Il caso della vicina Valle Castellana, provincia di Teramo a due passi da Ascoli, dove il Comune ha scelto di gestire direttamente il distributore di carburanti per garantire un servizio destinato altrimenti a scomparire, rappresenta «una buona esperienza che merita attenzione». Ma, secondo il segretario provinciale del Partito Democratico Francesco Ameli, è anche l’occasione per accendere i riflettori su realtà analoghe già presenti da anni nel Piceno.
«Nel nostro territorio ci sono amministrazioni che si sono misurate con gli stessi problemi e che hanno adottato soluzioni simili molto tempo fa», sottolinea Ameli, invitando ad allargare lo sguardo oltre il singolo episodio.
Tra gli esempi citati c’è Force, dove il distributore comunale è operativo da circa un decennio. «Il Comune continua ad acquistare direttamente il carburante destinato all’impianto», ricorda il segretario dem, evidenziando come il servizio rappresenti ormai una realtà consolidata per la comunità locale. A questo si aggiunge anche la presenza di servizi accessori gratuiti. Un modello che verrà presto replicato anche a Ripatransone, dove è prevista l’apertura di un impianto analogo.

Il distributore in arrivo a Ripatransone
Ameli richiama poi l’esperienza di Montedinove, dove l’amministrazione comunale intervenne attraverso una società partecipata pubblica al 100% per garantire la continuità del servizio. «Oggi quella esperienza è entrata in una fase diversa, ma resta una scelta amministrativa importante nella storia recente del territorio», osserva.
Situazione analoga anche a Castignano, dove il Comune ha acquistato l’unico distributore presente in paese per evitarne la chiusura. «L’amministrazione sta lavorando proprio in questi mesi per fare in modo che il paese non perda un servizio fondamentale», spiega Ameli, ricordando che presto anche qui potrebbe diventare realtà quella che definisce, con una formula ormai entrata nel dibattito pubblico, la “benzina del sindaco”.
Per il segretario provinciale del Pd, tuttavia, il punto non è stabilire «chi è arrivato prima», ma comprendere il significato di esperienze che si stanno ripetendo in territori diversi. «Il fatto che amministrazioni differenti abbiano dovuto trovare soluzioni simili ci dice che il problema è molto più profondo», afferma.
Secondo Ameli, nelle aree interne un distributore di carburante non può essere considerato soltanto un’attività commerciale: «Se il punto di rifornimento più vicino si trova a molti chilometri di distanza, la sua chiusura incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone, delle imprese, dei mezzi comunali e di chi ha scelto di continuare a vivere in quei territori». Un problema che, ricorda, ha interessato in passato anche Arquata del Tronto, con la lunga chiusura del distributore di Trisungo.
Il ragionamento si estende però a un quadro più ampio. «È lo stesso discorso che vale per le farmacie, gli sportelli bancari e postali, i negozi di prossimità, i collegamenti pubblici e i servizi sanitari – sostiene Ameli -. Non tutto ciò che è indispensabile per una comunità è anche economicamente conveniente per il mercato».
Ed è proprio qui, secondo l’esponente democratico, che la politica deve tornare a esercitare il proprio ruolo. «Parliamo continuamente di spopolamento delle aree interne, ma non possiamo pensare di contrastarlo soltanto con la promozione turistica, gli eventi o il recupero dei borghi – dice -. Se vogliamo che le persone restino, dobbiamo fare in modo che possano continuare a vivere normalmente nei loro paesi».
Le esperienze di Force, Montedinove, Castignano e Valle Castellana, aggiunge, «vanno osservate insieme e valorizzate», perché pongono una domanda concreta alla politica e alle istituzioni: «Cosa facciamo quando il mercato decide che un servizio non conviene più, ma per una comunità quel servizio continua a essere necessario?».
Da qui l’appello alla Regione Marche affinché apra una riflessione sul tema. «Non si tratta di imporre ovunque la gestione pubblica – precisa Ameli – ma di fornire ai Comuni strumenti diversi, pubblici, cooperativi o in collaborazione con i privati, per evitare la progressiva desertificazione dei servizi».
Una questione che riguarda il futuro stesso dell’entroterra marchigiano. «Vivere nelle aree interne non può voler dire avere, anno dopo anno, meno servizi e meno possibilità – conclude il segretario provinciale del Pd -. È da questioni concrete come questa che passa una vera politica per le aree interne».














