La sesta edizione del Festival Storie è pronta a partire. Anche nel 2026, sotto la direzione artistica di Saverio Marconi e Manu Latini, il Festival torna a costruire una rete culturale tra 12 borghi marchigiani, intrecciando prosa, musica e racconti in 24 appuntamenti.
Il primo debutto è in programma domenica 23 agosto, ore 21.15, a Montefiore dell’Aso, in piazza della Repubblica (ingresso gratuito), con una serata fortemente voluta dal sindaco Nazzareno Ciarrocchi.
Ad aprire il Festival Storie saranno la regina della pizzica salentina Serena D’Amato e la voce calda di Daniela Damiani, protagoniste di uno spettacolo che promette energia, ritmo e il calore della tradizione del Sud. Sul palco saranno accompagnate da Ernesto Seclì (fisarmonica), Silvia Coppola (violino) e dalle danzatrici Cristina Ciardo e Angel Manco.
Serena, il suo legame con il Festival Storie dura ormai da diversi anni. Che rapporto si è creato con questa manifestazione e, soprattutto, con il pubblico marchigiano? C’è qualcosa nel calore e nell’accoglienza di queste piazze che le è rimasto particolarmente nel cuore?
«L’accoglienza di questi borghi è forse l’aspetto più bello. Vivere il calore e l’intimità di questi paesi è qualcosa di molto diverso rispetto ai grandi eventi di massa: ogni volta è una sorpresa nuova. In qualche modo mi sembra di tornare alle vere origini della pizzica, quando questa danza veniva vissuta nei piccoli centri e nei quartieri del Salento. È bello che, attraverso il Festival Storie, anche il pubblico marchigiano possa incontrare la pizzica in una dimensione più intima e autentica, senza le grandi folle, proprio come accadeva un tempo».
Per lei la pizzica non è soltanto musica e danza, ma sembra essere un linguaggio, quasi un modo di raccontarsi. Che cos’è davvero la pizzica per Serena D’Amato e perché, secondo lei, riesce oggi a emozionare e coinvolgere così tanto anche il pubblico lontano dalla Puglia e dal Salento?
«Tutto nasce dalla funzione stessa della pizzica, che è aggregativa ma anche, in qualche modo, terapeutica. È una musica liberatoria, capace di coinvolgere chiunque, quasi una musica che cura. Lo vedo su di me, nelle persone che incontro e nei miei allievi. Tengo molto a sottolineare che non si tratta soltanto di una moda del momento: dietro la pizzica c’è una storia profonda. Noi raccontiamo la storia del Salento e credo che non sia un caso che il Festival Storie continui a sceglierci: perché quello che portiamo non è semplicemente uno spettacolo, ma un racconto, una storia fatta di musica, danza, memoria e identità. Un racconto ogni volta diverso dove lo spettatore lo vive da protagonista».
Dopo tanti anni vissuti attraverso questa danza così speciale e profonda, cosa ha dato la pizzica a Serena D’Amato come donna e come artista?
«La pizzica mi ha dato un’identità vera e propria. Mi ha permesso di sentirmi viva e parte di una comunità. Ma è soprattutto uno scambio continuo di energia: tra me e la danza, tra la danza e le persone. La pizzica restituisce energia, solarità e passione, ma tutto nasce dalla reciprocità. È quello che ripeto sempre anche ai miei allievi: io do molto a loro, ma loro danno tantissimo a me. Se viene meno questo scambio di energie, la pizzica perde una parte fondamentale della sua funzione e della sua forza».
Domenica 23 agosto avrà il compito di inaugurare a Montefiore dell’Aso la sesta edizione del Festival Storie, insieme alla voce pugliese di Daniela Damiani e ad altri artisti. Che spettacolo avete immaginato per questa apertura?
«Durante lo spettacolo alterneremo alcune performance più costruite a momenti di interazione diretta con il pubblico, perché vogliamo far vivere alle persone non soltanto la bellezza della pizzica, ma anche la sua energia e il suo straordinario potere aggregativo. Sono felice di aprire il Festival Storie in un luogo così bello e di poter condividere ancora una volta questa musica con il pubblico marchigiano».















