Agosto è ormai alle spalle, ma sulle spiagge sambenedettesi l’ultima fotografia della stagione balneare restituisce un’immagine tutt’altro che nuova: quella di un arenile dove il commercio abusivo è riuscito ancora una volta a ritagliarsi uno spazio significativo. A Porto d’Ascoli, in particolare, la presenza dei venditori senza autorizzazione è diventata una costante dell’estate.

 

Bigiotteria, costumi, accessori, abbigliamento e prodotti riportanti, naturalmente in maniera contraffatta, i marchi delle grandi firme vengono offerti ai bagnanti a pochi metri dall’acqua. A fare da espositori improvvisati ci sono spesso i caratteristici carretti, utilizzati per trasportare e sistemare la merce lungo la spiaggia.

 

Commercio abusivo sulla spiaggia di Porto d’Ascoli

Ma quella che il bagnante vede sull’arenile rappresenta soltanto la parte finale di un’attività decisamente più strutturata. Prima di arrivare sulla battigia, infatti, i prodotti devono essere reperiti, trasportati, stoccati e poi distribuiti. Esiste, insomma, una vera e propria organizzazione logistica che precede la vendita al pubblico. Ed è proprio su questo percorso che, probabilmente, i controlli potrebbero risultare più incisivi, andando a colpire il fenomeno prima che la merce raggiunga la spiaggia.

 

Nel corso dell’estate non sono mancati gli interventi delle forze dell’ordine, ma si è trattato prevalentemente di operazioni circoscritte, che non sembrano aver impedito al fenomeno di ripresentarsi con continuità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in alcuni tratti del litorale il commercio abusivo finisce per trasformare la spiaggia in una sorta di bazar a cielo aperto.

 

C’è però un altro elemento che non può essere ignorato. Se sulla spiaggia continua ad arrivare una quantità così consistente di merce, è anche perché esiste chi la compra. Il cliente che decide di acquistare prodotti da un venditore abusivo non è dunque un semplice spettatore, ma contribuisce direttamente a mantenere in vita il circuito. La domanda rende conveniente l’offerta e spinge i venditori a tornare là dove trovano acquirenti.

 

Un meccanismo che finisce per penalizzare anche chi opera nel rispetto delle regole, sostenendo costi, tasse, autorizzazioni e controlli.

 

Quello dell’abusivismo commerciale non è, del resto, un problema scoperto quest’anno. La costa sambenedettese convive con il fenomeno da molti anni, ma una delle stagioni più significative fu quella del 2014, quando la protesta dell’ambulante regolare Francesco Costantini raggiunse livelli clamorosi. Costantini arrivò infatti, provocatoriamente, a trasformarsi in abusivo, allestendo bancarelle senza autorizzazione prima nel centralissimo pontino di viale Moretti e poi direttamente sulla spiaggia. Una protesta destinata a fare rumore e che contribuì a rafforzare sensibilmente l’attività di controllo.

 

A oltre dieci anni di distanza, però, il problema sembra essere tornato prepotentemente d’attualità. E nel 2017 era stata proprio l’amministrazione comunale a tentare di mettere in campo un progetto strutturato, il «Piano contro l’abusivismo commerciale», che prevedeva la presenza costante di 34 vigilantes. Un progetto che, tuttavia, non decollò anche a causa dei costi.

 

Da allora sono passate diverse estati. Ma il copione, almeno sulla spiaggia, sembra essere rimasto sostanzialmente lo stesso.

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