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Ascoli e San Benedetto insieme
per risanare e riaprire
la discarica Ipgi in zona Alto Bretta

ASCOLI - Martedì la proposta sarà esaminata dalla commissione ambiente dell'Arengo. Il piano della PicenAmbiente prevede l'arrivo di 460.000 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi

L’ingresso dell’ex Ipgi

Dopo anni di “guerre” per le discariche e la gestione dei rifiuti, ora l’ascolana “Ascoli Servizi Comunali” (60% Arengo, 40% privati di Ecoinnova) e la sambenedettese PicenAmbiente spa (posseduta dal Comune San Benedetto insieme a 21 amministrazioni e tre soci privati di peso) stanno per siglare una storica alleanza per gestire insieme, in attività di libero mercato, la riapertura della discarica Ipgi in località Alto Bretta previo risanamento ambientale del sito.

La situazione della Valle del Bretta

I primi segnali di pace, dopo anni di netta contrapposizione anche giudiziaria, erano arrivati già negli anni scorsi quando la PicenAmbiente prese in gestione l’impianto di compostaggio della discarica di Relluce. Ora la “partita” si fa più grande. Infatti le due società sono pronte a siglare un “contratto di rete” paritario (50-50) per la gestione del sito ex Ipgi, in località Alto Bretta, che necessita di un importante risanamento ambientale visto il percolato che sbocca nel Bretta. Le “carte”, molto dettagliate e copiose, sono pronte e martedì 5 se ne discuterà nella riunione della commissione “urbanistica e ambiente” convocata ad hoc in vista dell’arrivo in Consiglio dell’atto. Che cosa si prevede in estrema sintesi? La proposta è quella di far entrare Ascoli Servizi nel capitale dell’esistente PicenAmbiente srl, una società “veicolo” creata ad hoc dalla “casa madre” sambenedettese per l’affaire ex Ipgi di cui ha preso il fitto d’azienda dal lontano 1998. Ora il “piano” proposto dai rivieraschi all’Arengo, in una prima missiva di oltre un anno fa, è quello di risanare il sito in località Alto Bretta prevedendo al contempo l’abbancamento di 460.000 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi per garantire la sostenibilità dell’operazione. L’area, classificata come discarica, avrebbe una potenzialità complessiva addirittura superiore (oltre 1.200.000 mc). Se tutto andrà in porto, quindi, la discarica non accoglierà rifiuti solidi urbani, ma quelli “speciali non pericolosi” che, in base alla classificazione del ministero dell’Ambiente, sono scarti di lavorazione industriale, ospedalieri, fanghi, macchinari, veicoli e tanto altro. Per i rifiuti solidi urbani, invece, si andrà avanti con l’opzione Relluce in caso di riapertura o Geta dopo l’okay al sormonto. La PicenAmbiente srl dovrà comunque pagare una royalties (20 euro) ai proprietari effettivi della discarica (che oggi farebbe riferimento, dopo un passaggio di quote, ai titolari dell’Ecoelpidiense che gestiscono per conto di Ecoinnova la raccolta dei rifiuti proprio ad Ascoli) per ogni tonnellata abbancata, di cui già la Picenambiente spa ha chiesto la rinegoziazione al ribasso come “conditio sine qua non” per far partire l’operazione anche in presenza di tutte le autorizzazioni ambientali. Contro la presenza di discariche nella Valle del Bretta si erano schierati a più riprese numerosi comitati ambientalisti e di cittadini.

r.p.

Uno stralcio della proposta alla Commissione per il sito Ex Ipgi

Emergenza rifiuti nell’alto Bretta Ipgi: «Non siamo noi gli “untori”»

Là dove c’era l’erba ora c’è…una discarica «Stop ai rifiuti nella valle del Bretta» (Le foto)

Associazioni unite a difesa della valle del Bretta


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