Come vengono gestite le attese al Pronto Soccorso dell’ospedale Mazzoni? Qual è la dotazione effettiva di personale, quali sono le risorse disponibili e come viene organizzata l’assistenza nei momenti di maggiore affluenza? Sono alcuni degli interrogativi contenuti in una segnalazione inviata il 22 ottobre da un cittadino di Colli del Tronto al direttore generale dell’Ast di Ascoli Piceno, Antonello Maraldo, e all’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro.

Il pronto soccorso del “Mazzoni”

 

La segnalazione, trasmessa tramite Pec, contiene dodici domande sulle condizioni del servizio e sulle risorse a disposizione. La redazione ha scelto di non pubblicare le generalità dell’autore, ritenendo invece di interesse pubblico i quesiti sollevati e le risposte fornite dal direttore generale dell’Ast, interpellato sulla vicenda. La richiesta nasce dall’esperienza vissuta il 21 ottobre, quando il cittadino ha accompagnato la madre al Pronto Soccorso, dove la donna è rimasta per circa quattordici ore e mezza. Durante l’attesa, l’uomo ha raccolto anche il racconto di una giovane paziente che, secondo quanto riferito, sarebbe arrivata la sera precedente, intorno alle 22, avrebbe trascorso la notte nella sala d’attesa e sarebbe stata dimessa quasi ventiquattro ore dopo.

 

Il reclamo è stato presentato ai sensi dell’articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 502 del 1992 e inviato, per conoscenza, anche al direttore sanitario dell’Ast, alla direzione medica del Mazzoni, all’Ufficio relazioni con il pubblico, al Garante regionale dei diritti della persona e all’Ast di Fermo.

 

Uno dei punti centrali della segnalazione riguarda i dati visualizzati dal monitor pubblico della sala d’attesa alle 11.14 del 21 ottobre. In quel momento risultavano 20 pazienti presi in carico: cinque con codice rosso, undici con codice arancione e quattro con codice azzurro. Alla voce “Tempo massimo di attesa di visita attuale”, il monitor riportava 992 minuti per il codice arancione, pari a oltre sedici ore e mezza, e 758 minuti per il codice azzurro, cioè più di dodici ore e mezza.

 

Il cittadino chiede all’Ast di chiarire che cosa misuri esattamente quell’indicatore e come i valori riportati siano compatibili con le linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero del 2019, che raccomandano la visita entro 15 minuti per i codici arancioni ed entro 60 minuti per quelli azzurri. Le stesse linee indicano inoltre una permanenza in Pronto Soccorso non superiore alle otto ore dall’arrivo.

Il dg Maraldo

 

Sul punto, Maraldo riferisce di aver immediatamente trasmesso la segnalazione al direttore del Pronto Soccorso, Gian Filippo Renzi, chiedendogli una relazione per fornire una risposta puntuale e aggiornata. «Ho girato subito il reclamo al direttore del Pronto Soccorso, chiedendogli una relazione per rispondere nei termini e in modo puntuale e aggiornato al cittadino», spiega il direttore generale dell’Ast. Maraldo precisa inoltre che «il cittadino è autore di numerose altre formali richieste di accesso agli atti su questioni diverse, che spaziano dal funzionamento di altri reparti all’utilizzo dei macchinari. A tutte, formalmente, abbiamo risposto. L’Ast – ha comunque assicurato – risponderà alle domande, anche se non tutte riguardano direttamente il Pronto Soccorsole, le quali saranno esaminate».

 

Il direttore generale interviene intanto sul tema dei tempi di attesa, sottolineando che i Pronto Soccorso di Ascoli e San Benedetto sono chiamati a rispettare, nei limiti del possibile, i parametri indicati dalle linee guida regionali, che seguono quelle nazionali elaborate da Agenas. «Gli indicatori regionali li ho inviati ai direttori dei Pronto Soccorso di Ascoli e San Benedetto, invitandoli al rispetto dei tempi – afferma Maraldo- . La percentuale di rispetto dei tempi nel Piceno è in linea con il resto della regione e al di sopra della media nazionale, soprattutto per il rispetto dei tempi dei codici prioritari».

 

Il direttore generale rinvia alla relazione affidata a Renzi per un quadro aggiornato e dettagliato dei dati, anche in riferimento agli indicatori riportati dal monitor nella giornata del 21 ottobre. «Questo non vuol dire che non ci sia margine per migliorare, anzi. I fari sui Pronto Soccorso sono costantemente puntati, con un monitoraggio quotidiano», aggiunge Maraldo.

 

Le domande riguardano anche le condizioni in cui vengono accolti i pazienti e quante barelle siano effettivamente disponibili per il servizio.

Il direttore del pronto soccorso Renzi

 

Un altro punto riguarda il personale in turno. Secondo quanto osservato durante l’accesso del 21 ottobre, erano presenti due medici, non più di quattro infermieri e due operatori socio-sanitari. Il cittadino chiede quale sia la dotazione organica prevista e come venga rapportata al bacino di circa 101.600 residenti distribuiti in 21 Comuni. Nel reclamo vengono sollevati anche interrogativi sulla disponibilità delle coperte, che secondo quanto riferito sarebbero state portate da casa dai familiari dei pazienti, sulla quantità del materiale di consumo e sulla frequenza dei rifornimenti. Tra le segnalazioni figurano inoltre la mancanza di carta igienica e di carta per asciugarsi le mani nei servizi.

 

Il cittadino domanda inoltre se le tre ambulanze di cui gli è stato riferito rappresentino tutti i mezzi disponibili oppure soltanto quelli utilizzati per il rientro a casa dei pazienti dimessi. Sul piano organizzativo, chiede come venga gestito l’arrivo contemporaneo di più codici rossi in presenza di due soli medici e se l’Ast abbia adottato il Piano di gestione del sovraffollamento previsto dalle linee nazionali, domandando anche se sia stato attivato il 21 ottobre.

 

Sono questioni che riguardano la capacità della struttura di affrontare i momenti di maggiore pressione e di garantire la gestione delle urgenze. Anche su questi punti la risposta dovrà arrivare attraverso gli approfondimenti richiesti al direttore Renzi. Una parte della segnalazione esce dai confini del Mazzoni e riguarda l’organizzazione dell’assistenza sul territorio. Il cittadino chiede se il nuovo ospedale di Amandola, che fa capo all’Ast di Fermo, disponga di un Pronto Soccorso oppure soltanto di un Punto di primo intervento. Domanda quindi chiarimenti sui trasferimenti verso Ascoli che, secondo quanto riferito da alcuni pazienti, sarebbero avvenuti anche in ambulanza e in codice rosso.

 

Gli ultimi quesiti riguardano le Case della Comunità. In particolare, vengono chieste informazioni sulle strutture attive nel distretto di Ascoli, sui relativi orari e sull’effettiva apertura dell’ambulatorio per i bisogni non differibili previsto dalla delibera regionale 1159 del 2026. Nella segnalazione, il cittadino riferisce di aver riscontrato condizioni analoghe anche durante accessi al Pronto Soccorso negli anni 2023, 2024 e 2025, sostenendo che la situazione non sia migliorata.

 

L’autore del reclamo distingue però le questioni organizzative dal lavoro degli operatori sanitari, ai quali riconosce impegno e professionalità. «Medici, infermieri e operatori socio-sanitari lavorano con competenza, dedizione e umanità in condizioni di grave carenza di spazi, mezzi e personale», scrive, ricordando di averli visti recuperare barelle negli altri reparti, dividere il materiale disponibile e continuare ad assistere i pazienti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA