di Bruno Ferretti

Tre campionati con l’Ascoli nei primi anni ’90 e una promozione in serie A, successivamente un’altra con il Brescia. In tempi più recenti è stato anche allenatore dell’Ascoli Calcio ma nel periodo più difficile della presidenza Benigni, quando il fallimento era ormai dietro l’angolo. Insomma ha lavorato in condizioni più che difficili, quasi impossibili, e preferì dimettersi dimostrando coerenza e serietà professionale. Rosario Pergolizzi, 50 anni a ottobre, siciliano di Palermo, ma ascolano di adozione , è un doppio ex dello spareggio Ascoli-Palermo che bussa alle porte e lo abbiamo interpellato per conoscere il suo pensiero.

Rosario Pergolizzi in occasione di un recente incontro con la sezione arbitri di Ascoli

Pergolizzi, in questa partita c’è un favorito ?

«Secondo me, è una partita fra due squadre che si equivalgono quindi aperta ad ogni risultato. L’Ascoli avrà il vantaggio di giocarla in casa e non è poco, considerata la spinta che i suoi tifosi riescono a dare, il Brescia invece ha il vantaggio di avere a diposizione due risultati su tre».

Quale può essere il fattore determinante?

«Il carattere dei giocatori che vanno in campo. Devono essere mentalmente pronti a disputare la partita, senza frenesia ma usando la testa. L’Ascoli, secondo me, dovrà giocarla con intelligenza, senza avere fretta, e con molta attenzione considerando che dall’altra parte c’è un Brescia con 5-6 buoni giocatori, a cominciare dal centravanti Caracciolo».

Un mese e mezzo fa l’Ascoli sembrava ormai spacciato, il Brescia quasi salvo…

«E’ vero. Questo può dare una spinta in più all’Ascoli che è risalito, mentre il Brescia è sceso. E non ho capito il cambio dell’allenatore a due giornate dalla fine, è una mossa che può portare confusione nella squadra e squilibrio nello spogliatoio».

Ti è mai capitato di giocare una partita così?

«Sì, quando era alla Reggina. Disputammo lo spareggio contro la Cremonese sul campo neutro di Pescara. C’erano oltre 30mila tifosi della Reggina e circa 500 della Cremonese. Eravamo favoriti ma pareggiammo e poi perdemmo ai rigori. Una partita del genere l’ho giocata anche con l’Ascoli a Reggio Emilia. Era l’ultima del campionato ‘90-91 e pareggiammo 3-3 con la Reggiana. Anche io segnai un gol. Grazie alla contemporanea sconfitta del Padova a Lucca fummo promossi in serie A. Il nostro allenatore era Sonetti, subentrato a Graziani dopo il precampionato. Successivamente ad Ascoli ho avuto come tecnici anche De Sisti e Cacciatori».

Pergolizzi quando allenava il Palermo

Pergolizzi, eccellente terzino sinistro, ha giocato con l’Ascoli dal ’90 al ’93 collezionando 99 presenze con 7 gol. Poi fu acquistato dal Bologna dove rimase altri tre anni. Nel 1996-1997 passasti al Brescia.

«L’allenatore era Edy Reja in squadra con me c’erano, fra gli altri, i fratelli Filippini, Adani, Doni, Bizzarri, Neri, Hubner e un giovane Pirlo. Era una squadra forte e andammo in serie A. Poi nella stagione seguente feci tutto il precampionato con il Brescia ma poi preferii andare al Padova dove c’era Pillon».

Pergolizzi, per chi tiferai venerdì sera?

«A Brescia sono stato bene e ho buoni ricordi ma ormai mi considero ascolano e quindi, senza alcun dubbio, dico Ascoli. Spero tanto che possa farcela. La serie B è importante anche per la città».

Rosario Pergolizzi in 15 stagioni da professionista da disputato 410 partite, realizzando 15 gol. A venti anni ha esordito in serie A con il Napoli. Da allenatore ha iniziato ad Ascoli come vice di Pillon (2002-2003), poi lo ha seguito a Bari. Dopo una parentesi ad Olbia è tornato nella sua Palermo pe allenare la Primavera rosanero con la quale nel 2008 ha vinto lo scudetto. Successivamente Rosario ha allenato per brevi periodi Portogruaro e Pavia in serie C, rescindendo consensualmente i relativi contratti. Nel marzo 2013 tornò ad Ascoli per sostituire l’esonerato Silva, ma rimase solo un mese: Benigni richiamò Silva. Ma nel campionato 2013-2014 Pergolizzi tornò sulla panchina dell’Ascoli, retrocesso in serie C. Ma a ottobre, dopo la sconfitta in casa con il Lecce, si dimise lasciando panchina e stipendio. Rosario vive ad Ascoli con la moglie Anna Maria e i figli Marco e Alessio che dal padre hanno ripreso la passione per il calcio. E aspetta una panchina per ripartire con un progetto serio. Se la merita.

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