Serse Cosmi davanti la sua panchina al “Del Duca” (Foto Sandro Perozzi)

di Bruno Ferretti

Serse Cosmi, volendo, può chiedere ai colleghi Fabrizio Castori e Massimo Silva come si fa per salvare l’Ascoli. Loro due ci sono riusciti effettuando strepitose rimonte, quando ormai la retrocessione sembrava inevitabile. Può farcela anche Serse con la sua banda, rimessi in corsa dalla vittoria contro la Ternana. E’ quanto si augura il popolo bianconero che ha accolto con favore l’avvento del tecnico perugino dopo la gestione tecnica “sperimentale” targata Maresca-Fiorin. Ma facciamo un passo indietro.

Nel campionato di serie B 2010-2011 l’Ascoli di Benigni partì con Elio Gustinetti in panchina, tecnico lombardo preceduto da un discreto curriculum professionale, e con una buona esperienza. Ma le cose non andarono affatto bene. Gustinetti conquistò 10 punti in 12 partite e fu esonerato dopo la sconfitta a Torino (2-1) dove l’Ascoli passò in vantaggio con Moretti ma poi fu sorpassato dai gol di Sgrigna e Iunco. Al posto di Gustinetti arrivò in panchina il marchigiano Fabrizio Castori (nato a San Severino e residente a Tolentino), da sempre tifoso dell’Ascoli che da ragazzo seguiva i bianconeri ai tempi della prima Serie A. Era la tredicesima di andata.

Fabrizio Castori

Castori esordì pareggiando in casa con il Novara (1-1, gol di Lupoli su rigore), poi infilò due vittorie consecutive in trasferta: a Sassuolo (0-1 gol di Lupoli) e a Pescara (1-2, gol di Djuric e Cristiano). E questo doppio colpo esterno diede all’Ascoli la spinta necessaria per crederci. Iniziò una formidabile rimonta conclusa trionfalmente con l’ultima partita contro la Triestina al Del Duca (3-0, doppietta di Feczesin e gol di Moretti). L’Ascoli di Castori conquistò 46 punti in 30 partite. L’Ascoli chiuse a quota 56 che diventarono 50 causa i 6 punti di penalizzazione. Retrocessero in serie C Frosinone, Portogruaro, Triestina e Vicenza mentre Atalanta, Siena e Novara salirono in serie A.

Nella stagione 2011-2012 la storia si ripetè. L’Ascoli partì male e la sconfitta a Bergamo con l’Albinoleffe (1-0) quarta consecutiva costò il posto a Castori. Solo 9 punti in 13 partite: seppur con rammarico fu esonerato per quella “legge” non scritta, ma da tutti applicata, che quando le cose non vanno bene è l’allenatore a pagare per tutti. Il presidente Benigni affidò l’Ascoli a Massimo Silva, ex attaccante dell’Ascoli negli anni ’70 e ascolano di adozione. Anche Silva aveva maturato una notevole esperienza alla guida di tante squadre, soprattutto al sud. L’Ascoli – anche a causa dei tanti punti di penalizzazione – sembrava irrimediabilmente spacciato: la salvezza diretta, ovvero il sest’ultimo posto, era a 14 punti.

Massimo Silva

Silva debuttò con una sconfitta in casa (Ascoli-Cittadella 0-1) poi anche lui – proprio come Castori – conquistò due consecutive vittorie esterne. La prima a Brescia (0-1, gol di Falconieri), la seconda a Livorno (0-1, gol di Papa Waigo). La fantastica rimonta dell’Ascoli di Silva si concluse all’ultima giornata con la vittoria in notturna a Padova (0-2, reti di Pasqualini e Soncin). Per i quasi 500 tifosi al seguito fu un tripudio, ma fu festa grande anche per tutti gli altri rimasti in casa. L’Ascoli di Silva conquistò ben 56 punti che in classifica diventarono 49 causa i 7 di penalizzazione. Senza quella penalità, l’Ascoli si sarebbe classificato al decimo posto! Retrocessero in serie C Albinoleffe, Gubbio, Nocerina e Vicenza, mentre Torino, Sampdoria e Pescara furono promossi in A.

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