaco di Venarotta, Fabio Salvi, che ha evidenziato il legame ormai consolidato tra la comunità locale e le famiglie dei piloti: «La sensazione è quella di una grande emozione, un sentimento che ci ha unito tutti nel dolore. Il ricordo è ancora vivo malgrado siano passati diversi anni ed è vivo anche perché qui ogni anno ci ritroviamo come una grande famiglia che ha vissuto la stessa tragedia e che da lì è ripartita con un’unità d’intenti per il bene comune».

Il primo cittadino ha sottolineato come il trascorrere del tempo non abbia cancellato le emozioni di quei giorni: «Oggi c’è certamente più tranquillità perché l’evento è lontano nel tempo, ma per chi c’era quelle emozioni restano vive, vivissime, al di là degli anni trascorsi».

 

Tra i momenti più commoventi, la presenza della madre di Mariangela Valentini, l’unica donna pilota coinvolta nell’incidente. Come ogni anno ha partecipato alla commemorazione con discrezione e profonda commozione. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni. In mattinata si era recata nel bosco dove dodici anni fa venne ritrovato il corpo della figlia, in un momento di raccoglimento privato e intenso.

 

La tragedia del 19 agosto 2014 resta una delle più gravi pagine della storia recente dell’Aeronautica Militare italiana. I due Tornado del 6° Stormo di Ghedi erano impegnati in una missione addestrativa quando entrarono in collisione nei cieli sopra Venarotta, precipitando al suolo e provocando la morte dei quattro aviatori.

Sul fronte giudiziario, il lungo procedimento avviato per accertare eventuali responsabilità si è concluso nel dicembre 2023 con l’assoluzione dei due ufficiali dell’Aeronautica Militare imputati per omicidio colposo e disastro aviatorio colposo, Bruno Di Tora e Fabio Saccottelli, con la formula «perché il fatto non sussiste». Nelle motivazioni della sentenza, depositate nel 2024, il giudice ha definito la collisione un «caso fortuito», escludendo responsabilità penali sia nella pianificazione della missione sia nella condotta degli equipaggi.

 

Ma al di là delle aule di tribunale, a Gimigliano resta soprattutto la memoria. Una memoria custodita da una comunità che, anno dopo anno, continua a guardare quel cielo con rispetto.

 

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